Ecco come funzionano i controlli antidoping: il caso Schwazer

MEDICINA ONLINE alex schwazer DOPINGShock nel mondo dell’atletica leggera italiana. In pieno fermento pre-Olimpiadi (i giochi cominceranno a Rio il 5 agosto prossimo), una bufera si è appena abbattuta, per la seconda volta, sul marciatore altoatesino Alex Schwazer. Stando a quanto ha riportato oggi La Gazzetta dello sport, infatti, lo sportivo – già squalificato per 3 anni e 9 mesi per la positività all’Epo riscontrata prima dei Giochi di Londra 2012 e da poco tornato ad allenarsi e gareggiare in vista delle Olimpiadi di Rio – sarebbe risultato nuovamente positivo a un controllo antidoping, effettuato a Vipiteno il primo gennaio scorso su disposizione della International Association of Athletic Federations (Iaaa), l’ente internazionale che si occupa di atletica leggera.

In conferenza stampa, l’avvocato di Alex Schwazer ha infatti affermato che “con la vicenda non c’entra nulla e non ha alcuna responsabilità” e ha anche annunciato che sporgeranno denuncia contro ignoti. “Non devo scusarmi di nulla, questa volta non ho fatto alcun errore“, ha detto Schwazer, che è stato informato il 21 giugno della positività.

Ho investito troppo in questo ritorno, per questo andrò fino in fondo“, ha concluso, ancora speranzoso di poter partecipare alle Olimpiadi di Rio.

Nell’attesa che la faccenda si chiarisca, proviamo a ricapitolare quali sono le sostanze proibite e come sono regolamentati controlli e sanzioni.

Chi decide
Le norme che regolano l’attività antidoping a livello mondiale sono emanate dalla World Anti-Doping Agency, l’agenzia globale di regolazione e controllo che si occupa, per l’appunto, di aggiornare la lista delle sostanze proibite e preparare documenti tecnicilinee guida e protocolli, collaborando anche con le agenzie relative alle singole discipline sportive (come, per l’appunto, la Iaaf per l’atletica leggera). In particolare, la Wada dirama ogni anno un Codice mondiale antidoping e relativi standard internazionali, che contiene un corpus di norme estremamente stringenti e precise. Il documento di quest’anno, in vigore dal 10 marzo 2016, è stato recepito e adottato dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano(Coni) per mezzo del Nado, l’Organizzazione Nazionale Antidoping.

Chi viene controllato?
L’attività di controllo antidoping è attentamente vagliata e pianificata tramite delle precise disposizioni (il cosiddetto Piano di distribuzione dei controlli), che viene elaborato e aggiornato in base a parametri come i requisiti fisici del particolare sport, l’aumento di prestazione e i vantaggi economici indotti dalle sostanze dopanti, le statistiche e le serie storiche relative agli anni precedenti. Valutato tutto questo, il Comitato controllo antidoping (un ente del Nado) stende ogni anno il proprio piano di distribuzione dei controlli, definendo quali saranno gli atleti soggetti ai controlli (tutti gli atleti di livello nazionale di ciascuna disciplina, solitamente, sono inseriti di norma nel piano) e le priorità tra le varie discipline.

In particolare, il comitato seleziona gli atleti usando due metodi, quello dei controlli mirati (che comprendono, per esempio, atleti che fanno parte delle squadre olimpiche, atleti che ricevono finanziamenti pubblici, atleti che stanno scontando un periodo di squalifica o sospensione cautelare) e quello della selezione casuale. Dopo aver definito tutto, inizia l’attività di controllo vera e propria, che comprende esami urinariematicie relativi al cosiddetto profilo longitudinale, ovvero il passaporto biologico dell’atleta (un programma di raccolta, compilazione e schedatura dei dati disposto dalla Wada).

I controlli si svolgono, di norma, tra le 5:00 di mattina e le 11:00 di sera e senza preavviso salvo in casi e/o circostanze eccezionali”. Gli atleti, inoltre, sono tenuti a informare il Nado del proprio luogo di permanenza e a rendersi immediatamente reperibili durante i periodi dei controlli.

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Come si svolgono i controlli
Appena l’atleta viene informato di essere stato selezionato per un controllo, questi viene identificato e affiancato, fino al termine dei prelievi dei campioni, da un funzionario del Nado incaricato di vigilare sulla condotta corretta (per evitare che, per esempio, l’atleta possa inquinare il campione, o sostituirlo, o ritardare troppo il prelievo).

I prelievi dei campioni di sangue e urina sono strettamente regolamentati in modo tale da non compromettere la sicurezzadell’atleta e, contemporaneamente, l’affidabilità dei test. Le modalità di prelievo del sangue, in particolare, sono descritte in estremo dettaglio: “Il Bco provvede a detergere l’epidermide utilizzando un batuffolo d’ovatta imbevuto con disinfettante sterile in corrispondenza di una zona che non influisca negativamente ai fini della prestazione dell’atleta, applicando, ove necessario, un laccio emostatico. Il Bco procede al prelievo del campione ematico da una vena collocata in superficie, facendo defluire il sangue nel contenitore di raccolta definitivo. Il laccio emostatico, ove applicato, deve essere rimosso non appena l’ago è penetrato”.

Qualche numero
Ogni anno, la Sezione per la vigilanza e il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive del ministero della Salute pubblica un rapporto sui risultati dell’attività antidoping svolta nei dodici mesi precedenti. Stando all’ultimo rapporto, nel 2015 sono stati eseguiti 177 controlliprogrammati, che hanno coinvolto 860 atleti, di cui 591 maschi (68,7%) e 269 femmine (31,3%) con un’età media di 27,6 anni (28,2 per i maschi e 26,1 per le femmine). Di questi, 25 sono risultati positivi, con una sostanziale differenza di genere, pari al 3,4% per gli uomini e 1,9% per le donne. La percentuale più elevata di principi attivi rilevati dai controlli appartiene alla classe degli agenti anabolizzanti (vedi sotto), con il 34,1%, seguiti da diuretici e agenti mascheranti (14,6%) e corticosteroidi (14,6%).

Le sostanze
La categoria più diffusa di sostanze dopanti è quella dei cosiddetti agenti anabolizzanti, tra i quali spiccano testosterone e derivati (nandrolone e stanozololo su tutti), che aumentano massa muscolare potenza mimando il comportamento naturale dell’ormone sessuale maschile.

Le prestazioni possono aumentare fino al 40%, ma gli effetti collaterali comprendono crescita anomala delle ossa lungheazoospermiaimpotenzaipervirilizzazione, danni al sistema cardiocircolatorio e tumori al fegato. Esistono poi gli ormoni proteici (di cui fa parte l’Epo, o eritropoietina),  sostanze che stimolano la produzione di globuli rossi, migliorando così la disponibilità di ossigeno nel sangue e la resistenza fisica, ma aumentando contemporaneamente il rischio ictus infarto. E ancora, gli stimolanti, i narcotici e le enmotrasfusioni, che rispettivamente agiscono sul sistema nervoso centralediminuiscono la soglia del dolore e aumentano l’emoglobina nel sangue.

Infine, una menzione particolare è da riservare alla nuova frontiera del doping genetico, la modifica del DNA degli atleti per migliorarne le prestazioni. Un settore di cui ancora si sa molto poco, ma che potrebbe rivelarsi particolarmente pericoloso nel prossimo futuro.

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