Sindrome da accumulo digitale: accumulare dati sul pc in modo ossessivo

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L’accumulatore digitale spesso perde il contatto con la realtà

Negli ultimi anni le nuove tecnologie hanno rivoluzionato le nostre vite, sotto alcuni aspetti in positivo, ma hanno anche portato una serie di nuove malattie che io chiamo “tecno-patologie“, impensabili fino ad appena una decina di anni fa. Alcuni esempi tipici di cervello che “va in tilt” perché non riesce a “stare al passo” con le nuove tecnologie, sono:

  • nomofobia: paura incontrollata di rimanere sconnessi dal contatto con la rete di telefonia mobile;
  • fomo (fear of missing out): paura di essere tagliati fuori dai social network;
  • ansia da squillo (ringxiety): ansia determinata dalla paura di ricevere/non ricevere telefonate e notifiche sullo smarphone;
  • selfite: l’ossessione di scattarsi foto selfie e pubblicarle sui social per avere like;
  • textaphrenia e textiety: ansia da messaggio;
  • ansia da “challenge” o da “sfide social”: ansia che deriva dal partecipare a catene social;
  • dipendenza da smartphone: l’ansia di controllare continuamente le notifiche sul proprio cellulare;
  • like-addiction: ansia di raggiungere il più alto numero di like (“mi piace”) o di non raggiungere abbastanza like;
  • vamping: ore notturne trascorse sui social media che portano ad “insonnia tecnologica“.

Un nuovo tipo di condizione o patologia che noto si stia diffondendo sempre di più tra i giovanissimi, di cui ancora nessuno ha mai parlato in modo approfondito (almeno in Italia), è quella che io ho battezzato come “Sindrome da accumulo digitale” o “Disturbo da accumulo digitale” (DAD) o ancora “Accumulo digitale ossessivo-compulsivo“, che è una variante della già conosciuta “Sindrome da accumulo“. Nella Sindrome da accumulo “classica” il soggetto ha una grandissima difficoltà nel separarsi dagli oggetti personali, che si traduce in accumulo spesso molto problematico, di oggetti anche completamente senza valore o, addirittura pericolosi per la salute. In alcune persone l’accumulo è il risultato della difficoltà a buttare gli oggetti inutili, in altre è anche l’esito di un eccesso di acquisti (magari solo di specifici prodotti, ad esempio scarpe). Il risultato è in ogni caso il riempire letteralmente ogni spazio disponibile della casa con oggetti che, un soggetto normale, butterebbe nell’immondizia o non avrebbe affatto comprato/raccolto. Nella Sindrome di accumulo digitale, il soggetto non ammassa oggetti reali, bensì accumula patologicamente terabyte e terabyte di dati scaricati dal web, dati che comprendono una grande varietà di tipologie di file: immagini, musica, filmati, testi… Il soggetto arriva quindi facilmente a “riempire” la memoria del proprio pc (e spesso anche del proprio cellulare e tablet) con moltissimi dati, sia utili ma anche e soprattutto inutili, tanto che è spesso costretto ad acquistare – spendendo moltissimi soldi a volte – dei supporti di memoria esterni, come ad esempio hard disk esterni molto capienti (ormai ne esistono da oltre 10 terabyte l’uno), per poter continuare a scaricare dal web in modo ossessivo-compulsivo. Quando il soggetto termina la memoria disponibile, anziché creare spazio cancellando dati inutili, preferisce acquistare nuovi supporti di memoria col risultato che cronicamente si ritroverà ad avere vari hard disk, memorie usb ed sd pieni di dati accumulati. A questo comportamento sono tipicamente associate le tendenze compulsive-ossessive ed una riduzione del rendimento lavorativo.

Stime epidemiologiche

Secondo le mie ricerche è emerso che il disturbo sembrerebbe interessare soprattutto il sesso maschile: tra i nostri attuali pazienti con DAD, la maggioranza sono uomini, con un rapporto maschi/femmine di 20 a 1. Il paziente tipo ha 20-30 anni, possiede un livello di istruzione medio alta (diploma o laurea) e vive con i genitori. Generalmente è un tipo perfezionista ed orgoglioso: difficilmente ammette di avere un problema, anche perché soffre di disturbi egosintonici. Pur non possedendo reali dati epidemiologici, secondo la mia esperienza stimo che il problema interessi (ed interesserà in modo esponenziale in futuro) gli attuali giovanissimi, poiché fin dalle elementari sono immersi in un “bombardamento di dati digitali” a cui noi più in avanti con gli anni non siamo stati sottoposti. Tra pochi anni quindi prevedo una vera e propria epidemia, non solo di questo disturbo, ma in generale di tutte le tecno-patologie, tendenza che tra l’altro è già in atto.

