Tachicardia improvvisa: cosa fare, ansia, rimedi, valori, dopo i pasti

MEDICINA ONLINE POLMONI RESPIRO ARIA OSSIGENO CUORE INFARTO CORONARIE MORTE TORACE DOLORE SATURAZIONE O2 INSUFFICIENZA RESPIRATORIA POLMONARE POLMONI TRACHE NASO MORTE RISCHIO ACUTA CRONICA TRISTELa tachicardia è una aritmia caratterizzata da aumento della frequenza dei battiti cardiaci e pulsazioni sopra i 100 battiti al minuto quando il soggetto è a riposo. La tachicardia non indica necessariamente la presenza di una patologia: un sforzo fisico, uno spavento improvviso o una condizione di stress psicofisico, ad esempio, determinano una forte accelerazione della frequenza cardiaca in individui del tutto sani. Anche condizioni come la gravidanza determinano un fisiologico aumento della frequenza cardiaca.

Frequenze cardiache tachicardiche per età

Il valore limite di 100 battiti/min è valido solo per gli adulti (ed i giovani dai 15 anni in poi): ad esempio un bimbo di 4 mesi si considera tachicardico  sopra i 179 battiti al minuto. Le frequenze limite per fascia di età sono di seguito illustrate:

1-2 giorni > 159 bpm
3-6 giorni > 166 bpm
1-3 settimane > 182 bpm
1-2 mesi > 186 bpm
3-5 mesi > 179 bpm
6-11 mesi > 169 bpm
1-2 anni > 151 bpm
3-4 anni > 137 bpm
5-7 anni > 133 bpm
8-11 anni > 130 bpm
12-15 > 119 bpm

Fisiopatologia della tachicardia

La velocità con cui si compie il ciclo cardiaco è regolata da impulsi elettrici finemente distribuiti alle varie regioni del miocardio; se per una qualche ragione si manifestano problemi a livello delle “centraline” e delle “reti elettriche” del cuore, la frequenza cardiaca può salire (tachicardia) o scendere (bradicardia) in maniera eccessiva. Mentre quest’ultima condizione, soprattutto nei giovani e negli sportivi, è spesso priva di significato patologico, la tachicardia è più spesso un campanello di allarme della presenza di condizioni patologiche. Un’eccessiva frequenza cardiaca a riposo può infatti disturbare le normali funzioni del cuore, innalzando il rischio di subire un ictus od un arresto cardiaco improvviso.

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Classificazione e cause fisiologiche e non fisiologiche di tachicardia

La tachicardia frequentemente è causata da:

  • eventi fisiologici o funzionali come gli eventi stressogeni (forti emozioni, eccitazione sessuale, paura) o la gravidanza;
  • tendenza del soggetto ad essere ansioso;
  • sostanze: abuso di caffè, alcol o sostanze stupefacenti;
  • cause direttamente connesse con il cuore come l’arteriosclerosi o l’insufficienza coronarica;
  • varie patologie come l’ipertiroidismo e la febbre.

Si classificano principalmente tre forme di tachicardia:

  • sinusale,
  • eterotopa (sopraventricolare e ventricolare),
  • atriale.

Le tachicardie ventricolari e sopraventricolari si dividono ulteriormente in più sottogruppi.

  • Tachicardia ventricolare:
    • Tachicardia ventricolare sostenuta;
    • Tachicardia ventricolare non sostenuta;
    • Tachicardia ventricolare idiopatica.
  • Tachicardia sopraventricolare:
    • Tachicardie sopraventricolari ad origine dal nodo senoatriale;
    • Tachicardie sopraventricolari ad origine dall’atrio;
    • Tachicardie sopraventricolari ad origine dal nodo atrioventricolare.

Qualsiasi farmaco, condizione o malattia in grado di interferire con la normale attività elettrica del cuore, può essere responsabile di tachicardia. E’ il caso ad esempio, del tabagismo, dell’alcolismo, dell’eccessivo consumo di caffè o di altri alimenti nervini, dell’abuso di droghe ricreazionali (come la cocaina o le amfetamine), di alterazioni elettrolitiche, di eccessivo stress o ansietà, dell’ipertiroidismo/tireotossicosi, dell’ipertensione, della febbre, dell’anemia, di malformazioni congenite del cuore o di un suo danneggiamento da parte di particolari malattie (ad esempio per un pregresso infarto cardiaco). Tachicardie iatrogene si possono registrare in soggetti predisposti che assumono farmaci come gli antiasmatici e gli antistaminici. In condizioni fisiologiche la tachicardia insorge dopo un’attività fisica intensa e a seguito di forti emozioni; può accadere, ad esempio, che sia la stessa ansia scatenata dalla visita medica ad aumentare in maniera non trascurabile la frequenza cardiaca a riposo.

Tachicardia parossistica ed altre cause

Una forma piuttosto frequente è la tachicardia parossistica, dovuta a stimoli ripetuti che partono da varie parti del cuore determinando accessi con frequenze di 180-250 al minuto: può durare da pochi minuti a qualche ora, e cessa improvvisamente lasciando il soggetto prostrato; talora determina una grande riduzione dei valori pressori. In un’altra forma, l’episodio di tachicardia insorge quando il soggetto assume la posizione eretta: ciò può verificarsi nell’ipotensione ortostatica, negli stati febbrili, nell’ipertiroidismo, in periodi di eccitazione ed emotività dove la tachicardia può anche creare situazioni di stress mentale che impediscono la piena concentrazione in normali attività.

