Test di Rorschach: immagini, a cosa serve, interpretazione

MEDICINA ONLINE Test di Rorschach TAVOLE CON INTERPRETAZIONI FREQUENTI.jpgIn psichiatria, il test di Rorschach (pronuncia “rorsharc“), così chiamato dal nome del suo creatore Hermann Rorschach che lo inventà nella prima metà del ‘900, è un noto test psicologico proiettivo utilizzato per l’indagine della personalità. In particolare, fornisce dati utili per quanto riguarda il funzionamento del pensiero, l’esame di realtà, il disagio affettivo e la capacità di rappresentazione corretta di sé e degli altri nelle relazioni. L’utilizzo dell’interpretazione di “disegni ambigui” per valutare la personalità di un individuo è un’idea che in realtà risale a Leonardo da Vinci, tuttavia quello di Rorschach fu il primo approccio sistematico di questo genere. La definizione di “test”, secondo alcuni, risulta non essere totalmente adeguata, in quanto come test psicologico presenta scarsissime proprietà psicometriche: molti studiosi ritengono che il termine più corretto sarebbe quello di “Reattivo di Rorschach“, in quanto si vanno a indagare le risposte soggettive di fronte a stimoli nuovi e ambigui. Può essere utile, in determinati contesti clinici ed in base agli specifici obiettivi, affiancare al Rorschach anche un altro test quale un “inventario della personalità”; ad esempio, la correlazione e il confronto tra test come il Rorschach e il MMPI-2 potrebbe aiutare nel fornire un’immagine abbastanza esaustiva del sistema psichico indagato: il Rorschach ne delinea la personalità profonda, il Minnesota rileva l’espressione di essa. Le risposte sono generalmente fornite sulla base dell’intera immagine o di un dettaglio (la cui scelta può essere più o meno comune), oppure sullo spazio negativo intorno o all’interno della macchia d’inchiostro.

Come viene effettuato il test di Rorschach

Il test si compone essenzialmente di 10 tavole, su ciascuna delle quali è riportata una macchia d’inchiostro simmetrica: 5 monocromatiche, 2 bicolori e 3 colorate. La scelta delle tavole, il loro ordine di presentazione, e le loro caratteristiche formali e contenutistiche richiesero molti anni di ricerche e tentativi da parte di Rorschach. Le tavole vengono sottoposte all’attenzione del soggetto una alla volta e, per ciascuna e senza limiti di tempo imposto, gli viene chiesto di esprimere tutto ciò cui secondo lui la tavola somiglia. Pur non esistendo risposte giuste o sbagliate, esse sono normate da un ponderoso elenco standardizzato che, secondo i sostenitori del test, ne renderebbe la valutazione attendibile. Dall’interpretazione delle risposte date a ciascuna tavola sarebbe possibile delineare un profilo per attitudini, un profilo di personalità (Sfera dell’Intelligenza, dell’Affettività e del Contatto Sociale) ed identificare eventuali nodi problematici del soggetto in esame.

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La siglatura

Il risultato del test dipende dal modo in cui le risposte vengono “decodificate”, chiamato “siglatura”, cioè la strutturazione e l’inquadramento categoriale delle risposte qualitative fornite dal soggetto. Attualmente esistono due grandi gruppi di scuole di “siglatura”: quella europea e quella americana (Metodo Exner). Il “Sistema Comprensivo di Exner” ha rappresentato un ampio tentativo di ricondurre il test di Rorschach nell’alveo dell’assessment psicologico di matrice psicometrica, cercando di integrarne le istanze proiettive con una vasta base di dati statistici. È attualmente il metodo più diffuso in ambito anglosassone. Approccio diverso è la siglatura europea tradizionale che, seppur sempre fondato sui dati normativi statistici calcolati per le popolazioni di riferimento, prevede un maggior spazio per gli aspetti interpretativi e psicodinamici. In particolare, si riconosce una tradizione psicoanalitica e fenomenologica (radicata soprattutto in Francia: il cosiddetto “Metodo Chabert“), e una detta “Svizzero-Italiana” (Metodo “Bohm/Loosli-Uster/Passi-Tognazzo“). Indipendentemente dall’approccio utilizzato, il Rorschach deve essere sempre applicato con grande attenzione e consapevolezza, e data la sua delicatezza e complessità interpretativa sarebbe consigliabile, per il professionista che intenda usarlo, ottenere preventivamente un’adeguata qualificazione ed esperienza d’uso.

