Le 20 giustificazioni più assurde per i casi di doping nello sport

MEDICINA ONLINE BICI CICLISMO BIKE MOUNTAIN BIKE ROAD SPEED CASCO BICICLETTA DA CORSA CORRERE CIRCUITO MONTAGNA SENTIERO STRADA SPORT SPORTIVO CALORIE WALLPAPER PICS PICTURE PHOTO HI RESI tortellini della mamma di Sara Errani sono solo l’ultima delle giustificazioni per i casi di doping. Stravaganze e casi limite più o meno accettate dai vari tribunali antidoping: tra improbabili caramelle sudamericane, dosi massicce di carne rossa, effusioni varie e chi più ne ha più ne metta, riviviamo i casi più clamorosi nella storia recente di tutti gli sport.

Javier Sotomayor (atletica)

Nel 1999 risulta positivo alla cocaina dopo aver vinto l’oro ai Giochi Panamericani: lo stesso Fidel Castro interviene affermando che i test sono stati alterati per danneggiare Cuba e la sua reputazione comunista. Sotomayor viene ammesso alle Olimpiadi di Sydney 2000, ma l’anno dopo risulta nuovamente positivo al nandrolone e costretto al ritiro.

Mark Bosnich (calcio)

Il portiere australiano risulta positivo alla cocaina nel 2002, quando milita nel Chelsea, in Premier League. Si difende affermando di aver fatto utilizzo di droga per sensibilizzare la moglie, la super-modella Sophie Anderton, che ne è grande consumatrice: “Le ho detto che, per ogni striscia che si fosse fatta, io me ne sarei fatte due. E così è successo”. Il matrimonio naufraga poco tempo dopo e, qualche anno dopo, dichiarata bancarotta, Bosnich ammette di aver fatto uso di cocaina a lungo, e di aver speso anche 5.000 dollari a settimana per acquistarla.

LaShawn Merritt (altetica)

Dopo essere risultato positivo a uno steroide anabolizzante nel 2009, Merritt afferma di aver fatto utilizzo di un prodotto per aumentare le dimensioni del pene, responsabile dei valori alterati del sangue. “La squalifica che riceverò non potrà mai superare l’imbarazzo e l’umiliazione che provo – dichiara -. Sono diventato oggetto di barzellette tra i miei compagni”.

Daniel Plaza (atletica)

Vincitore dell’oro olimpico nella marcia 20 km a Barcellona, quattro anni dopo risulta positivo agli steroidi. Replica dicendo di aver fatto maratone di sesso orale con la moglie incinta e di aver ingerito grandi dosi di testosterone prodotto in eccesso dalla stessa compagna nel corso dei numerosi cunnilingui.

Melky Cabrera (baseball)

Risultato positivo al testosterone nel 2012, investe 10.000 dollari per creare un sito internet per pubblicizzare la vendita di un prodotto fasullo che – stando ai suoi piani – avrebbe assunto alterando i valori sanguigni. Viene smascherato poco dopo dagli agenti investigativi federali.

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Petr Korda (tennis)

Positivo al nandrolone nel 1998 dopo aver vinto l’Australian Open, si difende dicendo di aver consumato grandi quantità di carne di vitello allevato con anabolizzanti. La Federtennis internazionale replica affermando che, per raggiungere una concentrazione tale di nandrolone nel sangue, avrebbe dovuto mangiare 40 vitelli al giorno per 20 anni.

Dennis Mitchell (atletica)

Oro olimpico nel 1992 nella 4×100, risulta positivo nel 1998 al testosterone. Risponde affermando che, la sera prima del test, avrebbe bevuto 5 birre e fatto una maratona di sesso con la moglie per festeggiare il suo compleanno. Viene squalificato per due anni.

Floyd Landis (ciclismo)

Positivo al testosterone nel 2006, cerca di difendersi con una lista di scuse: una nottata a base di whisky, iniezioni di cortisone per placare dolori all’anca, medicine per la tiroide e problemi naturali di metabolismo. Squalificato per due anni, Landis ammette nel maggio del 2010 di aver fatto uso di sostanze dopanti.

Justin Gatlin (atletica)

Nell’aprile 2006, tre mesi dopo aver segnato il record del mondo nei 100 metri a Doha, risulta positivo al testosterone: replica accusando il massaggiatore, con cui avrebbe avuto uno screzio, di aver utilizzato una crema al testosterone per vendetta. Viene squalificato per otto anni, pena poi dimezzata, ma evita la sospensione a vita per aver collaborato con le autorità.