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Fattori e patologie che spingono all’accumulo digitale ossessivo-compulsivo

La patologia da accumulo digitale è favorita, a mio avviso, da alcuni fattori fattori favorenti, tra i quali:

  • la grande velocità di download attualmente disponibile a tutti;
  • la grandissima quantità di dati (film, musica, serie tv, cartoni, testi, foto…) scaricabili anche contemporaneamente da internet;
  • l’esistenza di programmi automatici che organizzano ed automatizzano lo scaricamento dei file;
  • la presenza in vendita di supporti di memoria digitali sempre più ampi ed economici in rapporto alla capienza, ad esempio hard disk per pc da 10 terabyte o schede micro SD da 256 gigabyte per smartphone/tablet;
  • il fatto che sia ormai considerato normale avere a che fare con pc, tablet e smartphone per ore ed ore.

Il comportamento di accumulo digitale, al pari di quello “classico”, oltre ad essere un disturbo a sé, può essere la spia di diversi altre condizioni o disturbi psichiatrici o essere presente parallelamente ad essi (essere causa/concausa/causato da):

  • Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC): in questo caso l’accumulo è accompagnato da altri sintomi ossessivi (di solito rituali di ordine o simmetria) ed è il risultato della presenza di ossessioni e/ di sensazioni di incompletezza: buttare implica intense sensazioni di “cose non a posto” (ad esempio “buttare un ricordo è come perdere un pezzo di me”) o intensa paura che si realizzi un qualche danno.
  • Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità: è uno dei tanti aspetti del carattere di una persona che è rigida, tende a collezionare, che spesso è avara, che ha difficoltà a separarsi e con i cambiamenti, che tende a pianificare tutti i dettagli della propria vita.
  • Lesioni cerebrali da traumi o demenza: specifiche lesioni cerebrali, ad esempio quelle a livello della corteccia prefrontale, sono associate ad un anomalo comportamento di accumulo, che però appare più disorganizzato, senza scopo.
  • Sindrome di Diogene: in questa sindrome l’accumulo si presenta insieme a una vita in condizioni molto precarie dal punto di vista sanitario e di decoro sociale: c’è una generale trascuratezza nella cura della casa e della persona.
  • Hikikomori: condizione di un individuo che, per vari motivi, ha scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento all’interno della propria abitazione dove al massimo mantiene minimi rapporti di convivenza con chi vive con lui, ad esempio i propri genitori, che a lui provvedono dal punto di vista economico.
  • Schizofrenia: in questo caso si inserisce tra i tanti comportamenti ripetitivi disfunzionali della schizofrenico, però l’accumulo si presenta più disorganizzato, non c’è legame con gli oggetti, e risponde ai farmaci antipsicotici.
  • Disturbo da controllo degli impulsi: un accumulo esagerato di oggetti può essere l’esito di comportamenti impulsivi. Il disturbo da controllo degli impulsi comprende la Dipendenza da internet, che si manifesta in modo variegato come dipendenza dal gioco d’azzardo online, shopping online e/o masturbazione compulsiva da pornografia online.
  • Sovraccarico cognitivo: trascorre sempre maggiori quantità di tempo nella ricerca, nell’organizzazione e nella catalogazione di dati dal web.

Quali sono le motivazioni dell’accumulo nella Sindrome di accumulo digitale?

I nostri attuali pazienti a cui attribuiamo il disturbo da accumulo digitale, hanno con i file scaricati ma “inutili” che ammassano un rapporto non molto diverso da quello che la maggior parte degli individui ha con i propri file scaricati ed “utili”. Del resto in senso evolutivo – in effetti – l’accumulo è un comportamento funzionale alla sopravvivenza: il previdente uomo preistorico metteva da parte per tempi di magra, quindi potrebbe apparire sensato che un dato file scaricato, oggi inutile, prima o poi potrebbe tornare funzionale per il proprio lavoro o per lo svago. Il problema è che gli accumulatori patologici perdono completamente di vista il rapporto costi – benefici: per esempio riempiono un hard disk di dati oggettivamente inutili e non lasciano spazio a file che sarebbero davvero utili. Gli accumulatori confondono comportamenti funzionali, comportamenti normalmente connotati in positivo, come “riutilizzare un dato file con creatività”, con un comportamento che è fortemente autolesivo e che rende ansioso il soggetto, soprattutto perché ha paura di perdere i dati a causa del guasto di un supporto di memoria, fatto che lo porta a fare numerose copie di backup dei dati aumentando ancora di più i supporti di memoria a disposizione.

