Trapianto di cellule pancreatiche e pancreas artificiale per dire addio al diabete

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PANCREAS ANATOMIA FUNZIONI SINTESI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PenePresso l’Ospedale Niguarda di Milano è stato effettuato il primo trapianto in Europa di cellule pancreatiche che ha permesso ad un paziente di 41 anni di guarire dal diabete di tipo 1 e dire finalmente addio all’insulina. La tecnica utilizzata è stata messa a punto da Camillo Ricordi che dirige il centro Diabetes Research Institute (DRI) dell’Università di Miami dove già in passato sono stati seguiti i primi due casi mondiali. L’intervento ha coinvolto l’équipe della Chirurgia Generale e dei Trapianti, quella dell’Anestesia e Rianimazione 2, la Diabetologia, la Nefrologia e la Terapia Tissutale.

L’operazione
L’operazione consiste nel trapianto delle isole pancreatiche sulla membrana che circonda gli organi addominali. In pratica si va ad inserire chirurgicamente quelle cellule senza le quali si soffre di diabete di tipo 1. Quando le isole pancreatiche non fanno il loro dovere, l’insulina scarseggia e i livelli di glucosio che dovrebbe regolare aumentano al punto da provocare iperglicemia e, nei casi peggiori, il coma. Per questo, per mantenere sotto controllo il Diabete di tipo 1, i pazienti devono costantemente controllare i livelli di insulina nel sangue così da assumerne la dose necessaria in caso di bisogno. Permettendo dunque alle isole pancreatiche di funzionare, non si rischia più di subire un calo dell’insulina e si guarisce dal Diabete di tipo 1, come è avvenuto appunto a Milano per il paziente di 41 anni che, secondo il comunicato ufficiale dell’ospedale, adesso “sta bene e ora non ha più bisogno di somministrarsi insulina per mantenere sotto controllo i valori di glicemia”.

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Rischio rigetto
L’altra buona notizia è anche che il paziente non è a rischio rigetto. Le isole pancreatiche, donate da un soggetto sano, vengono inglobate in una “impalcatura biologica” che si unisce il plasma del paziente con la trombina in una sostanza gelatinosa che aderisce all’omento (tessuto altamente vascolarizzato che ricopre gli organi addominali). “L’organismo – spiegano – assorbe gradualmente il gel lasciando le isole intatte, mentre si formano nuovi vasi sanguigni che forniscono l’ossigenazione e gli altri nutrienti necessari per la sopravvivenza delle cellule”

Pancreas artificiale
Entro il 2018 potrebbe inoltre essere disponibile un “pancreas artificiale” capace di replicare le funzioni di quello naturale. Il dispositivo sarebbe in grado, nello stesso tempo, di misurare la glicemia nel sangue dei pazienti con diabete di tipo 1 e di regolare automaticamente la quantità d’insulina da iniettare nell’organismo. Lo sostengono, in uno studio pubblicato sulla rivista Diabetologia, Hood Thabit e Roman Hovorka, due ricercatori dell’Università Cambridge (Regno Unito). Durante la ricerca, gli autori hanno analizzato i progressi scientifici finora compiuti nello sviluppo di tecnologie capaci di supportare i pazienti diabetici nella gestione della malattia. Sulla base dei dati raccolti, hanno concluso che per il momento sono disponibili da una parte, strumenti di rilevazione del livello di glucosio nel sangue e, dall’altra, microinfusori (o “pompe per l’insulina”) che iniettano nell’organismo piccole dosi d’insulina. Ma, osservano, non è ancora stato messo in commercio un dispositivo capace di svolgere entrambe queste funzioni. Tuttavia, secondo Thabit e Hovorka, entro un paio d’anni potrebbe essere reperibile un “pancreas artificiale” che sia in grado di misurare i livelli di glucosio presenti nell’organismo e di rilasciare l’insulina solo quando ce n’è bisogno.

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