L’obesità è una malattia

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologo Nutrizionista Cellulite Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare L'obesità è una malattiaEra l’anno 2004 e nei cinema veniva proiettato un film-documentario, che consiglio a tutti di vedere,  intitolato “Supersize me“, diretto ed interpretato da un giovane regista americano, Morgan Spurlock, il quale voleva denunciare una delle più conosciute catene di fast food internazionali e dimostrare gli effetti collaterali e deleteri dati dalla continua assunzione dei cibi definiti junk food (cibo spazzatura), molto comuni negli Stati Uniti. Un film-documentario tutto americano, considerando che, secondo il rapporto sulla sanità dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico – OCSE, gli Stati Uniti detengono la percentuale di obesi più alta del mondo (circa il 37%), seguiti dai messicani e al terzo posto troviamo la Gran Bretagna, prima tra i Paesi europei.

L’obesità è sempre più aumentata negli ultimi trent’anni.

Secondo il Centers for Disease Control and Prevention (CDC), istituzione pubblica che si occupa di monitorare l’incidenza delle malattie che colpiscono la popolazione degli Stati Uniti, la prevalenza di questo fenomeno è aumentato costantemente negli ultimi trent’anni, segnando una stabilizzazione negli anni recenti. Un’analisi più accurata della popolazione americana rivela che la percentuale di obesi sia maggiore tra gli uomini rispetto alle donne, dove negli ultimi anni questa differenza si sta sempre più riducendo. Lo status sociale ed economico tra la popolazione colpita ha un’influenza davvero importante: tra gli uomini statunitensi di origine messicana e quelli afro-americani, le persone che possiedono un reddito elevato sembrano avere una maggiore tendenza ad essere obesi, rispetto a quelli con un reddito inferiore. Non c’è invece nessuna relazione significativa tra l’obesità e il livello di istruzione per gli uomini. Invece tra le donne, si rileva la stessa tendenza a livello di etnicità, mentre il livello di istruzione differenzia le percentuali di persone colpite dall’obesità: quelle laureate sembrano avere una tendenza minore a diventare obese, rispetto a quelle con un livello di istruzione inferiore. Infine, è allarmante l’aumento dei bambini ed adolescenti obesi, i quali rappresentano il 17% della categoria.

Seconda causa di morte

L’obesità è ormai diventato un problema prioritario tra gli obiettivi del governo statunitense, sia perché è considerata la seconda causa di mortalità evitabile, tra varie patologie quali l’ipertensione, il diabete (di tipo 2), le malattie cardiocircolatorie e alcuni tipi di cancro, sia perché incide notevolmente sulla spesa sanitaria (nel 2008 i costi associati all’obesità sono stati stimati complessivamente pari a 147 miliardi di dollari).

L’obesità è una malattia

Due settimane fa l’Associazione dei medici americani (AMA) ha riconosciuto l’obesità come una vera e propria patologia, riscuotendo il parere negativo di alcuni esperti, senza che tale decisione abbia ottenuto un vincolo legale. Così tutto d’un colpo, un terzo della popolazione americana è diventata malata di “obesità”. Questa decisione è nata poiché si vorrebbe obbligare la comunità medico-scientifica alla prevenzione e cura della “malattia”, spingendo alla diagnosi e alla comunicazione col paziente, cercando di creare un effetto discontinuo con il passato.

Judy German, consulente per la salute e benessere presso l’Executive Medicine del Texas teme che «le persone non si sentiranno più responsabili della loro condizione personale» . E si chiede «le persone obese incominceranno a non presentarsi a lavoro e a voler riscuotere la pensione d’invalidità? O citeranno qualsiasi ristorante che offra menù con piatti ipercalorici?»

Come valutare l’obesità

Oggigiorno, non esiste uno strumento valido a livello scientifico che possa calcolare il livello di obesità delle persone. Quindi, come può un medico procedere a diagnosticare l’insorgenza dell’obesità ad un paziente? Secondo l’opinione di alcuni medici, l’indice di massa corporea superiore a 30 potrebbe essere indicato come un campanello d’allarme per tutti coloro che sono considerati a rischio obesità, ma questo non è sempre vero, poiché ci sono tante persone che superano questo valore e vengono giudicate in perfetta salute. Grazie a questa decisione dell’AMA, le compagnie assicurative sanitarie saranno obbligate a rimborsare i medici per le attività svolte nella prevenzione e informazione sul problema dell’obesità.

Ma perché si diventa grassi?

Solo negli ultimi vent’anni l’America ha cominciato a considerare i “chili di troppo” come un problema serio. L’obesità è diventato un problema culturale negli Stati Uniti. Tra le principali cause dell’epidemia di obesità esiste il consumo su larga scala degli alimenti sofisticati, meno cari ma sicuramente qualitativamente più scadenti. L’industria alimentare ha di fatto rivoluzionato lo stile di vita e il modo di nutrirsi degli statunitensi.