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Il soggetto con Sindrome di accumulo digitale

Secondo la mia esperienza, il soggetto con DAD ha chiaramente comportamenti ossessivi compulsivi, che notiamo ripetersi in più persone: ad esempio il paziente, se ascolta una canzone che gli piace, non scaricherà solo quella canzone da internet, bensì scaricherà tutto l’album e tutta la discografia del gruppo musicale in questione. Stessa cosa con un film (ad esempio scaricherà l’intera filmografia del regista di un film che gli è piaciuto) o con filmati pornografici (ad esempio scaricherà tutti i video pornografici che trova relativi ad una data attrice pornografica preferita). Il soggetto con DAD memorizzerà tutti i file in cartelle ben organizzate e specifiche, quasi mai in modo casuale e disordinato: l’accumulatore è quasi sempre un vero e proprio perfezionista dell’ordine e lasciare i file nel totale caos, senza organizzarli in qualche modo che lui ritiene funzionale, può causargli la stessa ansia che prova un ossessivo compulsivo se gli viene negata la possibilità di ripetere un pensiero o un gesto in modo ripetitivo. Inoltre l’accumulatore digitale non riesce, se non con estrema difficoltà, a cancellare i dati accumulati, anche se sono presenti in rete e quindi “riscaricabili” in qualsiasi momento: il soggetto ha comunque paura che quei dati prima o poi verranno tolti dalla rete e lui li vuole comunque conservare per possederli in tale evenienza. Tale paura, se può avere senso per tipi di file che oggettivamente sono di difficile reperibilità nella rete, perde di consistenza qualora l’accumulatore decida di conservare file che sono (e che saranno in futuro) oggettivamente di estrema reperibilità su internet. In caso di DAD il soggetto potrebbe ad esempio decidere di scaricare sul proprio smartphone la canzone “With or Without You” del gruppo “U2”, non per la (normale) comodità di potervi accedere in qualunque momento, ma solo nella paura – evidentemente del tutto infondata – che tale canzone possa “sparire” improvvisamente dal web. In alcuni pazienti con DAD io ed il mio Staff abbiamo notato la presenza di alcune tendenze che si ripetono spesso, come quella di ricercare e catalogare informazioni prelevate da internet, di accumulare video e fotografie di natura pornografica, di comportamenti ripetitivi nell’interfacciarsi coi social network, come ad esempio quello di scaricare compulsivamente e catalogare in apposite cartelle con nome, le foto dei propri contatti di Facebook.

Craving da mancato download

La cosa interessante, che rivela la natura patologica dell’accumulo, è che dopo aver ammassato centinaia di migliaia di file sulle proprie memorie, questi dati saranno per la maggior parte lasciati al loro posto senza essere più consultati dall’accumulatore. Ad esempio, il soggetto scarica l’intera discografia degli U2, ma non ascolterà mai tutte le canzoni disponibili, bensì solo quella decina che gli interessano, senza tuttavia cancellare il resto dei file, oggettivamente inutili. Il piacere dell’accumulatore è quindi legato NON al possedere in sé, quanto all’avere ogni giorno “qualcosa in più”: sia l’atto della ricerca di nuovo materiale da scaricare che  l’atto dello scaricamento in sé, gli forniscono infatti una periodica dose di dopamina, il famoso neurotrasmettitore del “piacere”, cioè la stessa sostanza che l’eroinomane ottiene somministrandosi eroina o che il fumatore assume inalando nicotina. Quando l’accumulatore non può scaricare nuovi dati, ad esempio perché la sua connessione non funziona o perché ha finito la memoria disponibile, tende ad avere il “craving“, cioè vere proprie crisi di astinenza, che io chiamo “craving da mancato download“. Ottenendo grandi dosi di dopamina dalle sue attività, piegato alle leggi chimiche della “tolleranza“, l’accumulatore tende progressivamente a voler scaricare file sempre in maggior quantità e sempre più inutili, per avvertire sempre lo stesso piacere iniziale, in un circolo vizioso che lo può portare a tralasciare le proprie normali attività per portare avanti l’accumulo, con possibili ricadute sul lavoro o sugli affetti. Ottenere grandi quantità di dopamina dalla sua malsana attività, potrebbe inoltre “innalzare l’asticella del piacere” e portare il paziente ad avere scarso interesse nelle attività che normalmente sono considerate piacevoli, come uscire con gli amici o passare tempo col proprio partner, col risultato di metterle in secondo piano, creando alcuni presupposti che sono fattori di rischio per la depressione.

