Cosa sono le emozioni, a che servono, perché le proviamo?

MEDICINA ONLINE TRISTE COME RICONQUISTARE EX RAGAZZA RAGAZZO FIDANZATA FIDANZATO MARITO MOGLIE MATRIMONIO COPPIA DIVORZIO SEPARATI SEPARAZIONE AMORE CUORE FIDUCIA UOMO DONNA ABBRACCIO LOVE COUPLE WALLPAPERDefinire cosa sia esattamente una emozione è piuttosto complicato: tutti sappiamo cos’è anche se non c’è nulla di più complesso da descrivere a parole. Una emozione è un concetto universale, ma al contempo personale delle sensazioni e dei sentimenti. Le emozioni sono uno dei supporti della nostra vita cognitiva poiché siamo in qualche modo indifferenti nei confronti dell’uniforme piattezza della vita quotidiana mentre i nostri sensi percepiscono molto efficacemente le novità, le variazioni e i cambiamenti: questi vengono elaborati a livello del nostro sistema nervoso (ad esempio nell’amigdala) e faranno da base ai processi di apprendimento e di memoria.

Emozioni positive e negative

Il termine emozione può assumere significati diversi, ad ogni modo, nella maggioranza dei casi, si riferisce a sensazioni positive o negative generate da particolari situazioni: è molto piacevole stare in compagnia di persone che ci siano simpatiche mentre ci rattrista ascoltare o vedere chi sta soffrendo. Ogni emozione si accompagna a particolari risposte fisiologiche e comportamentali e, anche se usiamo la parola “emozione” per riferirei ad una sensazione, non è la nostra personale esperienza emotiva conseguente all’emozione mail nostro comportamento che è enormemente importante per la sopravvivenza, sia nostra sia della specie. È proprio il nostro comportamento, infatti, che costituisce una delle tante funzioni adattative (o adattive) che hanno orientato l’evoluzione del nostro cervello.

Sistema emozionale

Il sistema emozionale è un sistema di informazione molto complesso: il nostro cervello lo utilizza per dare delle indicazioni all’organismo di cui fa parte circa ciò che deve fare, quando e come e con quanta urgenza, e anche su ciò che deve assolutamente evitare. È un po’ come quei meccanismi di controllo automatico di un reparto di terapia intensiva cardiovascolare: quando il complesso di strumenti collegati ad un paziente rileva qualcosa di anomalo nel funzionamento del cuore attira l’attenzione di medici e tecnici con un segnale visivo – ad esempio una luce rossa intermittente – oppure con un allarme sonoro e informa che la vita del paziente è in pericolo. In un modo analogo opera, in un certo senso, il computer cerebrale programmato per informare su quanto si debba fare o evitare per salvaguardare se stessi e la società di cui si è parte. Il computer emozionale – come chiamato dagli studiosi di psicofisiologia – non è un sistema unicamente informativo ma è anche, in qualche modo, coercitivo poiché oltre ad informare impartisce comandi netti e precisi.

Le emozioni “coercitive”

Se inavvertitamente tocchiamo un oggetto che ha una temperatura di 100°C i termorecettori della cute della mano segnaleranno l’evento al cervello. Il contatto è accompagnato da una sgradevolissima sensazione di bruciore e di dolore (dolore urente) e il cervello, divenuto consapevole di quanto sta succedendo ordina di allontanare la mano da quell’oggetto; in caso contrario continuerà a torturarci con quel dolore lancinante. Possiamo anche ignorare gli ordini del cervello e certamente possiamo scegliere di farlo, ma non siamo in grado di sfuggire alle conseguenze del programma emozionale. Queste “incombenze” sono necessarie per far funzionare e salvaguardare il nostro corpo e la società, tuttavia presentano un risvolto costituito dai cosiddetti “compensi emozionali” come per esempio la cessazione di uno stato di sofferenza. Questi non sono mai somministrati in anticipo, ma solo quando il compito è stato eseguito. In ogni caso, più è importante il lavoro da eseguire nell’interesse dell’individuo e della società, più alto è il compenso emozionale almeno in termini di piacere.

Cosa sono le emozioni?

