Scoperto il legame tra l’influenza e il diabete

raffreddore influenza rinite donnaPer la prima volta si è dimostrato che i virus dell’influenza di tipo A sono capaci di crescere nel pancreas umano, suggerendo un possibile legame tra l’influenza e il diabete di tipo 1, ossia la forma di diabete che colpisce soprattutto i giovani e che rappresenta il 10% del totale dei casi.
Ad aprire nuovi scenari per la prevenzione e la cura del diabete è una ricerca tutta italiana pubblicata domenica 28 ottobre sul Journal of Virology.
Lo studio è stato coordinato dalla virologa Ilaria Capua, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, e condotto il collaborazione con il gruppo di Lorenzo Piemonti, del Centro di Ricerca sul diabete dell’Istituto San Raffaele di Milano.
«Il nostro punto di partenza è stata l’osservazione che negli animali i virus influenzali crescono nel pancreas», ha spiegato Capua. «Ci siamo chiesti allora se accade la stessa cosa nell’uomo».

ANALISI ANCHE SU TACCHINI

Il primo passo per trovare la risposta è stato coltivare virus influenzali su tessuti di pancreas umano provenienti da donatori afferenti al centro del San Raffaele. Si è visto così che i virus crescono sull’intero tessuto, compresa la parte che secerne l’insulina.
Altre risposte positive sono arrivate da colture di cellule, al punto che i ricercatori hanno deciso di tentare con un modello animale come il tacchino, l’animale più sensibile ai virus influenzali. «I tacchini sono stati infettati con virus influenzali non letali, simili a quelli che colpiscono l’uomo». Tutti gli animali hanno sviluppato pancreatite e alcuni anche il diabete.
Il prossimo passo sarà andare a vedere che cosa succede nei tessuti umani, grazie ad un progetto finanziato dal ministero della Salute e che dovrebbe partire entro il 2012.

NUOVO SCENARIO

Il progetto sarà condotto sia su colture di cellule che su secernono insulina, sia su altri modelli animali, e su tessuti di pancreas umano.
«L’ipotesi», ha osservato «è che, nei soggetti predisposti, l’influenza possa essere un fattore scatenante del diabete». Si è aperto quindi un «nuovo scenario», ha rilevato la virologa. Ogni conclusione è comunque prematura: «I nostri dati sono i primi mattoni per cominciare a lavorare in questa direzione».
Se l’ipotesi sarà confermata, l’impatto potrebbe essere enorme: considerando i costi sociali ed economici del diabete, poter prevenire anche il 5% dei casi del diabete di tipo 1 sarebbe una vittoria per la salute pubblica.

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