Vigoressia: essere muscolosi e vedersi flaccidi

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Benessere Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie DermatologiaSmettere fumare Dimagrire Peso VigoressiaE’ il 1993 quando la vigoressia viene per la prima volta descritta in una pubblicazione scientifica, ed il termine stesso con il quale oggi la si definisce non è ancora stato coniato. Si parla in modo più generico di reverse anorexia (anoressia inversa), e probabilmente questa prima definizione è in grado fin da subito di far comprendere l’oggetto della trattazione. Da li in poi i modi per definirla si sono perfino moltiplicati, parlando di “bigoressia” o “dismosfofobia muscolare” o più genericamente di “complesso di Adone”.

Percezione distorta

I vigoressici sono soggetti che hanno una percezione distorta del loro corpo, quello che avviene anche le anoressiche.  Ma mentre queste ultime sono persone magrissime che continuano a vedersi grasse e bisognose di dimagrire, invece i vigoressici sono soggetti muscolarmente ipertrofici che si percepiscono come flaccidi e poco tonici, tanto da ricercare in modo esasperato un ideale di bellezza e perfezione che inevitabilmente è sempre un po’ più distante del livello raggiunto.

Una spirale di rischi

La spirale in cui si viene risucchiati espone a tutta una serie di rischi per la propria salute fisica, ma non solo, poiché la vigoressia porta ad un progressivo isolamento dal contesto sociale in cui si vive, ritenendo gli altri inadeguati e incapaci di comprendere che l’unica via corretta è proprio quella di un comportamento rigido e finalizzato all’aumento dei volumi muscolari. Le uniche persone che vengono ritenute degne di stima, capaci e competenti sono coloro che condividono il medesimo stile di vita, e che magari hanno già ottenuto risultati di maggiore entità sul profilo fisico. Il desiderio di emulazione diviene talmente grande che si è disposti a intraprendere qualsiasi strada, non ultimo l’impiego di steroidi anabolizzanti che in molti casi possono portare ad eventi gravosi sino alla morte del soggetto.

Difficile da riconoscere

E’ difficile parlare di vigoressia, così come è complesso saperla riconoscere e distinguere da una sana passione sportiva e una auspicabile cura per il proprio corpo, che anzi andrebbe esaltata. Le ragioni di tale difficoltà sono facili da immaginare. Come appena accennato, nel corso degli ultimi anni il dibattito intorno all’anoressia è stato (giustamente) marcato, spingendo anche attraverso campagne pubblicitarie particolarmente shockanti a prendere consapevolezza del problema. Sebbene non sia possibile né corretto affermare che ogni individuo estremamente magro sia anoressico, è inevitabile che quando la magrezza di chi ci sta di fronte è particolarmente elevata un piccolo dubbio sulla presenza del problema certamente fa capolino tra i pensieri di quasi tutti. Così come sarà capitato alla gran parte delle persone sentire frasi del tipo “è così magra da sembrare anoressica!”.

Queste affermazioni confermano non solo la diffusa conoscenza del problema, seppure ad un livello elementare, ma anche l’utilizzo del termine “anoressico” in modo proprio, ossia ad indicare una condizione patologica e degna di attenzione, al punto da interpretare spesso l’estrema magrezza quasi come una condizione problematica, almeno dal punto di vista lessicale.

Quando ad essere di fronte a noi è un soggetto particolarmente tonico e muscoloso, il sentimento che più facilmente fa capolino è quello dell’ammirazione se non dell’invidia. E’ molto meno probabile che si faccia riferimento a queste persone come a soggetti potenzialmente malati, bisognosi dello stesso aiuto che istintivamente si pensa possa essere di supporto ad un anoressico.
Questo atteggiamento risulta un’arma a doppio taglio. Per un verso è molto meno probabile che l’aiuto necessario possa giungere o possa essere richiesto dal diretto interessato, e dall’altra parte le probabilità che altri possano incappare nello stesso problema cresce in modo esponenziale. Proprio perché l’idea che traspare è dell’individuo che “scoppia di salute”.

