Utero: anatomia, funzioni, patologie e sintomi in sintesi

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L’utero è un organo muscolare cavo che, insieme alle ovaie, alle tube di Falloppio (o salpingi o tube uterine), alla vagina e alla vulva forma l’apparato riproduttivo femminile. È l’organo deputato ad accogliere l’ovulo fecondato, a consentirne lo sviluppo e a espellere il feto quando la gravidanza giunge al termine. L’utero riceve lo sbocco delle salpingi e in basso si apre nella cavità vaginale.
La struttura dell’utero non è sempre la stessa nel corso della vita: molti sono i cambiamenti a cui questo organo va incontro in base alle diverse fasi dello sviluppo sessuale della donna (prepubertà, pubertà, maturità sessuale, menopausa), in caso di gravidanza e nel corso del ciclo mestruale.

L’utero è posto al centro della piccola pelvi, tra la vescica (anteriormente) e il retto (posteriormente). Caratteristica è la posizione dell’utero rispetto al bacino: l’asse maggiore di questo forma con l’asse maggiore del bacino un angolo aperto anteriormente (angolo di versione) di circa 60° (condizione detta antiversione fisiologica), mentre l’asse del corpo forma con l’asse del collo uterino un angolo ottuso (angolo di flessione) di circa 150°, aperto anteriormente (antiflessione fisiologica). Anteriormente poggia sulla vescica, dalla quale è separato tramite il recesso peritoneale (cavo vescicouterino) che solitamente è una cavità virtuale; posteriormente è in rapporto col retto attraverso l’interposizione di un altro recesso peritoneale, il cavo retto-uterino, detto anche Cavo del Douglas, che solitamente contiene anse dell’intestino tenue; lateralmente al retto prendono inserzione, su entrambi i lati, i legamenti larghi, delle formazioni peritoneali contenenti tessuto connettivo e strutture vasali e legamentose (legamento rotondo, tuba uterina, uretere, parte delle ovaie).

La forma dell’utero ricorda grosso modo quella di un cono con la punta rivolta verso il basso. Nelle donne che non hanno avuto figli le dimensioni dell’utero si attestano intorno ai 6-7 centimetri di lunghezza, 3-4 centimetri di larghezza e uno spessore di 2-3 centimetri, per un peso complessivo di circa 50 grammi: valori che, però, possono subire notevoli cambiamenti nel caso di donne che hanno avuto molti figli, nelle quali dimensioni e peso di questo organo possono aumentare. La cavità uterina è rivestita internamente da una mucosa, l’endometrio, grazie a cui viene garantito nutrimento all’embrione nel primo periodo di vita intrauterina, prima che si verifichi l’impianto. La muscolatura che riveste l’utero (miometrio) è spessa e consistente e le sue contrazioni rendono possibile, al momento del parto, l’espulsione del feto.

Due sono le porzioni nelle quali è possibile idealmente dividere l’utero:

  • una parte più larga – detta corpo uterino o corpo dell’utero – che si espande verso l’alto e in cui sfociano le salpingi (o tube di Falloppio, o tube uterine);
  • il fondo dell’utero, la parte più estesa che termina superiormente;
  • una parte più stretta, detta collo dell’utero o cervice uterina, dalla forma simil-cilindrica, rivolta verso il basso e che va a inserirsi nella vagina.

Prima della pubertà il collo dell’utero corrisponde a circa la metà della lunghezza totale dell’utero; nelle donne che hanno avuto figli, invece, arriva a corrispondere a un terzo di tutta la lunghezza dell’organo: ciò accade, specie nelle donne che hanno avuto più figli, in seguito al notevole sviluppo a cui va incontro il corpo uterino per ospitare le gravidanze.

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Funzioni dell’utero

Il compito dell’utero è triplice: accoglie l’ovulo fecondato, ne consente lo sviluppo e permette l’espulsione del feto quando la gravidanza giunge al termine.

Patologie più diffuse dell’utero

1) Anomalie congenite, rappresentate da uteri malformati in varia maniera (per esempio doppi o con setti).
Sintomi: generalmente asintomatiche (in alcuni casi problemi di fertilità ); spesso saranno associate anomalie congenite del distretto urinario. Nel caso in cui il sangue mestruale per un qualsiasi ostacolo non defluirà  all’esterno (come per esempio nell’imene imperforato), saranno presenti dolori al basso ventre anche di notevole intensità  e l’utero sarà  ripieno di sangue (condizione questa ben visibile all’ecografia).

2) Fibromi (sinonimo nel linguaggio parlato: miomi): sono dei noduli nello spessore del miometrio (la parte muscolare, paragonata ai muri di un stanza). Per definizione sono ascritti tra le formazioni benigne e raramente degenereranno in senso maligno; l’equivalente “invasivo” è il fibrosarcoma; dimensioni e sede risultano estremamente variabili.
Sintomi: spesso sono completamente asintomatici; nella evenienza di localizzazione in prossimità  della cavità  uterina, ma non esclusivamente in questo caso, potranno causare emorragie uterine. È possibile la torsione con dolori al basso ventre soprattutto nei fibromi cosiddetti sottosierosi ad estrinsecazione esterna all’utero. Con il termine fibromatosi uterina, si intende un utero aumentato, anche modicamente, di dimensioni con limiti sinuosi ma non necessariamente pieno di noduli miomatosi; a volte costituisce la normalità  di donne che hanno affrontato più parti, in altri casi può rappresentare l’anticamera allo sviluppo di miomi veri e propri.

3) Adenomiosi: Consiste nella presenza di endometrio nello spessore del miometrio o muscolo uterino. Si formano così delle zone singole o multiple che spesso causano metrorragie – le quali a volte non risentono del trattamento con estroprogestinici (pillola) -, dolori mestruali soprattutto dal secondo giorno del ciclo. Tale condizione, che rappresenta una forma di endometriosi interna, è spesso non diagnosticata e confusa ecograficamente con i fibromi. Il trattamento consiste nell’uso di progestinici, analoghi dell’LHRH, isterectomia in caso di dolore e metrorragie in donne che non desiderano la prole. Sconsigliata in donne in età  fertile l’escissione del focolaio adenomiosico in quanto potrebbe determinare una perdita di tessuto uterino, incompatibile con successive gravidanze. Ogni caso, ad ogni modo, richiede valutazione personalizzata.

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4) Polipi endometriali e del canale cervicale: spesso benigni, richiedono però valutazione istologica per la possibile presenza di atipie.
Sintomi: nessun sintomo; emorragie uterine o perdite ematiche lievi.

5) Cancro endometriale: è più frequente in donne in perimenopausa;
Sintomi: emorragie uterine; perdite capricciose; in alcuni casi nessun sintomo.

6) Patologie del collo uterino: sostanzialmente includono le infiammazioni ed il cancro; il cancro potrà  causare nessun sintomo o perdite vaginali ematiche anche lievi. Le infiammazioni quasi sempre provocheranno leucorrea (fuoriuscita vaginale di secrezioni con varie caratteristiche). Quasi tutte le persone alla domanda: “ha mai avuto perdite ginecologiche?” rispondono senza esitare: “soltanto in quantità  normale”. La normalità è però: nessuna perdita. Sono solo ammesse a metà  del ciclo, modeste emissioni di muco chiaro, inodore, incolore, e filante.

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