Jean Piaget e la teoria dello sviluppo cognitivo: schema, assimilazione, accomodamento, equilibrazione

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Stadi dello sviluppo cognitivo secondo Piaget

Prima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento trattato, ti consigliamo di leggere:

Le teorie dello sviluppo cognitivo

Nella psicologia dello sviluppo, una tradizione teorica che mette l’accento sui cambiamenti qualitativi dello sviluppo cognitivo dell’essere umano è l’approccio dello sviluppo cognitivo. Come i teorici della psicoanalisi (Freud ed Erikson)  anche quelli dello
sviluppo cognitivo mettono in evidenza con forza il ruolo del bambino come il partecipante più attivo del processo evolutivo. Entrambi inoltre descrivono chiaramente le diverse fasi dello sviluppo in modo qualitativo, ma la caratteristica comune si ferma in larga misura qui, anche perché le due tradizioni teoriche hanno rivolto la loro attenzione ad aspetti molto diversi dello sviluppo infantile. Gli psicoanalisti si sono concentrati quasi esclusivamente sullo sviluppo della personalità mentre i teorici dello sviluppo cognitivo, come suggerisce il nome, hanno cercato di spiegare lo sviluppo del pensiero infantile e hanno prestato relativamente poca attenzione ai dettagli riguardanti il rapporto del bambino con la persona che si prende cura di lui.
La figura più importante della teoria dello sviluppo cognitivo è stato il grande psicologo, biologo, pedagogista, filosofo (e fondatore dell’epistemologia genetica) svizzero Jean Piaget (Neuchâtel, 9 agosto 1896 – Ginevra, 16 settembre 1980) le cui teorie hanno influenzato profondamente le ricerche di molte generazioni di psicologi dell’età evolutiva, considerato un vera vera e propria colonna della psicologia. Piaget fu colpito dalla grande regolarità con cui si sviluppa il pensiero infantile e dal fatto che tutti i bambini passano attraverso gli stessi tipi di scoperte successive sull’ambiente che li circonda, facendo gli stessi tipi di errori e giungendo alle stesse soluzioni. Ad esempio, è dimostrato che tutti i bambini di 3 e 4 anni pensano che, se versiamo dell’acqua da un bicchiere basso e largo in uno alto e stretto, l’acqua sia aumentata, dato che il suo livello nel bicchiere stretto è più alto di quello nel bicchiere largo, mentre la maggior parte dei bambini di 7 anni realizza che c’è ancora la stessa quantità d’acqua in entrambi i bicchieri. Se un bambino di 2 anni perde le scarpe, potrà cercarle brevemente e a casaccio, ma non sarà in grado di intraprendere una ricerca sistematica, mentre un bambino di 10 anni userà probabilmente le strategie giuste, tornando sui suoi passi o controllando una stanza alla volta.
L’osservazione approfondita del pensiero infantile portò Piaget a diverse convinzioni, la più importante delle quali è quella secondo cui è nella natura dell’ organismo umano adattarsi al proprio ambiente. Questo è un processo attivo. Piaget non pensa che l’ambiente plasmi il bambino, ma che il bambino (come l’adulto) cerchi di capire il proprio ambiente in modo attivo, esplorando, manipolando ed esaminando gli oggetti e le persone che lo circondano.

Il concetto di schema in Piaget

Il concetto su cui fa perno la teoria di Piaget è quello di schema. Secondo Piaget, la conoscenza è un repertorio di azioni, sia fisiche che mentali – ad esempio guardare un oggetto, trattenerlo in un certo modo, classificarlo mentalmente come palla, etichettarlo con il termine palla o paragonarlo a qualcos’altro – e, per riferirsi a tali azioni, ha usato il termine di schema. Il bambino inizia la vita con un piccolo repertorio di schemi sensoriali o motori automatici, come guardare, assaggiare, toccare, ascoltare o raggiungere. Per il bambino un oggetto è una cosa che in un certo senso ha un sapore, è ciò che risulta al tatto quando viene toccato o che ha un particolare colore. Più tardi il bambino avrà evidentemente anche degli schemi mentali che gli permetteranno di creare categorie, confrontare un oggetto con un altro, apprendere termini per categorie specifiche e, al raggiungimento dell’ adolescenza, si osserveranno quegli schemi complessi quali l’analisi deduttiva o il ragionamento sistematico. Ma in che modo, da quei semplici schemi sensomotori automatici, i bambini riescono a raggiungere gli .scherni mentali sempre più complessi, più interiorizzati, che osserviamo nella terza infanzia? Per spiegare il cambiamento, Piaget ha proposto tre processi di base:

  • processo di assimilazione;
  • processo di accomodamento;
  • processo di equilibrazione.

