Combattere l’ipertensione quando i farmaci non funzionano più: la tecnica della denervazione renale

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Combattere l’ipertensione farmaci non funzionano tecnica della denervazione renaleUna particolare tecnologia, la denervazione renale, sembra offrire una possibilità terapeutica per i pazienti ipertesi i cui valori pressori non possono essere controllati dalle terapie farmacologiche attualmente disponibili. «Sono un miliardo nel mondo i pazienti ipertesi e, nonostante i progressi nel campo delle terapie, il 22% di loro non ha un buon controllo pressorio – ricorda Silvio Bertoli, direttore della U.O. Nefrologia e Dialisi, IRCCS Multimedica, Sesto San Giovanni (MI) -. In questo gruppo bisogna considerare coloro che non assumono correttamente le terapie, ma esiste un numero di pazienti la cui ipertensione è resistente nonostante una terapia adeguata». Sono questi i potenziali candidati alla procedura.

COME FUNZIONA

Per comprendere l’effetto della denervazione renale bisogna ricordare che il rene svolge un ruolo centrale nello sviluppo dell’ipertensione attraverso molti meccanismi, uno dei quali è rappresentato proprio dal sistema nervoso simpatico, le cui fibre giungono al rene correndo lungo le arterie renali. Attraverso queste fibre il sistema simpatico controlla gli stimoli che dal cervello arrivano al rene, con effetti sulla pressione. Da qui l’idea di ricorrere alla distruzione delle fibre nervose simpatiche dirette al rene per curare quei casi di ipertensione che non possono essere controllati nonostante l’esecuzione di una terapia farmacologica ottimale. Un risultato che può essere ottenuto grazie a una procedura per via percutanea che prevede l’introduzione a livello dell’inguine, attraverso l’arteria femorale, di un catetere dotato di elettrodi che, scaldando la parete dell’arteria renale, provocano la distruzione delle delicate fibre nervose simpatiche, senza per altro danneggiare le pareti del vaso. Un affinamento della tecnica è stato ottenuto grazie a un elettrodo di nuova concezione, una sorta di “cestello” coperto di elettrodi.

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CALORE 

«Prima l’elettrodo veniva sistemato lungo la parete interna dell’arteria renale e spostato a mano dall’operatore – spiega Bruno Damascelli, già primario di Radiologia dell’Istituto dei Tumori di Milano e oggi consulente esecutivo per la Radiologia Interventistica dell’Ospedale di Alzano Lombardo (BG) e di GVM Emo Centro Cuore Columbus di Milano -. Il nuovo catetere NnligHTN aprendosi si appoggia alle pareti dell’arteria. Una volta posizionato, l’elettrodo è stabile ai movimenti respiratori o a quelli della parete dell’arteria con il battito cardiaco». A questo punto viene erogata la corrente che attiva gli elettrodi in sequenza producendone il riscaldamento. Il calore provoca un danno alle fibre simpatiche che corrono lungo l’arteria che vengono così distrutte. Se indicato, il catetere può essere riposizionato in un altro punto dell’arteria e l’ablazione viene ripetuta. La procedura consente di ottenere in tempi brevi una significativa diminuzione della pressione. «In un gruppo di 46 pazienti trattati, dopo un 1 mese si è ottenuta riduzione importante sia della pressione sistolica (- 28 mmHg), sia della diastolica (-10 mmHg) che si è mantenuta a 6 mesi – sottolinea Gianluigi Patelli, direttore della Divisione di Radiologia, Ospedale di Alzano Lombardo (BG) -. Un terzo dei pazienti è rientrato in valori pressori normali, senza che si verificassero complicanze maggiori».

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LE PATOLOGIE 

«La denervazione renale si sta affermando per la sua efficacia come tecnica non farmacologica per il controllo dell’ipertensione e conta ormai più di 5mila interventi eseguiti in Europa – conferma Damascelli -. L’evoluzione tecnologica l’ha già resa più efficace, riproducibile e meno operatore dipendente. L’applicazione corrente apre a nuove frontiere di grande impatto clinico e sociale come l’insufficienza renale cronica, l’apnea del sonno e il diabete insulino resistente». Uno studio in via di pubblicazione condotto in un gruppo di 24 pazienti con ipertensione resistente complicata da insufficienza renale, diabete, apnea del sonno ha confermato come anche in queste popolazioni la denervazione sia efficace nell’84% dei casi. Particolarmente interessanti sono gli effetti della denervazione nei pazienti con insufficienza renale. «L’iperattività del sistema nervoso simpatico è presente nella malattia renale cronica – ricorda Bertoli -; come nel diabete e nell’ipertensione, il danno renale sostiene e mantiene nel tempo lo stimolo simpatico. Anche un rene non più funzionante influenza il tono simpatico: pertanto la denervazione, anche in reni con funzione molto ridotta, può portare a una de-attivazione del sistema simpatico con la conseguente riduzione della pressione arteriosa e protezione della funzionalità renale residua».

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