Richard Gasquet (tennis)

Nel marzo 2009 si ritira improvvisamente dal torneo di Miami, e due mesi dopo riceve una squalifica di due anni per cocaina. Si difende dicendo che, la sera precedente, in discoteca, avrebbe baciato una ragazza che aveva assunto la sostanza e che gliela “avrebbe” passata attraverso la saliva. La Federtennis internazionale accetta la sua versione e lo riammette nel circuito a luglio.

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Gilberto Simoni (ciclismo)

Nel 2002 risulta positivo alla cocaina e costretto a ritirarsi dal Giro d’Italia. Si difende dicendo di aver consumato caramelle balsamiche e analgesiche per il mal di gola acquistate dalla zia in un viaggio in Perù, che contengono cocaina in piccole dosi. Viene scagionato dopo il test del Capello, che dimostra come non abbia mai sniffato cocaina.

Raimondas Rumsas (ciclismo)

Positivo all’EPO, e trovato in possesso di un arsenale di medicinali vietati nella macchina affidata alla moglie, il ciclista lituano si difende affermando di aver acquistato i farmaci per curare la matrigna, molto malata, e di aver incaricato la moglie di consegnarglieli.

Dieter Baumann (atletica)

Nel 1999 risulta positivo al nandrolone e riceve una squalifica di due anni. Dopo una serie di test ripetuti, emerge che i valori risultano molto differenti a seconda dei momenti della giornata in cui vengono effettuati: la difesa sostiene che il nandrolone si trova nel dentifricio utilizzato dall’atleta, appositamente iniettato da qualcuno con una siringa.

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La squadra di ciclismo PDM

Durante il Tour de France del 1992, la squadra francese PDM si ritira in blocco dalla corsa a tappa alla vigilia di un controllo antidoping. La scusa ufficiale? Intossicazione alimentare e problemi intestinali dovuti all’aria condizionata dell’albergo in cui avevano alloggiato la sera precedente.

Christian Bucchi e Salvatore Monaco (calcio)

Alla fine dello scorso millenio in Italia scoppiò il caso narndrolone. I due giocatori, all’epoca al Perugia, furono tra i primi a risultare positivi. La giustificazione anche in questo caso fu alimentare: eccessivo consumo di carne di cinghiale dopo una grigliata.

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Alberto Contador (ciclismo)

Dal cinghiale alla carne di vitello. Di nuovo. Nel 2010 è il campione spagnolo Alberto Contador a venir trovato positivo al clenbuterolo e la giustificazione ufficiale fu anche in questo caso legata al consumo di carne. Contador fu prima smentito dalla associazione di allevatori spagnoli e successivamente condannato dal TAS di Losanna a 2 anni di squalifica.

Marco Borriello (calcio)

C’è chi è stato più fortunato. Da una gran mangiata a una gran maratona… Nel 2007, Marco Borrielo, all’epoca al Genoa, venne squalificato per 3 mesi per positività ai metaboliti del cortisone. Belen Rodriguez, all’epoca fidanzata del calciatore, corse in aiuto giusticando il fidanzato costretto a ricorrere a una pomata per guarire un’infezione causata da rapporti sessuali. Ci sono state scuse peggiori insomma…

Shane Warne (cricket)

Nel 2003 il giocatore di cricket australiano Shane Warne saltò il mondiale – che per altro l’Australia vinse – dopo la positività a un diuretico. Le autorità non credettero alla versione ufficiale: ovvero mamma Warne, che vedendo il figlio leggermente in sovrappeso, pensò bene di dare al figlio un paio di pillole delle sue. L’antidoping disse che il diuretico era per corprire ben altro e Warne si beccò 12 mesi di squalifica.

Tyler Hamilton (ciclismo)

Concludiamo con il fantasioso Hamilton, in cui nel suo sangue furono trovate tracce non appartenenti al suo DNA, evidente segnale di doping sanguigno. L’americano fu strepitoso: le ‘cellule straniere’ trovate nel suo sistema sanguigno erano frutto di una Chimera, ovvero un organismo con due o più popolazioni di cellule geneticamente distinte, prodotto da un fratello gemello che è morto prima della nascita. Si beccò 2 anni di squalifica.

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