Materiale illegale

Il soggetto più grave arriva a scaricare file di qualsiasi tipo, a volte anche di argomenti che poco o nulla gli interessano, e questo lo può portare anche a scaricare materiale illegale (materiale soggetto a copyright o pedopornografia) in maniera ossessiva-compulsiva e slegandosi mentalmente completamente dalle conseguenze a cui questo gesto lo può condurre, in modo simile a quello che ho osservato nei pazienti con sindrome frontale ed ipofrontalità, dove il contatto con la realtà era parzialmente interrotto. Nei casi gravi il soggetto, apparentemente insospettabile e dotato di elevata moralità, quando è da solo davanti al suo pc e può scaricare ciò che vuole, si trasforma completamente e non esista a trasgredire perfino la legge pur di accumulare i file che desidera.

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Cause di Sindrome di accumulo digitale

Non essendo una condizione o patologia ancora indagata in Italia da nessuno studio ufficiale, se non dalle ricerche effettuate dal sottoscritto, è difficile trovare una o più cause specifiche, se non quelle che sono alla base del disturbo ossessivo compulsivo e della Sindrome di accumulo. Secondo il parere mio e degli altri membri dello Staff che dirigo, alla base del DAD ci sarebbe quindi lo stato ansioso del soggetto che lo porta ad una deviata psicologia dell’opportunità. I dati digitali per la persona con DAD rappresentano potenzialmente una speciale occasione o opportunità, ovvero sono file “non si sa mai”: potrebbero in un lontano futuro servire, potrebbero essere importanti per risolvere qualche problema futuro, potrebbero acquistare valore anche se ora non lo hanno. L’accumulatore digitale si rende conto che il file scaricato, ad oggi, non gli serve, ma è convinto che prima o poi gli servirà ed a qual punto potrebbe non averla, e ciò gli genera ansia. Una foto di un albero scaricata, ad esempio, oggi non mi è utile, ma la tengo sul pc o sul tablet perché prima o poi potrebbe servirmi e magari quel giorno questa foto specifica che mi piace tanto potrebbe non essere più scaricabile dalla rete, ed io l’avrei persa per sempre. In tal modo virtualmente qualsiasi dato al mondo – anche se oggettivamente inutile – è una occasione accrescere i dati accumulati, per colmare quest’ansia da possibile futura necessità inappagata. L’osservazione dei nostri pazienti con probabile DAD suggerisce l’impressione che abbia un problema nel processo di elaborazione delle informazioni: decidere quali informazioni tenere o buttare e come organizzarle implica capacità di categorizzazione, di memorizzazione e una certa quantità di attenzione, oltre che fiducia in queste capacità, che il soggetto ha invece perso o possiede con significato distorto, forse a causa di una perdita, recente o passata, di un oggetto o di una persona cara. Ulteriori studi sono necessari per individuare con esattezza le possibili cause e fattori di rischio della DAD.

Terapia della Sindrome di accumulo digitale

Come già detto, allo stato attuale della ricerca, questa è una patologia che non è stata codificata e ne ho parlato oggi solo perché negli ultimi anni ho notato un aumento di questo tipo di comportamento in alcuni pazienti ed ho cercato di codificare io stesso gli elementi in comune. Non essendo ancora una vera condizione o patologia “riconosciuta”, anche i dati relativi alle terapie sono inesistenti. Dal mio punto di vista però, penso che questo tipo di pazienti aumenterà di molto in futuro e che, come cura, alcune psicoterapie comportamentali e terapie farmacologie attualmente usate nel disturbo ossessivo compulsivo e nel disturbo di accumulo “comune”, potrebbero migliorare la situazione nel paziente con DAD, visto che nei nostri pazienti sembrano effettivamente essere efficaci, migliorando – anche se in maniera molto lenta – la situazione.

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