Glicemia alta o bassa: valori normali, che patologie indica e come si controlla nei diabetici

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-glicemia-alta-bassa-valori-normali-diabete-riabilitazione-nutrizionista-medicina-estetica-cavitazione-radiofrequenza-ecografia-pulsataIl glucosio è il principale zucchero contenuto nel sangue, origina dal cibo ingerito ed è la principale fonte di energia dell’organismo. Il sangue trasporta il glucosio a tutte le cellule del corpo per il loro fabbisogno energetico.
La glicemia indica i livelli di glucosio nel sangue ed è solitamente al minimo la mattina, prima della colazione ed aumenta dopo i pasti per un paio di ore circa. L’assunzione di alcolici causa un incremento iniziale dello zucchero nel sangue, seguito tendenzialmente da una caduta dei valori ed anche alcuni farmaci possono aumentare o ridurre i livelli del glucosio. Livelli anomali di zucchero nel sangue possono essere indicativi di patologie, un valore persistentemente elevato viene detto iperglicemia, mentre il termine ipoglicemia identifica i livelli troppo bassi.

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Quali sono i valori normali di glicemia?
1) La glicemia a digiuno (nessuna assunzione di nutrienti per 8 ore) normale oscilla tra 70 e 99 mg/dl (è da notare che l’OMS indica ancora valori di glicemia normali fino a 110 mg/dl).
2) La glicemia due ore dopo l’assunzione di cibo è normale se inferiore a 140 mg/dl, anche se abbondanti pasti serali possono essere seguiti da valori glicemici fino a 180 mg/dl.

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Come viene posta la diagnosi di diabete?
La diagnosi di diabete viene posta in seguito ad una qualunque delle seguenti condizioni:
1) Due test glicemici a digiuno consecutivi con risultato uguale o superiore a 126 mg/dl.
2) Un qualunque rilievo glicemico maggiore di 200 mg/dl.
3) Un esame A1c con risultato uguale o maggiore a 6,5% (48 mmol/mol). L’esame A1c è un test del sangue semplice che fornisce la media trimestrale della glicemia.
4) Un test orale di tolleranza al glucosio da 75 g (la “curva da carico”) con un qualunque rilievo a due ore superiore a 200 mg/dl.

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Che significa “pre diabete”?
Il medico può parlare di pre-diabete, anche se il termine non si dovrebbe più usare perché sostituito da altra terminologia. Significa che il soggetto ha un rischio elevato di sviluppare il diabete. È possibile prevenire o ritardare l’insorgenza della malattia aumentando l’attività fisica, seguendo una dieta sana e mantenendo o perdendo peso. Il “pre diabete” si verifica in questi casi:
1) glicemia a digiuno 100-125 mg/dl (alterata glicemia a digiuno o impaired fasting glucose, IFG);
2) glicemia 2 ore dopo carico orale di glucosio compresa tra 140-199 mg/dl (ridotta tolleranza al glucosio o impaired glucose tolerance, IGT);
3) HbA1c 42-48 mmol/mol (6,00-6,49%).

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Cos’è l’emoglobina glicata (A1c)?
L’esame dell’emoglobina glicata misura il livello medio di glucosio nelle ultime 10 – 12 settimane e dovrebbe essere consigliato al paziente diabetico ogni 3 – 6 mesi. I valori obiettivo di A1c sono, per molti soggetti diabetici, intorno a 6,5 – 7% (48 – 53 mmol/mol); può tuttavia dover essere più alto in alcuni pazienti, in particolare bambini e anziani. Il medico può aiutare a stabilire un valore obiettivo che sia adeguato e realistico in uno specifico individuo. I valori di HbA1c compresi tra 42 e 48 mmol/mol (6,0-6,49%) non sono legati ad una diagnosi di diabete, ma sono considerati meritevoli di attenzione in quanto associati a un elevato rischio di sviluppare la malattia. In presenza di tali condizioni viene raccomandato un attento monitoraggio, la valutazione della coesistenza di altri fattori di rischio per diabete o malattie cardiovascolari come obesità, colesterolo alto, ipertensione arteriosa, cioè dei fattori che fanno parte del quadro della sindrome metabolica.