Produciamo e mangiamo troppo cibo

Un terzo della nostra economia prospera nel rendere le persone malate e grasse. Le aziende agricole ad elevata produzione (Big Farming) producono più di 500 calorie a persona al giorno rispetto a 25 anni fa, perché vengono pagate per produrre cibo in eccedenza, anche quando non è necessario. Il grano (carboidrati) e la soia (grassi) vengono modificati in cibo industriale sofisticato e bevande zuccherate: tale combinazione di grassi, zucchero, sale è responsabile del creare dipendenza tra i loro consumatori. Questi alimenti di bassa qualità sono fortemente commercializzati ($ 30 miliardi) e consumati dalla popolazione in misura sempre maggiore, la quale ha raggiunto il tasso di obesità di circa 3 americani su 4.

Una catena di malattie

Più mangiamo, più diventiamo grassi. Più diventiamo grassi, più sviluppiamo malattie cardiache, diabete, cancro e una miriade di altre malattie croniche. Attualmente, un americano su dieci è diabetico. Nel 2050 un americano su tre sarà diabetico. Tanto più è malata la nostra popolazione, tanti più farmaci vengono venduti per il colesterolo alto, il diabete, l’ipertensione, la depressione, e molte altre malattie legati allo stile di vita. I profitti della Triade Tossica “Big Farming, Big Food, Big Pharma” stanno creando una nazione di cittadini malati e grassi. Questa struttura è integrata nel tessuto stesso della economia e della cultura americana. Potrebbe essere chiamata il complesso industriale medico, agricolo, alimentare, riconoscendola come la causa di “violenza strutturale” – l’insieme delle condizioni sociali, politiche, economiche e ambientali che favoriscono e promuovono lo sviluppo della malattia. Ma c’è un modo per trasformare la Triade tossica in una Triade della Salute?

L’obesità è una questione politica

A livello politico, l’obesità è diventata una preoccupazione bipartisan. Infatti, già a partire dal 2002 il senatore Jeff Bingaman del New Mexico, democratico e Bill Frist del Tennessee, di professione medico, repubblicano, hanno proposto al Senato l’Obesity Bill, progetto di legge mai approvata dal Congresso degli Stati Uniti. Solo recentemente, il presidente Obama è riuscito ad inserire nella riforma sanitaria l’obbligo per le grandi catene di ristorazione di indicare accanto a ogni pasto le categorie totali corrispondenti ai valori nutrizionali. Anche la First Lady, Michelle Obama, ha fatto scalpore con “Let’s move!” un’iniziativa lanciata per risolvere il problema dell’obesità, dando ad ogni bambino l’opportunità di crescere sano e perseguire i propri sogni già dai primi anni di età. Tale obiettivo si raggiunge solo se si forniscono ai genitori le informazioni utili, promuovendo programmi che supportano le scelte salutari e introducendo alimenti più sani nelle scuole americane. Inoltre, è necessario garantire ad ogni famiglia l’accesso ai cibi sani a prezzi accessibili, aiutando i bambini a diventare più attivi fisicamente grazie all’attività sportiva. Le grandi compagnie e multinazionali come McDonald’s e Coca Cola, a loro volta, si sono impegnate a combattere questo problema con una serie di iniziative, inserendo nei loro siti web programmi dedicati alla salute e al fitness e mettendo a punto programmi di educazione per allontanare gli adolescenti dalla televisione ed avvicinarli invece allo sport e all’esercizio fisico. Tutto ciò risolverà il problema dell’obesità? Il buon senso ci richiede ogni giorno l’attenzione nel mangiar meno e fare più esercizio fisico. Ma se le case farmaceutiche dovessero mai inventare la pillola anti-obesity, gli americani saranno capaci di fare appello alla loro forza di volontà e quindi cambiare definitivamente il proprio stile di vita?

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Una risposta a L’obesità è una malattia

  1. cassiana ha detto:

    So che l’OMS ha riconosciuto l’obesita’ come malattia multifattoriale. Nel mio caso per esempio s’incrociano fattori psicologici (di tipo dca) con altri piu’ di tipo fisiologico. Non mi sento una persona malata e la volonta’ o forza di volonta’ centra relativamente. Il fatto di essermi resa conto di avere una malattia non mi ha deresponsabilizzato ma mi ha anzi permesso di capire che si puo’ anche “guarire”. Io ho scelto la chirurgia e la terapia in combinazione. Dall’obesita’ si puo’ anche uscire ma si deve avere una costante attenzione. C’e’ un forum che e’ anche un’associazione che si chiama amici obesi che e’ veramente molto.utile e ben fatto.

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