Si può dire che:

  • sono complicati insiemi di risposte di natura chimica e nervosa che hanno il ruolo di assistere l’organismo nella salvaguardia della sua esistenza;
  • sono il risultato di processi cerebrali innati e specie-specifici che si sono affermati attraverso una lunga storia evolutiva;
  • sono generate attraverso meccanismi e dispositivi i quali occupano un insieme non particolarmente esteso di regioni subcorticali, dal tronco encefalico fino alla corteccia cerebrale.

Infine si può ancora dire che insorgono automaticamente anche senza la costante partecipazione della coscienza e che presentano una certa variabilità individuale. Tutte le emozioni si possono manifestare poiché influenzano diversi apparati e le loro funzioni (sistema muscoloscheletrico, apparato cardiovascolare, sistema gastrointestinale etc.etc.) compresi numerosi circuiti cerebrali e determinano cambiamenti leggeri o anche profondi di ciò che rappresenta il paesaggio del corpo e il paesaggio del cervello. Paura, rabbia, tristezza, disgusto, sorpresa, gioia sono emozioni universali e possono essere riconosciute piuttosto facilmente osservando l’espressione del volto di chi le sta vivendo. Il più delle volte comunque non sono specificamente queste le emozioni che proviamo e per fortuna, dato che quattro di loro sono decisamente spiacevoli. Avvertiamo comunque qualcosa che può essere anche di una certa intensità e che contribuisce a definire il nostro stato mentale e anche a dare colore alla nostra vita. Abbiamo detto prima che le emozioni fanno parte di quei dispositivi biologici messi a punto dai processi evolutivi sui quali tutti gli esseri umani, di qualunque latitudine, possono contare per sopravvivere, tanto che le espressioni legate alle emozioni sono abbastanza identiche in ogni tipo di cultura e in ogni parte della Terra. Sono queste somiglianze, pur con qualche differenza. di espressione e di stimoli, a rendere possibili i rapporti tra individui di culture diverse e a rendere universali l’arte, la letteratura, il cinema, la musica e così via. La funzione biologica fondamentale delle emozioni è, dunque, quella di generare una reazione ad uno stimolo e di regolare lo stato interno dell’organismo in modo da prepararlo ad una reazione specifica.

Attacco o fuga

Ad esempio: ci troviamo davanti ad un pericolo: quale potrà essere la nostra reazione? Possiamo affrontarlo, possiamo fuggire, oppure possiamo rimanere immobili. In ogni caso sarà necessaria la modificazione di taluni parametri funzionale come per esempio il ritmo respiratorio, la frequenza cardiaca, il flusso ematico per garantire un opportuno approvvigionamento primi tra tutti di ossigeno e glucosio a certi tessuti etc. etc. La capacità di reagire in maniera adattiva e vantaggiosa viene, ad ogni modo, “potenziata” dalla coscienza la quale opera attraverso una serie di valutazioni. Le emozioni sono, infatti, inseparabili dal concetto di vantaggio o svantaggio, di ricompensa o di punizione, di piacere o di dolore e pervadono i processi mentali di quegli organismi che sono allenati a sentire le emozioni e a provare sentimenti.

Per approfondire: Combatti o fuggi: ecco cosa accade nel nostro corpo quando siamo terrorizzati

Risposte evidenti

Le risposte innescate dalle emozioni sono molto varie e alcune sono evidenti a noi stessi ed agli altri. Abbiamo già detto che una emozione spesso è riconoscibile osservando il volto di chi la prova. Pensiamo alla mimica facciale, muscoli che si contraggono per atteggiare il viso a dolore, a gioia, a sorpresa e così via. Pensiamo al pallore di chi ha ricevuto una brutta notizia o di chi ha paura o anche a come diventa rosso in faccia chi è in imbarazzo o prova vergogna. Pensiamo anche alle posizioni che assumiamo con il nostro corpo quando siamo contenti o come ci muoviamo e ci atteggiamo quando invece ci sentiamo a disagio e alle nostre mani fredde e sudate che tradiscono ansia. Accanto a queste manifestazioni tanto evidenti ci sono quelle meno evidenti che riguardano il nostro interno come cambiamenti nel battito cardiaco, nel ritmo respiratorio, nelle secrezioni di ormoni e di molecole regolatrici.

Per approfondire: Emozioni: cosa sono, classificazione, importanza e stress

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