Perché abbiamo il singhiozzo, quando può diventare pericoloso e come farlo passare

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERCHE ABBIAMO SINGHIOZZO PASSARE Riabilitazione Nutrizionista Dieta Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Pene Capillari Pressoterapia Linfodrenaggi Antifumo.jpgTutti noi lo abbiamo provato almeno una volta nella vita e tutti noi ci siamo impauriti quella volta in cui è durato più a lungo del solito e abbiamo temuto che non ci passasse mai più. Sto parlando di quello che in gergo medico è il flutter diaframmatico sincrono (FDS), più semplicemente noto con il termine “singhiozzo”.

Cos’è il singhiozzo?

Il singhiozzo è una contrazione involontaria (contrazione mioclonica) del diaframma toracico (muscolo posto sotto i polmoni che divide torace da addome), che si ripete nel tempo ad intervalli più o meno regolari.

Perché viene il singhiozzo?

La causa scatenante è l’irritazione del nervo frenico, deputato proprio al controllo delle contrazioni del diaframma. Se il nervo frenico viene irritato in un punto qualsiasi, si può scatenare un episodio di singhiozzo.

Vari tipi di singhiozzo

  • Isolato: è la tipologia di singhiozzo più comune, che tutti provano almeno una volta nel corso della propria vita, appare all’improvviso e ha una durata compresa tra qualche secondo e qualche minuto. Tende ad attenuarsi spontaneamente o con l’utilizzo dei classici “rimedi della nonna” a cui faremo cenno in seguito.
  • Acuto: è un tipo di singhiozzo che può durare fino a 48 ore e che è caratterizzato da contrazioni rapide e ripetitive. Non necessita quasi mai di trattamento medico, di solito scompare spontaneamente.
  • Cronico: è un singhiozzo che ha una durata superiore a 48 ore, anch’esso caratterizzato da contrazioni frequenti e rapide. Questo tipo di singhiozzo è frequente e ricorrente, e si può manifestare per alcuni giorni al mese o addirittura per alcune settimane al mese, alternato a periodi in cui non si manifesta. E’ necessario l’intervento del medico, come vedremo più avanti nell’articolo.

Quanto tempo passa da un sussulto e l’altro?

Il tempo tra un sussulto e l’altro può variare di molto essendo il singhiozzo a volte più ravvicinato, altre volte meno: alcuni singhiozzi hanno una frequenza di 4/minuto, mentre altri addirittura di 60/minuto, cioè un sussulto al secondo. Mediamente si verifica un sussulto ogni 6 secondi, cioè 10 al minuto.

Quanto dura un singhiozzo?

La durata di un singhiozzo è estremamente variabile tra individuo ed individuo e tra episodio ed episodio. Un attacco di singhiozzo mediamente può durare da pochi minuti a meno di cinque minuti; tuttavia non ci sono regole precise ed alcuni casi particolari lo dimostrano. Lo statunitense Charles Osborne è entrato nel Guinnes dei primati per aver avuto il più lungo attacco di singhiozzo mai registrato. Il primo sussulto arrivò nel 1922 e durò fino al 1990, cioè dopo 68 anni e con una media di circa 30 sussulti al minuto che gli hanno fatto totalizzare 430 milioni contrazioni!

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Quali sono le cause (gli eventi) che scatenano il singhiozzo?

1) Mangiare un pasto troppo abbondante;
2) mangiare troppo velocemente un cibo;
3) bere troppe bevande gassate;
4) bere troppi alcolici: l’eccessiva ingestione di bevande alcoliche può danneggiare la mucosa gastrica, provocandone l’infiammazione e indirettamente irritare il diaframma.
5) balzi di temperatura rapidi ed improvvisi;
6) fumo di sigaretta: un eccesso di nicotina può aumentare il rischio di insorgenza del singhiozzo;
7) stati di stress o di eccitazione elevati: quando ci si trova in una condizione stress/eccitazione si respira più velocemente e ciò può provocare l’irritazione del diaframma e quindi la comparsa del singhiozzo;

Come prevenire il singhiozzo?

Alla luce del paragrafo precedente, appaiono chiari gli accorgimenti da adottare per prevenire la comparsa del singhiozzo in soggetti che ne soffrono spesso: evitare una rapida ed eccessiva ingestione di cibo e liquidi, masticare bene il cibo prima di deglutirlo, limitare l’assunzione di bevande alcoliche ed evitare l’ingestione di alimenti troppo caldi o troppo freddi, non fumare, rilassarsi.

Quali sono i fattori di rischio?

