Ginecomastia, l’aumento della mammella nel bodybuilding: cause e rimedi

MEDICINA ONLINE GINECOMASTIA DOPING BODY BUILDING IMMAGINE (1)Quella che sembrerebbe una semplice malformazione che hanno alcuni bodybuilder, che fa apparire una sorta di “seno” nel contesto del muscolo pettorale o addirittura l’intero pettorale deforme o “gonfio” e simile ad una mammella femminile, non è un “semplice inestetismo”, bensì è il tipico effetto collaterale di alcune sostanze illegali usate nel culturismo e prende il nome di “ginecomastia“. Per comprendere meglio l’argomento, è necessario ricordare che in medicina esistono due tipi diversi di ginecomastia:

  • ginecomastia vera: è determinata dall’aumento volumetrico di una o di entrambe le mammelle maschili per proliferazione (non tumorale) dei dotti mammari o dello stroma periduttale (in parole semplici aumenta di volume la ghiandola mammaria, mentre il grasso rimane stabile);
  • ginecomastia falsa o pseudoginecomastia: è determinata dall’incremento del volume mammario per aumento del tessuto adiposo sottocutaneo (lipomastia), per un infiltrato infiammatorio o per la presenza di un tumore (in parole semplici aumenta il grasso presente sul pettorale, mentre la ghiandola mammaria rimane di dimensioni normali).

Perché si sviluppa ginecomastia nel body builder?

In alcune categorie del bodybuilding uno degli obiettivi principali è l’aumento della massa muscolare, che passa dall’uso di steroidi anabolizzanti, che determina un aumento anomalo del testosterone circolante nel sangue. Da tale eccesso di ormoni androgeni, il nostro corpo cerca di proteggersi “aromatizzandoli”, cioè convertendone una quota in estrogeni, ormoni tipicamente femminili. L’aumento di rimbalzo degli ormoni femminili è il principale responsabile dell’aumento volumetrico della ghiandola mammaria: ciò si manifesta nel culturista con lo sviluppo di una ginecomastia vera che può essere monolaterale, interessare cioè solo un pettorale, o bilaterale, cioè colpire entrambi i pettorali. Nella ginecomastia tipica dei culturisti è aumentata la ghiandola mammaria, mentre il grasso circostante è spesso estremamente ridotto, anche a causa di altri farmaci che abbassano la % di massa grassa. La ginecomastia che interessa il bodybuilder è quindi di tipologia “vera”. Non tutti i body builder sono affetti da questo problema: geneticamente alcuni culturisti sono più portati di altri a sviluppare una ginecomastia. Esistono anche dei sistemi per prevenire/curare il problema (vedi paragrafo successivo), che può essere comunque in molti casi risolto chirurgicamente.

Trattamento farmacologico della ginecomastia

L’anomalo sviluppo mammario viene contrastato dal culturista usando altre sostanze pericolose, cioè i farmaci inibitori dell’aromatasi come anatrazolo, tamoxifene e exemestane, che sono di solito utilizzati per la terapia del tumore al seno. Questi farmaci agiscono sui livelli degli estrogeni e, in alcuni casi, riducono la ginecomastia nei soggetti che fanno uso di steroidi. L’impiego di antiestrogeni (tamoxifene 20 mg/die) o di inibitori dell’aromatasi (non steroidei: anastrazolo 1 mg/die, letrozolo 2,5 mg/die o steroidei: ezemestane 25 mg/die), per qualche mese può indurre la regressione parziale o totale della ginecomastia. Non tutti i pazienti tuttavia rispondono in modo soddisfacente alla terapia farmacologica.

Trattamento chirurgico della ginecomastia

Nei pazienti resistenti alla terapia medica, nei quali la ginecomastia sia persistente e causi disagio psicologico, può essere opportuna l’asportazione chirurgica del tessuto mammario patologico, soprattutto se il rischio di degenerazione tumorale è elevato, ad esempio in soggetti che abbiano in famiglia casi di tumore alla mammella. Ricordiamo al lettore che il tumore al seno può colpire non solo le donne, ma anche gli uomini. Se per l’eventuale eccesso di tessuto adiposo è in genere sufficiente eseguire uno dei più classici interventi di chirurgia estetica (una liposuzione in anestesia locale), per l’eccesso di tessuto ghiandolare tipico del bodybuilder occorre eseguire l’asportazione chirurgica della ghiandola mammaria. In quest’ultimo caso l’intervento dura circa un’ora e si effettua in day-hospital. Viene eseguita una piccola incisura nella metà inferiore dell’areola per consentire l’asportazione del tessuto ghiandolare. Dopo pochi giorni il paziente può riprendere le normali attività quotidiane. La radiofrequenza monopolare può essere usata per rimettere in tensione la pelle “svuotata” dopo l’intervento.

Immagini

Nelle seguenti foto potete vedere alcuni esempi di ginecomastia con molta probabilità determinata dall’uso di farmaci dopanti:

Per approfondire:

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