Ansia da messaggio, paura di rimanere sconnessi e di essere esclusi dai social: le nuove patologie da smartphone

MEDICINA ONLINE TECNOLOGIA TECHNOLOGY HOMO TECNOLOGICUS SMARTPHONE CELLULARE APP APPLICAZIONE COLLEGAMENTO USB PC PERSONAL COMPUTER ANDROID HDMI VGA I3 I5 I7 I9 WINDOWS APPLE SAMSUNG 16 9 SCHERMO PIATTO WI FI INTERNET WEBLe nuove generazioni, cresciute iperconnesse e con il cellulare in mano fin da prima dei 10 anni di età, sono a rischio di patologie impensabili fino ad appena 10 anni fa. Sotto accusa finisce in particolare l”insonnia tecnologica’ che sta mettendo a rischio lo sviluppo cerebrale degli adulti di domani, e le nuove dipendenze più impalpabili di quelle da sostanze che pure continuano in forma sempre nuova a minacciare i teenager. La nuova droga tecnologica ha mille fonti: scommesse online, social network, pornografia online, serie tv online, acquisti online, videogiochi online… sono tante le nuove “online-dipendenze” causate da un abuso di tecnologia e si diffondono così rapidamente da cogliere impreparati psichiatri e psicoterapeuti. Alcune “tecno-patologie” sono diventate così diffuse da aver addirittura un nome:

  • nomofobia: paura incontrollata di rimanere sconnessi dal contatto con la rete di telefonia mobile;
  • fomo (fear of missing out): paura di essere tagliati fuori dai social network;
  • ansia da squillo (ringxiety): ansia da smarphone;
  • textaphrenia e textiety: ansia da messaggio;
  • ansia da “challenge” o da “sfide social”: ansia che deriva dal partecipare a catene social;
  • like-addiction: ansia di raggiungere il più alto numero di like (“mi piace”) o di non raggiungere abbastanza like;
  • vamping: ore notturne trascorse sui social media.

Sempre più giovani

Tra i più giovani, l’età media dell’uso del primo cellulare, l’accesso a internet e l’apertura del primo profilo social si aggira intorno ai 9 anni. Circa 5 adolescenti su 10 dichiarano di trascorrere da 3 a 6 ore extrascolastiche con lo smartphone in mano, il 16% da 7 a 10 ore, mentre il 10% supera abbondantemente la soglia delle 10 ore. Il 95% degli adolescenti ha almeno un profilo sui social network, contro il 77% dei preadolescenti. Il primo è stato aperto intorno ai 12 anni e la maggior parte di loro arriva a gestire in parallelo 5-6 profili, insieme a 2-3 app di messaggistica istantanea.

Selfie ed ossessione per like e seguaci

Gli adolescenti sono alla continua ricerca di approvazione, che si raggiunge attraverso like e follower: per circa 5 su 10 è normale condividere tutto quello che si fa, comprese foto personali e private, mettendo tutto in vetrina, sottoponendolo alla severa valutazione della macchina dei ‘mi piace’. Per oltre 3 adolescenti su 10 è importante il numero dei like ricevuti, che accrescono l’autostima, la popolarità e quindi la sicurezza personale. Ovviamente, vale anche il contrario,tanto che il 34% ci rimane molto male e si arrabbia quando non si sente apprezzato. L’aspetto che caratterizza gli adolescenti di oggi sono i selfie, i famosi autoscatti, dove si è disposti a tutto pur di ottenere like: ad esempio il 13% ha seguito addirittura una dieta per piacersi di più nei selfie. Il dato più allarmante è che circa 1 adolescente su 10 fa selfie pericolosi in cui mette anche a repentaglio la propria vita e oltre il 12% è stato sfidato a fare un selfie estremo per dimostrare il proprio coraggio.

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Stato di allerta costante 24 ore su 24

Il filo conduttore delle patologie tecnologiche è che mantengono il “tecno-dipendente” in un costante stato di allerta, giorno e notte, senza tregua e senza differenze, all’interno di un labirinto scintillante da cui è difficile uscire, grazie alle continue dosi di dopamina (il neurotrasmettitore che “ci fa stare bene”) che vengono rilasciate quando si svolgono attività compulsive sul web. Ed oggi sappiamo che emergono alterazioni a livello della struttura cerebrale, che sono sovrapponibili alle dipendenze da stupefacenti e insistono sulle stesse aree cerebrali, tanto che una delle più grosse studiose mondiali del settore, Nora Volkow, si chiede se i teenager stiano diventando più dipendenti dalla rete che dalle sostanze. 6 giovani su 10 dichiarano di rimanere spesso svegli fino all’alba a chattare, parlare e giocare, rispetto ai 4 su 10 nella fascia dei preadolescenti. La tendenza, invece che accomuna tutti i ragazzi è di tenere a portata di mano il telefono quasi tutto il giorno, notte compresa, fino al 15% che si sveglia quasi tutte le notti per leggere le notifiche e i messaggi, in modo da non essere tagliati fuori dai social.

Depressione giovanile

Negli ultimi anni non a caso sta crescendo la depressione fra i giovani: i dati estrapolati da uno studio del 2016 su quelle che sono le prospettive in Italia sul fronte dei disturbi importanti d’ansia e depressione dai 18 ai 25 anni, ci portano a una stima attorno a 900 mila persone, circa 140 mila in Lombardia e poco più 40 mila nell’area di Milano ed in tutto questo in Italia pochi giovani fanno attività fisica: i nostri figli sono al secondo posto per obesità infantile dopo gli USA. Molti giovani hanno un grande utilizzo del pc già dai 14 anni in poi ed il 10% si dice insoddisfatto della propria vita.

Mancanza di sonno

Il problema delle tecno-dipendenze è che lo schermo luminoso di uno smartphone o di un tablet usato di notte, inganna ipotalamo e melatonina, portando quasi sempre ad una carenza di sonno distruttiva per il cervello del giovane. A 18 anni il 75% dei ragazzi dorme meno di 8 ore, il 10% dorme meno di 6 ore. Il tempo trascorso svegli influenza il numero delle sinapsi che si formano o che vengono eliminate nel cervello dell’adolescente. C’è una difficoltà a gestire situazioni di adattamento a stress crescenti, anche le dinamiche di ansia e depressione sono strettamente legate alla quantità e qualità del sonno.

Cosa fare?

Innanzitutto è importante evitare al bambino piccolo di giocare con la tecnologia. E’ importante poi controllare i giovani ed osservare se si notano cambiamenti repentini nel loro carattere e, soprattutto, parlare con loro il più possibile.

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