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Controllo del glucosio nell’urina
I controlli urinari del glucosio sono meno accurati di quelli ematici (cioè sul sangue) e dovranno essere adottati solo nell’impossibilità di un esame del sangue. I controlli urinari dei chetoni, però, diventano importanti quando un diabete è fuori controllo o in caso di malattia. Un soggetto con diabete dovrà imparare a eseguire la ricerca dei chetoni nell’urina.

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Da cosa è causata l’ipoglicemia (basso livello di glucosio)?
L’ipoglicemia, ossia bassi livelli di glucosio o zucchero nel sangue, è la condizione in cui il glucosio scende al di sotto dei livelli normali. I farmaci usati per la terapia del diabete (insulina, sulfoniluree e biguanidi) sono le cause più frequenti di ipoglicemia. Il rischio è maggiore in soggetti diabetici che abbiano mangiato meno, fatto più attività fisica o assunto alcolici più del solito. Tra le altre cause di ipoglicemia, ci sono insufficienza renale, alcuni tumori, malattie del fegato, l’ipotiroidismo, l’inedia (grave malnutrizione), errori congeniti del metabolismo, gravi infezioni, ipoglicemia reattiva e varie droghe tra cui l’alcool. L’ipoglicemia può insorgere in neonati altrimenti sani che non siano stati alimentati per qualche ora. Il livello di glucosio che definisce l’ipoglicemia è variabile. Nei soggetti diabetici, livelli sotto 70 mg/dl sono diagnostici. Nei neonati, livelli inferiori a 40 mg/dl o a 60 mg/dl in presenza di sintomi indicano ipoglicemia.
Nei soggetti diabetici, la prevenzione consiste nel coordinare l’assunzione di cibo, la quantità di attività fisica e l’assunzione di farmaci. Si raccomanda la misurazione della glicemia quando un soggetto avverte un abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue. Alcuni pazienti hanno pochi sintomi premonitori di ipoglicemia; in questi soggetti, è consigliabile eseguire abitualmente misurazioni frequenti. Il trattamento dell’ipoglicemia consiste nell’assunzione di cibi ricchi di zuccheri semplici o di destrosio. In soggetti non in grado di assumere cibo per bocca, può essere di aiuto un’iniezione di glucagone.

Segni e sintomi di ipoglicemia
I sintomi e manifestazioni di ipoglicemia possono essere divisi in:
1) effetti dipendenti dagli ormoni controregolatori (epinefrina/adrenalina e glucagone) attivati dalla caduta del glucosio,
2) effetti neuroglicopenici per la riduzione del glucosio cerebrale.
In generale possono verificarsi: tremori, ansia e nervosismo, palpitazioni, tachicardia
sudorazione, sensazione di caldo (effetto muscarinico simpatico piuttosto che adrenergico), pallore, sudorazione fredda, pupille dilatate (midriasi), fame, borborigmi
nausea, vomito, fastidio addominale, cefalea, disforia, depressione, pianto, preoccupazioni esagerate, parestesie, irritabilità, aggressività, combattività, rabbia, variazioni della personalità, labilità emotiva, debolezza, apatia, letargia, fantasticherie, sonno, confusione, perdita della memoria, senso di stordimento o vertigini, delirio.
Ricerche in adulti sani mostrano che l’efficienza mentale diminuisce leggermente ma in modo misurabile quando la glicemia scende sotto 65 mg/dl.

Gravità dell’iperglicemia
Nel diabete lo scopo del trattamento è il mantenimento dei livelli di glicemia il più vicino possibile ai valori normali. In un soggetto diabetico, però, per quanta attenzione si possa fare ci sono alte probabilità di sviluppare prima o poi l’iperglicemia. È importante essere in grado di identificare e trattare l’iperglicemia, perché, se non trattata, può dare grossi problemi di salute. Episodi occasionali lievi non destano in genere preoccupazione e possono essere trattati molto facilmente o anche risolversi spontaneamente, tuttavia l’iperglicemia può diventare pericolosa se i livelli di glucosio diventano molto alti o rimangono alti per periodi protratti.