Sintomi e complicanze della tachicardia

Un cuore che batte troppo velocemente – perdendo la sua naturale armoniosità nell’alternare contrazioni e rilassamenti – può compromettere il normale apporto di sangue ai vari distretti dell’organismo. La conseguente sofferenza dei tessuti più scarsamente irrorati sta alla base dei sintomi tipicamente associati alla tachicardia: dispnea, palpitazioni (fastidiosa percezione del battito cardiaco), sincope (svenimento), dolore toracico e vertigini. In alcune persone, comunque, la tachicardia è completamente asintomatica e come tale viene diagnosticata occasionalmente durante accertamenti di routine. Un cuore che batte velocemente è a tutti gli effetti un muscolo sotto-sforzo e come tale necessita di una maggiore quantità di sangue, ossigeno e nutrienti rispetto ad un muscolo sottoposto ad uno sforzo inferiore. Pertanto, anche le stesse cellule cardiache possono soffrire per il troppo lavoro ed il poco ossigeno, specie quando l’apporto ematico è ulteriormente ridotto da altre condizioni patologiche, ad esempio dalla presenza di placche di grasso (ateromi) nelle coronarie.

Attività elettrica del cuore e disturbi associati

Nel cuore, all’interno dell’atrio destro troviamo il cosiddetto “nodo del seno” (o nodo seno-atriale), un pacemaker naturale da cui originano stimoli elettrici scaricati ad una cadenza regolare di 60/100 battiti al minuto. Questi segnali si trasmettono al tessuto muscolare degli atri, innescando la contrazione atriale e il conseguente passaggio di sangue nei ventricoli. Gli impulsi elettrici originati dal nodo seno atriale arrivano sino ad un gruppo di cellule specializzate, che nel loro complesso formano il cosiddetto nodo atrioventricolare, una sorta di relè che trasmette il segnale elettrico ad un altro gruppetto di cellule, detto fascio di His, che a sua volta conduce l’impulso dal nodo atrio-ventricolare ai due ventricoli. Quando lo stimolo elettrico li raggiunge, questi si contraggono, pompando il sangue nel circolo polmonare (ventricolo destro) e in quello sistemico (ventricolo sinistro). Nel caso in cui si verifichi un’anomalia in una delle varie componenti del sistema elettrico del cuore, possono comparire aritmie più o meno severe, associate o meno a tachicardia. In relazione alle caratteristiche dell’anomalia e del tracciato elettrocardiografico, si utilizzano termini medici specifici, come: tachicardia sinusale (la forma più comune), tachicardia ventricolare, tachicardie sopraventricolari, fibrillazione atriale, fibrillazione ventricolare e flutter atriale.

Diagnosi di tachicardia

Lo strumento diagnostico più importante è l’elettrocardiogramma, che utilizza piccoli sensori elettrici, collegati al petto e alle braccia, per registrare gli impulsi elettrici del cuore e la loro conduzione. L’esame può essere condotto a riposo, sotto sforzo e in altre condizioni di stress, oppure per periodi di tempo prolungati sfruttando dispositivi portatili. Particolari esami del sangue possono rendersi necessari per indagare la presenza di patologie sottostanti.

Trattamento della tachicardia

Il trattamento di una tachicardia, quando necessario, viene impostato in base alle cause che l’hanno determinata. Nei soggetti che hanno tachicardia da ansia, una possibile soluzione è quella di interpellare uno psicoterapeuta per affrontare le paure che la determina. Certe forme di tachicardia non richiedono alcun trattamento, mentre in altri casi è necessario intervenire farmacologicamente. Esiste anche la possibilità di eseguire manovre capaci di abbassare la frequenza cardiaca; tra queste si ricorda l’espirazione forzata a glottide chiusa (manovra di Valsalva), l’applicazione sul viso di acqua fredda o di un sacchetto del ghiaccio, il massaggio o la compressione monolaterale della carotide e bilaterale dei bulbi oculari; il tutto, ovviamente, secondo i consigli del proprio medico, dal momento che questi interventi possono essere molto pericolosi per alcune categorie di pazienti. Se tutto ciò non ha successo, specie negli episodi più gravi, si rende necessaria l’iniezione di medicinali antiaritmici, in grado di ristabilire la normale frequenza cardiaca. Nei casi ancor più severi, con evidente pericolo di decesso, i soccorsi sanitari possono ottenere la cardioversione (cioè il ritorno ad un ritmo normale) usando un defibrillatore estreno manuale, automatico o semiautomatico. Per prevenire il ripresentarsi della tachicardia e delle sue complicanze, possono essere somministrati farmaci betabloccanti (propranololo ed esmololo) e calcio antagonisti (diltiazem ed erapamil). Altre volte il paziente deve sottoporsi ad interventi di ablazione cardiaca, in cui piccoli elettrocateteri, sottili e particolarmente flessibili, vengono inseriti nei vasi sanguigni e fatti arrivare al cuore. Una volta localizzata, la zona di tessuto che determina il problema elettrico viene distrutta sfruttando le radiofrequenze. In determinate circostanze si rende necessario l’impianto di defibrillatori ICD, piccoli dispositivi elettrici capaci di captare sul nascere le tachi-aritmie e produrre risposte in grado di ripristinare la normale frequenza cardiaca.

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