Meno mangi e meno fame hai: è perché lo stomaco si rimpicciolisce?

Domanda che mi è stata fatta da un paziente: “Mi sono accorto che se per un certo periodo mangio di meno, progressivamente avverto sempre meno fame. E’ vero che succede perché quando si mangia di meno lo stomaco rimpicciolisce?”

Cerco di rispondere in modo semplice ed accessibili a tutti. Partiamo da un dato oggettivo: il volume anatomico dello stomaco in un adulto sano NON cambia in modo permanente in base a quanto mangi: la sua capacità a riposo è di circa 50–100 ml e, quando è pieno, può dilatarsi fino a 1–1,5 litri (anche oltre in certi casi). Questa capacità di espansione è dovuta all’elasticità delle pareti gastriche. La capacità dello stomaco però potrebbe cambiare in base ad interventi chirurgici che riducono a meno di interventi chirurgici come ad esempio la sleeve gastrectomy, usata in chirurgia bariatrica.

Quello che può cambiare quando mangi di meno sono:

1) La sensibilità alla distensione gastrica

Se per un periodo mangi porzioni più piccole, il tuo corpo si abitua a ricevere meno volume. I recettori meccanici nello stomaco (che quando vengono messi in tensione dal cibo in entrata, “dicono” al tuo sistema nervoso che sei sazio) inviano segnali al cervello già con una distensione minore, facendoti percepire sazietà prima.

2) La regolazione ormonale dell’appetito

Ormoni come la grelina (che stimola la fame) e la leptina (che regola la sazietà) si adattano nel tempo al nuovo regime alimentare. Questo può ridurre la sensazione di fame, soprattutto se la dieta è costante e bilanciata.

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3) Condizionamento comportamentale

Abituarsi a mangiare meno riduce anche la componente “abituale” o della fame, che non è legata al reale bisogno calorico. Se eri abituato a fare tante pause durante la giornata in cui ad esempio mangiavi una merendina, smettere di farlo ti può far perdere questa (malsana) abitudine e questo ti porta a mangiare di meno.

4) Ri-modulazione del circuito cerebrale della ricompensa

Il sistema dopaminergico, che secerne dopamina e “ti fa stare bene”, specie dopo pasti calorici, gustosi e ricchi di grassi, si adatta quando riduci l’apporto calorico, soprattutto se tagli cibi molto ricchi di zuccheri e grassi. Cibi ad alta densità calorica, soprattutto quelli mediamente considerati molto saporiti (grassi e salati), provocano un picco di dopamina nel nucleus accumbens, l’area cerebrale associata a piacere e ricompensa. Mangiare meno di questi cibi riduce la frequenza e l’intensità di quei picchi e rimodula il sistema di ricompensa. Se per settimane non stimoli spesso il circuito dopaminergico con junk food o dolci, i recettori D2 si “resettano” leggermente, diventando più sensibili. Questo significa che, col tempo, alimenti più semplici e meno calorici possono darti comunque soddisfazione ed aiutarti a gestire la dieta. E’ da molti anni chiaro, infatti, che mangiare cibi ipercalorici può sviluppare una vera e propria dipendenza e nei primi giorni di restrizione, il calo di dopamina può farti percepire una sorta di tristezza (manca la funzione antidepressiva della dopamina che ottenevi con le abbuffate) ed hai più “voglia nervosa” di cibo calorico (craving), esattamente come quando un tabagista smette di fumare ed ha voglia di accendersi una sigaretta o come un tossicodipendente quando non ha a disposizione una dose della sostanza da cui dipende. Dopo circa quattro settimane, però, il sistema si stabilizza e i craving si riducono in intensità e frequenza. Quindi, mangiare meno non agisce solo su stomaco e ormoni, ma ri-modula anche il circuito cerebrale della ricompensa, rendendo più facile mantenere il nuovo equilibrio nel lungo termine. Quest’ultimo punto è il motivo, a mio avviso, per cui in tantissimi non riescono a dimagrire: mangiare troppo è quasi sempre un problema fondamentalmente psichiatrico (si mangia in eccesso come risposta ad uno stado depressivo).

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Conclusioni

In sintesi, lo stomaco non si “restringe” in senso anatomico: quello rimane stabile, ma si può ridurre la sua capacità funzionale percepita e, grazie all’adattamento ormonale, nervoso e psicologico, avvertire meno fame nel tempo e aver bisogno di cibo in quantità minore e/o meno calorico per sentirsi sazi e soddisfatti del pasto. In una giovane adulto, in lieve sovrappeso, tali cambiamenti possono essere evidenti già dopo una o due settimane, anche se la rimodulazione del circuito della ricompensa solitamente necessità di tempi più lunghi. Se invece la persona è più in là con gli anni e fortemente obesa da decenni, tali cambiamenti possono manifestarsi con tempi molto più lunghi (mesi o anni).

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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