Assimilazione

L’assimilazione è il processo con cui si recepisce, si assorbe un determinato evento o esperienza secondo un certo schema. Quando un bambino guarda e poi allunga le braccia per prendere il giocattolo mobile sopra la sua culla, Piaget direbbe che lo ha assimilato ai suoi schemi del guardare e del raggiungere; quando un bambino più grande vede un cane e lo etichetta come cane, sta assimilando quell’animale al suo schema o categoria di cane. Mentre leggete questo paragrafo state assimilando l’informazione, collegando il concetto a qualche altro schema simile che già possedete.
L’elemento importante qui è che l’assimilazione è un processo attivo. Tanto per cominciare, c’è selettività nell’informazione che assimiliamo. Se sto cercando di imparare a giocare a tennis e osservo il mio istruttore che mi mostra un buon dritto, non assimilo la serie completa dell’informazione semplicemente perché il mio schema esistente non si avvicina abbastanza al modello, per cui io assimilo parte di esso e posso imitare soltanto la parte che ho assorbito. Inoltre, l’azione stessa dell’assimilazione cambia l’informazione che viene assimilata. Se vedo un’amica che indossa un abito nuovo di un insolito colore rosso arancio, posso etichettare il colore rosso nella mia mente (assimilandolo al mio schema di «rosso»), sebbene non sia precisamente di questo colore e, in seguito, lo ricorderò più rosso di quello che è in realtà. Il processo di assimilazione, quindi, ha cambiato la percezione.

Accomodamento

Il processo complementare è 1’accomodamento, che implica il cambiamento dello schema come risultato della nuova informazione assorbita con l’assimilazione. Dopo aver visto l’abito della mia amica, il mio schema di «rosso» può essere ampliato per includere questa nuova variazione e, se imparo una nuova parola per questa particolare sfumatura di rosso, avrò fatto un ulteriore accomodamento, creando una sotto categoria (un nuovo schema) del tutto nuova. Il bambino che per la prima volta vede e afferra un oggetto quadrato accomoderà il suo schema di prensione e in seguito, quando dovrà afferrare di nuovo un oggetto di quella forma, le sue mani saranno piegate in modo più adatto ad afferrarlo. Secondo la teoria di Piaget, quindi, il processo di accomodamento è un elemento chiave per le modificazioni determinate dallo sviluppo perché, grazie ad esso, riorganizziamo i nostri pensieri, miglioriamo le nostre abilità e cambiamo le nostre strategie .

Equilibrazione

Il terzo aspetto dell’adattamento è l’equilibrazione. Piaget presume che nel processo di adattamento, il bambino cerchi continuamente di ottenere la coerenza, per stare «in equilibrio» e avere una comprensione universale del mondo. Quello che Piaget sta proponendo non è diverso da ciò che fa uno scienziato quando sviluppa una teoria. Lo scienziato vuole una teoria che dia un significato a ogni osservazione e che abbia una coerenza interna, per cui, in presenza dei risultati di nuove ricerche, li assimila alla sua teoria e, se non si adattano perfettamente, può tralasciare i dati anomali o modificare leggermente la sua teoria. Ma se le prove che si accumulano sono sufficienti a non confermarla, può doversene liberare del tutto e ricominciare o cambiare alcune ipotesi di base; in entrambi i casi, sarebbe una specie di equilibrazione.
Piaget riteneva che i bambini operassero in modo simile, creando modelli o teorie coerenti, più o meno costanti interiormente. Poiché il bambino inizia con un repertorio di schemi molto limitato, le sue prime «teorie» o strutture sono inevitabilmente primitive e imperfette, ma durante gli anni successivi, secondo Piaget, opera una serie di cambiamenti importanti nella struttura interna.
Piaget osservò tre riorganizzazioni o punti di equilibrazione particolarmente importanti, ognuno dei quali introduce in una nuova fase dello sviluppo. Il primo è approssimativamente a 18 mesi, quando il bambino passa dal predominio dei semplici schemi sensomotori alle prime rappresentazioni interne. Il secondo è tra i 5 e i 7 anni circa, quando il bambino aggiunge tutta una nuova serie di schemi potenti, definite da Piaget operazioni, che sono quelle azioni mentali molto più astratte e generali, come l’addizione o la sottrazione mentale.
La terza equilibrazione più importante avviene durante 1’adolescenza, quando il
ragazzo riesce a capire come «operare» sulle idee, sugli eventi e sugli oggetti. Queste
tre principali equilibrazioni creano quattro stadi:

  • stadio sensomotorio: dalla nascita ai 18 mesi ;
  • stadio preoperatorio: dai 18 mesi a 6 anni circa;
  • stadio delle operazioni concrete: da 6 a 12 anni circa;
  • stadio delle operazioni formali: dai 12 anni in poi.