1) Sesso maschile: gli uomini corrono maggiori rischi di soffrire di singhiozzo prolungato rispetto alle donne;
2) gravidanza: una donna incinta ha una probabilità elevata di frequenti singhiozzi, questo perché l’aumento di volume dell’utero determina uno stimolo del nervo frenico;
3) essere appena nati: i neonati hanno frequentissimi attacchi di singhiozzo;
4) fattori emotivi: l’ansia, lo stress e l’eccitazione sembrano connessi ad alcuni casi di singhiozzo sia a breve sia a lungo termine;
5) interventi chirurgici: diversi fattori connessi agli interventi chirurgici probabilmente fanno aumentare il rischio di soffrire di singhiozzo prolungato. Tra di essi ricordiamo:

  • anestesia generale,
  • intubazione (tubicino collocato nella gola per aiutarvi a respirare),
  • allungamento del collo, necessario durante l’intubazione,
  • distensione addominale, frequente dopo gli interventi in endoscopia eseguiti mediante piccole incisioni,
  • manipolazione degli organi interni.

Quando il singhiozzo diventa “pericoloso” e quale patologie può indicare?

Il singhiozzo in se, non è un problema grave, tuttavia può diventarlo se dura troppo a lungo. In alcuni pazienti – circa uno su 100.000 – il singhiozzo può continuare anche per diversi mesi, causando problemi nutrizionali ed esaurimento. Inoltre il singhiozzo che si verifica frequentemente o che dura più di 48 ore (singhiozzo cronico) può essere una sorta di campanello di allarme che spinge il medico ad indagare con esami di laboratorio e diagnostica per immagini (specie indagini endoscopiche a esofago e trachea) alla ricerca di altra patologia come:

1) Lesione/irritazione di nervi. La causa più frequente del singhiozzo che dura per molto tempo è la lesione o l’irritazione severa del nervo vago o del nervo frenico. Tra le possibili cause delle lesioni o dell’irritazione di questi nervi ricordiamo:

  • peli o corpi estranei che toccano il timpano,
  • mal di gola o laringite,
  • presenza di un tumore, di un nodulo o del gozzo nella gola,
  • reflusso gastroesofageo.

2) Disturbi del sistema nervoso centrale. Il controllo del riflesso del singhiozzo può essere inibito da un tumore o un’infezione del sistema nervoso centrale, oppure da una lesione traumatica del sistema nervoso centrale, come ad esempio:

  • ictus,
  • sclerosi multipla,
  • tumori,
  • meningite,
  • encefalite,
  • lesioni traumatiche al cervello.

3) Varie patologie: diabete, esofagite, tracheite, polmoniti, pleurite, pericardite, insufficienza renale, epatopatie, reflusso gastroesofageo ed altre patologie gastroenteriche, laringite, faringite, cancro alle prime vie aeree, squilibri elettrolitici, Morbo di Parkinson, infezioni di varia natura.
4) Uso smodato di farmaci: cortisonici, barbiturici e di interesse psichiatrico.
5) Alcolismo.

Singhiozzo: quando chiamare il medico?

In alcuni casi il singhiozzo non deve essere sottovalutato. E’ necessario il parere del medico se:
1) Il singhiozzo è frequente, per esempio se lo avete ogni giorno per una settimana;
2) dura da più di 48 ore senza pause;
3) è talmente forte da impedirvi di mangiare o – soprattutto – respirare.

Effetti collaterali del singhiozzo

Il singhiozzo, specie quello prolungato, può determinare una serie di effetti collaterali andando ad interferire con la capacità di parlare e con la capacità di nutrirsi in maniera adeguata. Altro problema nel singhiozzo cronico può essere la difficoltà nell’addormentarsi e un sonno poco ristoratore. Il singhiozzo prolungato può inoltre rallentare la guarigione delle ferite dopo l’intervento chirurgico.

Come far passare rapidamente il singhiozzo? Terapia medica

Un attacco di singhiozzo, in generale, si risolve senza alcun intervento, anche se molti rimedi domestici vengono spesso utilizzati per tentare di ridurne la durata. Il trattamento medico è a volte necessario nei casi di singhiozzo cronico:

1) Farmaci: clorpromazina (antipsicotico), metoclopramide (Plasil® antinausea), baclofen (Lioresal® miorilassante);
2) sondino nasogastrico: se lo stomaco è disteso, è possibile fermare il singhiozzo ricorrendo al sondino nasogastrico, un tubicino sottile e flessibile inserito nel naso, che scende fino allo stomaco;
3) anestesia del nervo frenico: Se le terapie meno invasive non sono efficaci, il medico vi può consigliare un’iniezione di anestetico che blocchi il nervo frenico e fermi il singhiozzo;
4) Terapia chirurgica con impianto che stimola il nervo vago. Un dispositivo a batteria, impiantato chirurgicamente nel torace, può essere programmato per provocare una lieve stimolazione elettrica del nervo vago. Questo intervento è usato soprattutto per la terapia dell’epilessia, ma può anche essere utile in caso di singhiozzo protratto;
5) Agopuntura.