Un problema sottovalutato

Manca una reale presa di consapevolezza del problema e, a parlarne, si rischia certamente di poter essere fraintesi, si corre il pericolo che il messaggio lanciato sia frainteso, raccolto come un inno alla sedentarietà nel timore di avviarsi verso un cammino che porta ad una condizione pericolosa e patologica. Ovviamente questa interpretazione è sbagliata, sarebbe come ritenere ogni centro per il dimagrimento l’avamposto per la diffusione dell’anoressia. Premesso dunque che sia la condizione di sovrappeso che quella di sedentarietà sono assolutamente negative e, per quanto possibile da evitare, ribadito che i benefici della regolare attività fisica sono enormi soprattutto in termini preventivi rispetto all’insorgenza di patologie anche gravi, e rispetto al decadimento fisico, resta da segnalare come problematica la situazione di chi, superando la sottile linea di demarcazione tra quello che è salutare e quello che non lo è, si spinge verso il rischio della vigoressia.

Le categorie più a rischio

I soggetti maggiormente a rischio sono i maschi così come, percentualmente parlando, sono le donne quelle maggiormente esposte all’anoressia. La fascia certamente più colpita è quella dei 25 ai 35 anni, seguita da quella tra i 18 e i 24, ma non manca una crescente fetta di persone più adulte, anche over 40, che inconsapevole di un’età che avanza, e spinta dall’idea di riconquistare la propria giovinezza attraverso l’allenamento, si lascia gradualmente attrarre da allenamenti sempre più duri e frequenti, alimentazione sempre più rigida, sino a trovarsi vittima della vigoressia.

Diagnosi difficile

Trascorrere ore ed ore in palestra ad allenarsi evidentemente non basta per effettuare una diagnosi, questo è solo un indizio che da solo non significa nulla. Così come una crescente attenzione per ciò che si mangia non necessariamente conferma il medesimo stato. Ciascun elemento preso singolarmente non è sufficiente, e spesso non basta neanche individuarne più d’uno. Anche perché, come detto e come sarà ulteriormente ribadito più avanti, il risultato da un punto di vista della performance estetica e funzionale lo si ottiene con allenamenti regolari ed un certo grado di attenzione a quello che si mangia. Allo stesso modo trascorrere del tempo ad “esibirsi” o ad “ammirare” la propria muscolatura davanti allo specchio potrebbe essere un veniale peccato di vanità e nulla di più.

Essere affetti da vigoressia significa avere un atteggiamento ossessivo rispetto a tutto quanto questo, manifestare continuamente preoccupazione per i risultati, sia nel timore di regredire rispetto a quanto acquisito, sia nel costante impegno di migliorare sempre di più le proprie dimensioni fisiche.
Come anticipato la vigoressia colpisce prevalentemente i soggetti di sesso maschile. E’ difficile individuare, oltre alla classificazione anagrafica, altre caratteristiche di un soggetto “potenzialmente a rischio” in quanto la vigoressia colpisce in modo abbastanza eterogeneo. Ma è molto probabile che ad essere colpiti siano soprattutto soggetti con un basso grado di cultura, ed appositamente non è stato utilizzato il termine “scolarizzazione” poiché non è corretto ritenerli sinonimi. Un basso grado di cultura spesso non permette di prendere reale consapevolezza dei rischi cui si può andare in contro con questo tipo di comportamenti così fondamentalisti, né aiuta a discernere cosa sia un puro e semplice messaggio pubblicitario da quella che può essere un’informazione di carattere scientifico. Tale condizione è evidente che non possa essere d’aiuto quando ormai si è vittime della vigoressia, ma è certamente uno strumento che può prevenire ed allontanare il rischio di finirci dentro.

Un problema di autostima

A ulteriore conferma di quanto affermato occorre considerare che, in genere, chi è affetto da vigoressia gode di una bassa autostima e la realizzazione sul piano fisico rappresenta la sola gratificazione. La vigoressia può essere in tal senso il frutto di un iniziale meccanismo di compensazione, dove la scarsa autostima è compensata dall’esibizione del proprio corpo, scatta il desiderio di essere ammirati per la propria muscolatura. Mentre nell’anoressia si ha talvolta un atteggiamento di nascondimento, giungendo a cercare in internet delle guide su come mascherare l’anoressia, come nascondere il proprio corpo, nel suo essere una forma di “anoressia inversa”, la vigoressia passa attraverso l’ostentazione. Se è vero, come segnalato, che non basta un solo atteggiamento tra quelli descritti, e spesso neanche più d’uno per poter affermare che un soggetto è affetto da vigoressia, di sicuro è estremamente improbabile che una persona vigoressica non abbia un atteggiamento di ostentazione.

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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