Carabiniere ucciso a Roma, uno dei due americani fermati confessa: “Sono stato io”

MEDICINA ONLINE Mario Cerciello Rega Carabiniere ucciso a Roma, uno dei due americani fermati confessa sono stato io.jpgUno dei due cittadini americani fermati oggi per l’omicidio del vicebrigadiere 35enne Mario Cerciello Rega, ha ammesso poco fa le proprie responsabilità, affermando di essere lui l’autore materiale dell’accoltellamento. Si tratta della persona con i capelli mesciati apparsa in una foto e ripresa da alcune telecamere: non è quindi un africano come inizialmente si era creduto.

I due cittadini statunitensi, studenti di 18 e 19 anni, Lee Elder Finnegan e Natale Hjorth, erano stati oggi pomeriggio fermati nell’ambito delle indagini sull’omicidio del vicebrigadiere, accoltellato a morte nella notte di ieri a Roma nel corso di un servizio contro un tentativo di estorsione. I due giovani erano stati portati al nucleo operativo dei Carabinieri di via In Selci, dove si sono recati i magistrati della Procura di Roma per interrogarli.

Al termine di un interrogatorio fiume, uno dei due statunitensi ha ammesso le proprie responsabilità affermando di essere lui l’autore dei numerosi colpi di coltello, alcuni vicini al cuore, che hanno causato la morte del giovane carabiniere.

AGGIORNAMENTO DEL 27 LUGLIO

Coltello e abiti sporchi di sangue sono stati ritrovati nella stanza dell’albergo di Roma a 4 stelle dove alloggiavano Lee Elder Finnegan e Natale Hjorth. La lama era nascosta dietro a un pannello del soffitto. I due, di 19 e 18 anni, sono stati fermati per tentata estorsione e omicidio aggravato in concorso. Hanno confessato: l’autore materiale dell’omicidio è Finnegan (foto in basso).

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“Non pensavo fosse un carabiniere, avevo paura di essere nuovamente ingannato”. E’ quanto ha affermato agli inquirenti Lee Elder Finnegan, il 19enne che ha confessato di essere l’autore materiale dell’omicidio del vice brigadiere Rega. Lee Elder avrebbe dunque negato che il carabiniere si sia qualificato o comunque “si sarebbe nascosto dietro la propria difficoltà di comprendere la lingua italiana”. L’altro statunitense, invece, ha ammesso che il militare si era qualificato. I due si accusano a vicenda riguardo l’occultamento dell’arma del delitto.

I due ragazzi statunitensi fermati avrebbero sottratto uno zaino a un cittadino italiano 45enne, che dopo aver telefonato al suo cellulare è stato minacciato dai due: la restituzione sarebbe stata possibile solo dietro il pagamento di 100 euro e di un grammo di cocaina. E’ la ricostruzione resa nota dai carabinieri che indagano sulla vicenda. Il cittadino italiano sarebbe un 45enne, calvo, che avrebbe indicato ai due statunitensi un pusher che gli avrebbe venduto della cocaina fasulla, fatto che avrebbe fatto infuriare e spinto i due ragazzi a rubare lo zaino all’italiano, anche se tale ricostruzione è ancora colma di punti oscuri.

I militari contattati dalla vittima che aveva denunciato l’accaduto, si sono presentati all’appuntamento per bloccare i responsabili che, nonostante i carabinieri si fossero qualificati come appartenenti all’Arma, non avrebbero esitato a ingaggiare una colluttazione culminata con le coltellate che hanno ucciso il vice brigadiere.

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