La tabella raffigurata in alto in questo articolo evidenzia in modo più articolato questi stadi. Secondo Piaget ogni stadio ha origine da quello precedente e che ognuno implica una maggiore ristrutturazione del modo di pensare del bambino. Inoltre, Piaget non immaginava lo sviluppo attraverso tutti questi stadi come inevitabile, ma pensava che la sequenza fosse fissa, nel senso che, se è vero che progressi cognitivi dovrebbero verificarsi in questo ordine, non si suppone però che tutti i bambini raggiungano inevitabilmente lo stesso punto finale o progrediscano alla stessa velocità. Piaget riteneva che potenzialmente tutti i bambini dovrebbero raggiungere almeno il pensiero preoperatorio e la stragrande maggioranza le operazioni concrete, ma non tutti raggiungeranno necessariamente le operazioni formali .

Altri teorici dello sviluppo cognitivo

Secondo Piaget, dopo l’adolescenza, non ci sono ulteriori cambiamenti strutturali relativi allo sviluppo cognitivo. Negli ultimi anni, tuttavia, diversi teorici hanno individuato nuove equilibrazioni che si verificano nell’ età adulta. Gisela Labouvie- Vief, ad esempio, sostiene che il metodo estremamente analitico, caratteristico delle operazioni formali, può essere adattivo durante il periodo scolastico, ma, per la maggior parte di noi, nell’ età adulta emerge una forma di pensiero più pragmatica e specializzata. Inoltre migliora la capacità di capire e utilizzare la metafora e il paradosso.
Un altro teorico dello sviluppo cognitivo che ha spinto il processo evolutivo fino
all’età adulta è Lawrence Kohlberg, la cui teoria dello sviluppo del ragionamento
morale è avvincente e molto influente. È chiaro che il lavoro di Kohlberg si basa in modo consistente sulla teoria di Piaget. Ognuno dei sei stadi dello sviluppo morale che Kohlberg ha descritto implica una ristrutturazione del precedente modo di pensare ed è un movimento verso una conoscenza più complessa ed elaborata, ma, diversamente da Piaget, egli pensava che gli ultimi stadi venissero generalmente raggiunti soltanto nell’ età adulta, ma non sempre. Nello stesso tempo, Kohlberg condivideva il presupposto di Piaget che gli stadi fondamentali si sviluppano con la medesima sequenza in tutti i bambini (e negli adulti) di tutte le culture. Il ritmo può variare da una cultura all’ altra o da un individuo all’altro, ma la sequenza è esattamente la stessa .

Critica alle teorie dello sviluppo cognitivo

Sarebbe difficile esagerare l’impatto che Piaget ha avuto sullo studio e sulla comprensione dello sviluppo infantile. Il suo lavoro è stato controverso proprio perché ha sollevato obiezioni su moltissimi punti di vista precedenti, più semplicistici, per cui non soltanto egli ci ha offerto una teoria che ci ha costretto a pensare ai bambini e alloro sviluppo in un modo nuovo, ma ci ha fornito una serie di fatti empirici che non si potevano ignorare e che erano difficili da spiegare.
Essendo piuttosto esplicito su molte ipotesi e previsioni, Piaget metteva in grado
gli altri di verificare le sue teorie e, dai test, risultava spesso che si era sbagliato. Si era sbagliato, ad esempio, sull’età specifica in cui i bambini comprendono certi concetti, infatti i ricercatori hanno trovato regolarmente le prove di concetti complessi ad età molto precedenti a quelle che Piaget aveva proposto. Più precisamente, oggi risulta che si sia sbagliato sul concetto fondamentale degli stadi dello sviluppo. Nella maggior parte dei casi i bambini di 8 anni, ad esempio, dimostrano di possedere il pensiero operatorio concreto in alcuni compiti, ma non in altri ed hanno maggiori probabilità di evidenziare un pensiero complesso affrontando un compito che conoscono bene piuttosto che uno di cui hanno poca esperienza. L’intero processo è molto meno a stadi e più influenzato da esperienze specifiche di quanto Piaget abbia proposto e pensato.
La teoria di Piaget non ha certo perso la sua influenza per queste conferme mancate. Molti dei concetti fondamentali di Piaget si sono fissati nella nostra comune base concettuale (allo stesso modo in cui è stato accettato il concetto dell’inconscio di Freud) e la sua teoria continua a tracciare il programma di gran parte delle ricerche sul pensiero infantile.

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