Distacco posteriore di vitreo: vitreolisi laser e mini-invasiva

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE EYES ANATOMY RETINA FOVEA CORPO VITREO CORNEA VISTA VISION SCLERA COROIDE MACULA CRISTALLINO LIMBUS NEO MELANOMA NEVO MIOPIA DALTONISMO PRESBIOPIA STRABISMO OCLa vitreolisi laser

Nei casi di addensamenti nelle regioni vitreali intermedie, un nuovo YAG laser (Ultra Q Reflex di Ellex), progettato per l’applicazione specifica, riesce a colpire i floaters, vaporizzandoli direttamente, oppure recidendone i filamenti che lo tengono in posizione, in modo da favorirne lo spostamento periferico e ridurre quindi l’interferenza con la visione. In molti casi è sufficiente ridurre la dimensione, frantumando i corpi mobili in piccoli frammenti per ottenere la piena soddisfazione del paziente. La tecnica è semplice, non dolorosa e breve (dura da 5 a 20 minuti); spesso sono richieste più sedute per completare il lavoro in sicurezza, quando i corpi mobili sono numerosi, a causa dell’effetto collaterale del’aumento della pressione intraoculare, che va monitorato e controllato con attenzione. Dopo l’applicazione di un collirio anestetico, una lente a contatto tiene aperto e controlla i movimenti dell’occhio, mentre il sistema ottico controlla la focalizzazione al millesimo di millimetro. Quando il laser impatta il bersaglio, si avverte un piccolo schiocco, accompagnato talora ad una sensazione luminosa e ad un movimento, generato da minuscole bolle di gas, effetto della vaporizzazione laser. Queste, più leggere, si spostano verso l’alto (funzionando come una macchina fotografica, l’immagine è capovolta, quindi si percepisce un movimento verso il basso) e si riassorbono comunque entro le prime 24 ore. Non ci sono limiti per le normali attività quotidiane, comprese quelle sportive, che possono essere riprese sin dal giorno successivo. Un collirio ipotensivo protegge dall’effetto collaterale dell’aumento della pressione intraoculare (motivo per cui i pazienti con glaucoma vanno trattati con estrema attenzione, a volta esclusi dalla procedura). Ai giovani sotto i 35 anni, in cui le miodesopsie sono piccolissime, quasi invisibili all’esame obiettivo e particolarmente fastidiose, perché localizzate assai vicino alla retina centrale, nella cosiddetta bursa premacularis, è spesso impossibile dare sollievo.

La vitrectomia mini-invasiva

La rimozione chirurgica di parte o di tutto il vitreo è sempre stata riservata a casi “estremi”, in ragione dei rischi di complicanze a carico del cristallino e della retina. In mani esperte, tuttavia, può essere utile per prevenire complicanze retiniche da trazione vitreale, migliora l’ossigenazione retinica (ad esempio nei diabetici) ed è l’unica tecnica in grado di risolvere in maniera completa il disturbo. I recenti miglioramenti della tecnica (la vitrectomia mini-invasiva si effettua in ambulatorio, in anestesia locale, senza suture, e consente una ripresa velocissima delle proprie occupazioni) e la crescente confidenza dei chirurghi che la praticano ne fanno uno strumento sempre più frequentemente utilizzato, soprattutto per le miodesopsie non aggredibili con il laser.

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