La dieta vegetariana fa bene o fa male?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica DIETA VEGETARIANA FA BENE O FA MALE Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Pancia Sessuologia Sesso Pene Laser Filler Ruga BotulinoIn Italia, secondo il rapporto Eurispes, i vegetariani costituiscono attualmente il 7,1% della popolazione, circa 4,2 milioni di persone. Di questi, lo 0,6% si è dichiarato vegano (ossia non consuma alcun alimento di origine animale). La domanda che in molti si fanno è se la dieta vegetariana o quella vegana, facciano realmente bene o no alla nostra salute. Il dibattito è apertissimo e purtroppo la ricerca scientifica non ha ancora trovato una risposta assoluta, anzi, vari studi danno risultati non solo diversi, ma addirittura quasi contraddittori. E’ il caso di due ricerche, una austriaca e l’altra canadese, che vanno in due direzioni molto diverse.

La dieta vegetariana aiuta cuore e vista

Al cuore fa bene una dieta priva di proteine di origine animale. A dirlo è una ricerca pubblicata sul British Medical Journal da un team del St. Michael’s Hospital di Toronto guidato dal dott. David Jenkins.
Il team diretto dal dott. Jenkins si è concentrato in particolare sugli effetti della cosiddetta Eco-Atkins, una sorta di evoluzione della famosa dieta Atkins basata sul consumo di alimenti a basso contenuto di carboidrati, ma ad alto contenuto di proteine e oli di origine esclusivamente vegetale.
Gli scienziati hanno studiato 39 ambosessi in sovrappeso, avviandoli a un programma dietetico. I volontari sono stati suddivisi in due gruppi, il primo dei quali doveva seguire per 6 mesi la dieta Eco-Atkins o un’altra dieta ricca di carboidrati e povera di grassi.
Alla fine dello studio, i ricercatori hanno notato che gli appartenenti al primo gruppo avevano un tasso del colesterolo più basso del 10 per cento rispetto agli altri. Secondo i medici americani la riduzione del colesterolo e del peso potevano essere associate a una riduzione del rischio di malattie cardiache pari al 10 per cento per 10 anni.
«A conclusione, riteniamo che una dieta dimagrante che ha ridotto l’apporto di carboidrati in favore di una maggiore assunzione di proteine da fonti vegetali come il glutine, la soia e le noci insieme a oli vegetali, offre l’opportunità di migliorare sia il colesterolo LDL che il peso corporeo: entrambi fattori rischio per le malattie cardiache», conclude il dott. Jenkins.
A confermare questi risultati è anche una ricerca dell’Università di Oxford pubblicata sul Journal of Clinical Nutrition, secondo cui fra i vegetariani il rischio di morte o di ricovero per problemi dovuti a patologie di natura cardiaca è più basso del 32 per cento rispetto alla media.
“La maggior parte dei benefici della dieta vegetariana sulla salute è causata dagli effetti sul colesterolo e sulla pressione sanguigna”, ha spiegato Francesca Crowe, autrice dello studio.
“Ciò dimostra che la dieta vegetariana contribuisce in maniera determinante alla riduzione di fattori di rischio importanti per la salute del cuore e possiede un ruolo fondamentale nella prevenzione delle malattie cardiache”, continua la dott.ssa Crowe, ricercatrice presso la Cancer Epidemiology Unit ad Oxford.
L’analisi è stata effettuata su un totale di oltre 45 mila volontari che hanno partecipato al grande studio prospettico EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), una ricerca volta a evidenziare il nesso esistente fra alimentazione e patologie croniche, in particolare il cancro.
Dallo stesso studio, i ricercatori di Oxford avevano estrapolato un’altra evidenza, ovvero che la dieta a base di vegetali ridurrebbe anche il rischio di sviluppare la cataratta in età adulta del 40 per cento.
Secondo i dati, pubblicati in quel caso sull’American Journal of Clinical Nutrition, chi eccedeva nel consumo di carne mangiandone più di 100 grammi al giorno andava incontro a un rischio superiore del 40 per cento rispetto a un paziente vegetariano e del 15 per cento rispetto a chi seguiva una dieta equilibrata con un buon apporto di proteine nobili derivate dal pesce.
Nonostante vi siano stati già in passato studi che ipotizzassero un legame fra le abitudini alimentari e la possibilità di sviluppare la cataratta, il primario di oculistica del San Gerardo di Monza, Paolo Arpa, si mostra scettico sui risultati: “a ben guardare tutti questi studi sono più che altro di tipo osservazionale, si limitano cioè a rilevare una correlazione statistica, che di per sé non prova in maniera scientifica e rigorosa l’esistenza di una relazione di causa ed effetto tra un tipo di dieta e il rischio di cataratta. Per avere maggiori certezze servirebbero altre ricerche con più gruppi di controllo come paragone e che tengano conto dei numerosi fattori che possono influenzare lo stato di salute”.
La cataratta, che colpisce circa la metà della popolazione oltre i 70 anni, è tuttavia una patologia curabile, con una percentuale di riuscita dell’intervento del 95 per cento. Il disturbo, legato all’indurimento e all’opacizzazione del cristallino, viene curato con gli ultrasuoni e con l’asportazione del cristallino stesso, da sostituire con una lente artificiale trasparente. A livello di prevenzione, oltre a un tipo di dieta più “verde”, gli esperti suggeriscono di proteggere gli occhi dai raggi UV, di evitare il fumo e di trascorrere più tempo possibile all’aria aperta, in modo che, anche se predisposti geneticamente, non si sia costretti a intervenire troppo presto.

I vegetariani rischiano depressione e malattie croniche

Fino ad ora i vegetariani hanno avuto di che sorridere, ma purtroppo la ricerca scientifica evidenzia anche i lavi negativi di tale dieta: il mancato consumo di carne provocherebbe disturbi psichici come ansia e depressione e favorirebbe l’insorgere di patologie quali il cancro, l’infarto e allergie. A rivelarlo è uno studio dell’Università Medica di Graz in Austria, secondo cui la qualità della vita dei vegetariani sarebbe di gran lunga peggiore rispetto a quella di chi invece consuma carne.
Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista PLos One ed intitolata Austrian Health Interview Survey, i vegetariani hanno il 50% in più di possibilità di ammalarsi di cancro o di subire un infarto.

I vegetariani, secondo le statistiche, possiedono un indice di massa corporea inferiore e seguono uno stile di vita migliore con più attività fisica e abitudini salutari, ma a causa del mancato consumo di carne, rischiano il doppio di soffrire di allergie e sono più esposti a disturbi come l’ansia e la depressione. E, di conseguenza, “hanno anche un maggiore bisogno di assistenza medica”.

A rendere così vulnerabili i vegetariani, secondo lo studio, sarebbe non tanto un eccessivo consumo di frutta e verdura, bensì una dieta sbilanciata del tutto priva di grassi animali. Questi ultimi, infatti, assunti in quantità ragionevoli, svolgono un’importante funzione nel nostro organismo e non dovrebbero mancare nella dieta di tutti i giorni. Sempre secondo gli studiosi, infine, un basso o assente consumo di carne sarebbe collegato anche ad una scarsa propensione verso i vaccini e la prevenzione. Per questo motivo, gli autori della ricerca invitano il proprio Paese a continuare con programmi pubblici a favore di un’alimentazione salutare, completa e bilanciata. Lo studio ha già ovviamente dato vita a polemiche ed obiezioni, dal momento che fino ad oggi, secondo i Centers for Disease Control and Prevention, una dieta ricca di frutta e verdura ridurrebbe in ogni caso, il rischio di cancro e di altre malattie croniche.

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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