Giovani troppo sedentari: colpevoli scuola e nuove tecnologie

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Roma Medicina Chirurgia Estetica Rughe Filler Cavitazione Peso Dimagrire Pancia Grasso Dietologo Cellulite Senologo Pene HD Grasso Pancia Sex Sessuologo H Auguri Buon Natale 2013 GIOVANI SEDENTARI SCUOLANel sistema scolastico francese l’educazione fisica, ritenuta parte integrante dello sviluppo psicofisico degli adolescenti, occupa il 15 per cento dell’orario complessivo scolastico. In Italia si arriva a malapena al 7 per cento. Basta questo dato per fare suonare il campanello d’allarme: troppi giovani non praticano sport, mettendo a repentaglio la loro salute. E a suonarlo a Roma, nel corso degli Stati generali della Pediatria, è stata la Società italiana di pediatria (Sip): siamo di fronte a una generazione che rischia di diventare malata.

In pochi fanno sport

«Una regolare attività fisica e motoria in età evolutiva», spiega Giovanni Corsello, presidente Sip, «insieme alle corrette abitudini alimentari, sono uno strumento decisivo di prevenzione della salute per le future generazioni». I dati parlano chiaro: tra il 2011 e il 2012 la quota di praticanti continuativi nella fascia d’età 11-14 anni è scesa dal 56 per cento al 53,4 per cento, quella dei 15-17enni arriva al 48,5 per cento, tra i 18 e 19 anni è al 34,7 per cento. Al contrario aumenta il numero di sedentari assoluti, che riguarda soprattutto le ragazze: tra i 15 e 17 anni sono il 24 per cento e tra i 18 e i 19 anni sono il 30 per cento. Un’indagine Sip pone le nuove tecnologie sul banco degli imputati: i teenagers che trascorrono da tre a quattro ore al giorno davanti a uno schermo (tv, computer, smartphone, etc.).

Il ruolo della scuola

C’è poi l’eccessivo impegno richiesto dallo studio (56,5 per cento) e le modalità di svolgimento dell’attività, considerata noiosa (65,4 per cento), troppo faticosa (24,4 per cento) o guidata da istruttori troppo esigenti (19,4 per cento). «Per riavvicinare gli adolescenti all’attività fisica e sportiva bisogna offrire loro nuovi stimoli», spiega Antonio Correra, consigliere nazionale Sip. «Occorre valorizzare di più l’attività fisica anche non strutturata e la pratica sportiva non agonistica. Ma il ruolo centrale spetta alla scuola. Soprattutto in quella media e superiore lo sport dovrebbe essere favorito e incentivato, mentre oggi è considerato una perdita di tempo che toglie spazio ad altre attività più importanti. Circa un terzo dei Paesi europei sta lavorando oggi a riforme che riguardano l’educazione fisica con interventi di vario tipo volti ad aumentare l’orario minimo, diversificare l’offerta, promuovere la formazione di coloro che la insegnano».

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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