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Livelli glicemici molto alti possono causare complicanze potenzialmente mortali quali:
1) chetoacidosi diabetica, una condizione causata dal fatto che il corpo deve metabolizzare grasso come fonte di energia, con possibile induzione di coma diabetico; la chetoacidosi colpisce tendenzialmente soggetti con diabete di tipo 1
2) stato iperglicemico iperosmolare, una grave disidratazione conseguente al tentativo dell’organismo di eliminare l’eccesso di zucchero; colpisce tendenzialmente individui con diabete di tipo 2
L’iperglicemia protratta costantemente per lunghi periodi (mesi o anni) può indurre danni permanenti a parti del corpo come gli occhi, i nervi, i reni e i vasi sanguigni.
In caso di frequenti iperglicemie, è necessario consultare il medico o il personale sanitario addetto alle cure del diabete. Potrà essere necessario cambiare il trattamento o lo stile di vita per mantenere i livelli di glicemia all’interno di un intervallo sicuro.

Sintomi di iperglicemia
Nei diabetici i sintomi dell’iperglicemia tendono a svilupparsi lentamente nell’arco di qualche giorno o settimane. In alcuni casi ci possono non essere sintomi finché i livelli di glucosio non raggiungono valori molto alti. Generalmente i sintomi sono: aumento della, sete e secchezza della bocca, necessità frequente di urinare, stanchezza, vista offuscata,
perdita di peso non volontaria, infezioni ricorrenti, come la candida, infezioni della vescica (cistiti) e della pelle.

Cause di aumento della glicemia
Esistono molteplici fattori che possono determinare un incremento della glicemia in soggetti diabetici, tra cui: stress, raffreddore, l’assunzione di cibo in eccesso (ad esempio merendine tra i pasti), mancanza di attività fisica, disidratazione, l’omissione di una dose di farmaco per il diabete, o l’assunzione di una dose sbagliata, il sovra-trattamento di un episodio di ipoglicemia (basso livello di glucosio), l’assunzione di determinati farmaci, come i cortisonici. Episodi occasionali di iperglicemia possono insorgere nei bambini e nei giovani durante fasi di crescita veloce.

Trattamento dell’iperglicemia
Un soggetto con diabete noto e sintomi di iperglicemia dovrà seguire le indicazioni per la riduzione della glicemia fornite dall’apposito personale sanitario. Contattare il proprio medico o tale personale in caso di dubbi. I possibili suggerimenti saranno di:
1) modificare la dieta, ad esempio evitando cibi che causino salite della glicemia, come dolci o bevande zuccherate,
2) bere molti liquidi senza zuccheri, di aiuto in caso di disidratazione,
3) fare più spesso attività fisica: attività fisiche leggere e regolari, come camminare, possono spesso ridurre la glicemia, soprattutto se contribuiscono a fare perdere peso,
4) variare la dose di insulina, nel caso si sia in trattamento; sarà il personale sanitario a dare indicazioni specifiche in merito,
5) monitorare più attentamente la glicemia, o sottoporre sangue o urina alla ricerca di sostanze dette chetoni (associati con la chetoacidosi diabetica).

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Come fare per prevenire l’iperglicemia grave?
Ci sono modi semplici per ridurre il rischio di iperglicemia grave o prolungata:
1) Fare attenzione al cibo, in particolare essere consapevoli degli effetti di merende e dolci o carboidrati sui propri livelli glicemici.
2) Seguire alla lettera il proprio programma terapeutico; ricordarsi di assumere l’insulina o altro farmaco per il diabete come prescritto dall’apposito personale sanitario.
3) Essere il più possibile attivi; l’attività fisica regolare può aiutare ad arrestare la salita della glicemia. Sarà però necessario confrontarsi con il proprio medico se in trattamento con farmaci, poiché alcune medicine possono indurre ipoglicemia se associate ad un eccesso di attività fisica.
4) Monitorare i livelli glicemici; è possibile che venga suggerito l’impiego di un dispositivo di misura per uso domestico, in modo da individuare presto un incremento della glicemia e agire di conseguenza.

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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