Interpretazione dei risultati

L’interpretazione del test di Rorschach non si basa solo sul contenuto della risposta inteso come “che cosa” la persona vede nella macchia d’inchiostro. In effetti, il contenuto rappresenta una parte relativamente limitata di un insieme di variabili più ampio che viene impiegato per interpretare i dati: per esempio, il tempo impiegato dal soggetto per fornire una risposta a una tavola è significativo (un tempo lungo può indicare “shock”), così come lo sono gli eventuali commenti accessori alla risposta vera e propria. In particolare, le informazioni sulle determinanti (gli aspetti generali della macchia d’inchiostro che hanno portato alla risposta, come la forma e il colore) e la posizione (quali dettagli della macchia hanno portato alla risposta) sono spesso considerate più importanti del contenuto, pur esistendo indicazioni contrastanti al riguardo. L’originalità può essere inoltre considerata un’ulteriore categoria di base.

Le tavole del Test di Rorschach

Ecco un esempio di tavole usate per il test di Rorschach:

La descrizione del contenuto

Ogni tavola non ha un preciso contenuto universale valido: essendo un test proiettivo, lo scopo è valutare la risposta del soggetto a stimoli ambigui. Pertanto, il soggetto deve descrivere quello che gli sembra di vedere, non essendoci una vera risposta esatta. L’operatore che somministra il test tuttavia terrà debitamente conto del contenuto descritto per delineare il profilo del paziente. Alcune descrizioni, secondo i sostenitori del test, potrebbero essere sintomo di patologie.

La giustificazione fornita dal soggetto

Le motivazioni fornite dal soggetto costituiscono un elemento molto importante di analisi. Innanzitutto, le risposte sono normalmente considerate valide se sono adeguatamente motivate. La giustificazione può essere fornita sia spontaneamente dal soggetto durante la visione della singola tavola sia in una fase successiva, quando l’operatore mostrerà nuovamente tutte le tavole, ricordando al soggetto la descrizione precedentemente fornita. Dalle giustificazioni inoltre è possibile notare ulteriori aspetti del soggetto.

Il tempo utilizzato

Il tempo utilizzato per ogni singola tavola è un elemento che viene costantemente monitorato. Inoltre, in alcune tavole il tempo di risposta è uno dei fattori fondamentali, per esempio nella prima: infatti un tempo eccessivo senza alcuna risposta viene ritenuto come segno shock da parte di alcuni professionisti. L’operatore che somministra il test fa in modo che il soggetto prenda i tempi che ritiene opportuni, al fine di monitorare un dato spontaneo.

Le rotazioni delle tavole

Il comportamento delle mani del soggetto viene monitorato con una particolare attenzione, al di là delle normali teorie del linguaggio non verbale. Viene sempre interpretato positivamente il fatto che il soggetto ruoti le tavole al fine di individuare al meglio le figure all’interno. Nel caso il soggetto copra le tavole con le mani, viene spesso indicato come un sintomo di una patologia.

Rorschach nel cinema

Le tavole di Rorschach hanno ispirato il nome di un celebre personaggio della DC Comics presente nel fumetto Watchmen (da cui è stato tratto l’omonimo film del 2009 diretto da Zack Snyder) il cui nome è proprio Rorschach, poiché veste, come maschera, una panno con macchie che ricordano quelle del test. Lo stesso test viene poi usato nella storia per analizzare il personaggio, mentre si trova rinchiuso in carcere. Il test di Rorshack viene anche usato da uno psichiatra (Danny DeVito) nel film del 1999 “Il giardino delle vergini suicide” diretto da Sofia Coppola e viene mostrato ai trivellatori aspiranti astronauti protagonisti del film del 1998 “Armageddon – Giudizio finale” diretto da Michael Bay. La prima apparizione del test al cinema è avvenuta però nel lontano 1946, nel film noir “Lo specchio scuro” diretto da Robert Siodmak ed interpretato da Olivia de Havilland nel doppio ruolo di due gemelle, una delle quali è accusata di omicidio.

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