Reflusso gastroesofageo: terapia farmacologica e chirurgica

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La cura della malattia da reflusso gastroesofageo si basa sulla correzione dello stile di vita e sulla terapia famacologica o chirurgica.

Terapia farmacologica
Esistono in particolare tre diverse classi di farmaci, necessari per contrastare le tre principali cause di reflusso gastroesogageo. I farmaci procinetici, per esempio, accelerano il tempo di svuotamento dello stomaco evitando che la rallentata evacuazione favorisca l’insorgenza del disturbo. I protettori della mucosa esofagea, come dice il nome stesso, proteggono la parete dell’esofago dall’attacco degli acidi. Ultimi ma non meno importanti sono i cosiddetti PPI (inibitori della pompa protonica) e gli antagonisti dei recettori H2. Nonostante il nome molto complesso il meccanismo di azione di questi farmaci è molto semplice: riducendo l’acidità delle secrezioni gastriche impediscono che in caso di reflusso il contenuto dello stomaco vada a corrodere la muscosa esofagea. Tutti questi farmaci sono in genere capaci di regalare benessere e totale asintomaticità ai pazienti che soffrono di malattia da reflusso (circa il 95% dei casi).

Intervento chirurgico e reflusso gastroesofageo
L’opzione chirurgica è indicata in casi particolari come il fallimento del trattamento farmacologico. Questa soluzione non è tuttavia completamente risolutiva. Esiste infatti il rischio che l’intervento non porti i risultati sperati. Un numero non trascurabile di pazienti è infatti costretto ad assumere farmaci antisecretori, magari a dosaggi inferiori, anche dopo la correzione chirurgica del problema. La scelta di ricorrere alla sala operatoria va dunque presa con particolare cautela. L’intervento viene eseguito con l’ausilio delle moderne tecniche mini invasive (chirurgia laparoscopia) ed ha come obiettivo il ripristino della funzionalità dello sfintere gastroesofageo.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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