Come far passare rapidamente il singhiozzo? I “rimedi della nonna”

Alcuni rimedi, anche se non del tutto “scientifici” sembrano aiutare la cessazione del singhiozzo: ingoiare rapidamente un cucchiaino di zucchero semolato, respirare in una borsa di carta, fare i gargarismi con acqua molto fredda, ingerire rapidamente acqua a piccoli sorsi, favorire uno starnuto, assumere un cucchiaino d’aceto o di succo di limone puro, comprimere con le unghie degli indici un punto situato all’interno dei padiglioni auricolari. Il rimedio più pratico rimane forse quello consigliato più di 2000 anni da Ippocrate: trattenere il fiato e restare in apnea per 10-25 secondi. Questa manovra induce il diaframma a rilassarsi e deve essere preceduta da un’inspirazione profonda.

Perché il singhiozzo è così frequente nei neonati?

Il singhiozzo è frequentissimo nei neonati per almeno tre ragioni:
1) il reflusso gastro-esofageo, soprattutto nei neonati particolarmente voraci che quindi ingurgitano tanta aria. Il cardias si distende e stimola il diaframma; è tipica l’insorgenza del singhiozzo al momento del ruttino;
2) le crisi di pianto: anche in questo caso è più facile che il neonato ingurgiti più aria, per cui si ripete la situazione già vista;
3) gli sbalzi repentini di temperatura: non è chiaro come agiscano, ma per un meccanismo riflesso il singhiozzo spesso accompagna il cambio del pannolino o il bagnetto.

Come far passare il singhiozzo ad un neonato?

Il rimedio più naturale ed efficace consiste nel far riprendere al piccolo la sua poppata, soprattutto se è in questa fase che è comparso il singhiozzo. Nei più grandi può essere utile dargli da bere qualche sorso d’acqua. Altro sistema è far starnutire il neonato dopo aver delicatamente toccato il suo nasino più volte, in questo modo il diaframma riprende il suo naturale ritmo di contrazione e rilassamento, che è alla base della respirazione. Non è consigliabile né particolarmente utile chiudere il nasino del piccolo né offrirgli alcune gocce di limone o aceto. Nei lattanti che sono particolarmente soggetti l singhiozzo è consigliabile invece cercare di prevenirlo impedendo di ingurgitare troppa aria durante l’allattamento. Come? Evitate poppate troppo lunghe, interrompete più volte l’allattamento ed eventualmente fate ricorso a ruttini intermedi.

Il singhiozzo del feto, nella pancia della mamma

Il singhiozzo non è un evento che si verifica solo una volta venuti alla luce. Il bimbo può cominciare a singhiozzare già dai primi mesi nella pancia della madre; ciò è del tutto normale e fisiologico ed è anzi un fatto positivo! Il singhiozzo del feto rappresenta il segno che il piccolo si sta “preparando” alla vita extra-uterina eseguendo degli esercizi di respirazione determinati dal movimento dei muscoli della gabbia toracica. Ma le funzioni del singhiozzo fetale non si fermano qui: un’altra funzione importante del singhiozzo è quella di impedire al liquido amniotico di entrare nei polmoni: infatti durante queste prove di respirazione, il bambino, può  inghiottire un po’ di liquido, e grazie ai singulti riesce a buttarlo fuori dalla bocca. Il più delle volte e questo avviene quando la mamma compie particolari azioni: ad esempio quando si alza, quando si sdraia,quando si affatica  a o addirittura quando mangia troppo, tutti comportamenti che portano ad una temporanea  riduzione dell’afflusso di ossigeno al feto.

Curiosità sul singhiozzo

Nel momento della contrazione diaframmatica, il respiro viene temporaneamente interrotto: il nome “singhiozzo” viene del latino “singultus” proprio ad indicare l’atto di “catturare” il respiro mentre si singhiozza.
Perché il singhiozzo determina il classico suono “hic“? L’azione involontaria del singhiozzo coinvolge un arco riflesso: attivato il riflesso si determina una forte contrazione del diaframma seguita, circa 0,25 secondi dopo, dalla chiusura delle corde vocali che si traduce appunto nel classico suono “hic“. Non a caso in lingua inglese il singhiozzo è denominato “hiccup”.

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