Tricofagia e tricobezoario : cosa sono e quali sono le cure?

MEDICINA ONLINE Tricofagia e tricobezoario  cosa sono e quali sono le cure.jpgLa tricofagia (dal greco τριχοφαγία: τρίξ “capello” + φάγειν “mangiare”) è l’impulso non volontario di mangiarsi i capelli; spesso essi – se abbastanza lunghi – sono inseriti in bocca quando sono ancora attaccati alla testa, per poi essere staccati ed ingoiati. Appartiene al campo della psichiatria e colpisce soprattutto le donne sotto i 20 anni ed i bambini.

Essendo lunghi e fatti di cheratina, i capelli non vengono smaltiti come le altre sostanze di cui ci cibiamo, ma si attorcigliano nei tratti dello stomaco o dell’intestino. Può capitare che essi – accumulandosi nel tratto gastrointestinale – causino sintomi quali indigestione e dolore gastrico, organizzandosi in una struttura solida e intricata cui si dà il nome di tricobezoario (vedi foto); in questi casi, può risultare necessario un intervento chirurgico per rimuovere la massa.

Nel 2007 fu documentata la rimozione di un tricobezoario di circa 4,5 kg dallo stomaco di una diciottenne di Chicago. Nel 1999 una ragazza britannica morì per un’emorragia interna dovuta a un intervento chirurgico atto a rimuovere un tricobezoario.

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La tricofagia viene diagnosticata attraverso altre due sindromi specifiche, che sono la Tricotillomania e la Pica.

Le persone che soffrono di Tricotillomania, anche in forma momentanea, non riescono a resistere all’impulso di strapparsi i capelli, solitamente nello stesso punto, lasciando sulla cuoio capelluto vistose aree di alopecia. Con questi capelli poi, inconsapevolmente giocherellano per ore infilandoseli in bocca fino ad ingoiarli. Un gesto di tensione diretto a scaricare una forte dose di stress, che comporta però, col tempo, ai dei rischi seri per la salute. I capelli ingeriti, infatti, non sono assimilati dagli organi come il cibo, ed uno dopo l’altro, per la loro lunghezza e sostanza, si arricciano e si raggomitolano tra loro formando una palla che ostruisce il passaggio degli altri alimenti.

Il Pica fa riferimento ad un uccellino, gazza, che ha delle insolite abitudini come quello di cibarsi di sostanze non nutritive come la terra, l’argilla, sassi e rametti. Se compiuto in tenera età tale comportamento può essere scambiato con l’abitudine degli infanti di tastare e conoscere ogni cosa intorno a loro mettendosela in bocca, ma spesso nasconde ben altro. La sindrome denominata Pica non fa riferimento ad una curiosità soddisfatta con l’unico modo conosciuto dai bambini attraverso la bocca, ma alla necessità del soggetto di ingerire sostanze anomale come la sabbia, il sale, il sapone, leccando per terra o mangiando prodotti non commestibili.

Solitamente si verifica nei bambini molto piccoli od incapaci di comunicare il bisogno da soddisfare determinati bisogni, oppure nelle donne in gravidanza che patiscono delle anomali “voglie”. La ricerca del motivo che scatena la causa dello stress è fondamentale per risolvere il problema ed il disagio che esso esprime e ciò può avvenire grazie all’intervento di una apposita terapia psicoterapica.

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