Saltare la colazione fa ingrassare o dimagrire?

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Le origini della colazione
La parola “colazione” deriva dal termine latino collatiònem, che a sua volta deriva dal participio passato del verbo cònfero, che significa contribuire. Almeno anticamente, era legata al concetto di un pasto nel quale ognuno dei partecipanti portava (conferiva) del cibo per consumarlo con gli altri. Secondo altre interpretazioni, la parola deriva dalla parola latina colàtio, nel senso quindi di cibo in forma liquida come brodi e zuppe. Il termine collationes, e quindi colazione per come lo intendiamo oggi, ebbe probabilmente origine nelle comunità dei monasteri del IV secolo: durante il primo pasto della mattina, infatti, si era affermata la tradizione tra i monaci di leggere il compendio Collationes di Giovanni Cassiano, sacerdote e fondatore di monasteri.

“Il pasto più importante della giornata”
L’origine del modo di dire sull’importanza della colazione deriva probabilmente da una banale osservazione empirica: di solito quando ci si sveglia sono trascorse molte ore dall’ultimo pasto e per questo si è sostanzialmente digiuni; ne consegue che mangiare qualcosa aiuta ad avere energie per arrivare fino all’ora di pranzo, il momento del pasto principale della giornata per molti. Ma ognuno è un mondo a parte, e lo è soprattutto da appena sveglio: mentre ci sono persone che si mangerebbero il comodino, altre non hanno nessuna voglia di iniziare la giornata masticando qualcosa e non hanno nessun problema ad attendere l’ora di pranzo o una pausa a metà mattina. Non ci sono chiare prove scientifiche per dire se una delle due condotte sia più salutare dell’altra, ma ci sono comunque molti studi che sottolineano il fatto che le persone che fanno colazione tendono ad avere meno problemi di sovrappeso.

La colazione fa dimagrire?
Il tema è dibattuto da anni e gli studi che se ne sono occupati hanno portato a dati diversi tra loro, soprattutto per via dei sistemi utilizzati per svolgere le ricerche. Uno studio spesso citato è quello realizzato da DG Schulndt e colleghi nel 1992 presso la Vanderbilt University di Nashville, Tennessee (Stati Uniti), eseguito su 52 donne mediamente obese impegnate in un programma di dimagrimento. Le partecipanti furono divise in due gruppi: ricevevano entrambi la stessa quantità giornaliera di calorie, ma solo un gruppo faceva anche colazione. La ricerca mise in evidenza che in media le partecipanti che avevano fatto colazione avevano perso il 28 per cento di peso in più rispetto alle altre. Si ipotizzò che il pasto appena svegli aiutasse a ridurre l’assunzione di grassi, ma soprattutto evitasse gli attacchi di fame nelle prime ore della giornata, che possono portare a un consumo non controllato di cibo, spesso ricco di grassi e zuccheri (l’apporto di calorie era uguale per tutte, ma i ricercatori non potevano sapere con certezza se qualche partecipante indulgesse con spuntini non permessi, del resto).

Il problema degli studi sul campo per valutare il rapporto colazione-dimagrimento hanno il difetto di essere svolti su un numero ristretto di partecipanti, come nel caso di Schulndt. Per superare questo problema, molti ricercatori hanno seguito un approccio diverso eseguendo studi trasversali (o di prevalenza): in questo caso i partecipanti sono analizzati in un dato momento e basta, cosa che permette di valutare l’entità di un fenomeno, di fotografare la situazione, ma non di comprendere tutte le sfumature della sua evoluzione. Decine di studi di questo tipo indicano che le persone che fanno colazione dimagriscono più facilmente, se messe a dieta, o che in generale sono più sane e non in sovrappeso.

A complicare ulteriormente il quadro, ci sono gli studi sul campo che contraddicono i lavori precedenti. Uno studio simile a quello del 1992 e pubblicato lo scorso febbraio ha per esempio portato a risultati diversi: è stato effettuato nel Regno Unito su persone obese divise in due gruppi, uno con e uno senza colazione. Alla fine dei sei mesi del test, i ricercatori non hanno trovato differenze significative “nel cambiamento di peso e nello stato di salute generale” tra i due gruppi. James Betts, uno degli autori, ha detto: “Che tu faccia o meno colazione, questo non avrà conseguenze sul tuo peso corporeo”.

Dalla sua esperienza, Betts pensa che molti studi sugli effetti della colazione siano fuorvianti per il modo in cui sono condotti. E ci sono in effetti aspetti da chiarire: per lo meno statisticamente, le persone che fanno colazione tendono ad avere abitudini più regolari legate alla salute, come bere e fumare meno, consumare meno zuccheri, mangiare più fibre e fare esercizi fisico con più assiduità. Ciò potrebbe essere dovuto a una maggiore autodisciplina, per quanto inconsapevole, considerato che quello della colazione è un impegno da mantenere appena svegli e non per tutti è una necessità.

Infine, la grande variabilità dei risultati dipende dai paesi in cui le ricerche sono svolte e dai tipi di colazione che si fanno. Il dato da tenere in considerazione è comunque quello dell’apporto calorico giornaliero: nel caso di una colazione all’italiana, con caffè e cornetto, si tende ad assumere meno calorie a inizio mattinata, compensate poi con un pranzo più sostanzioso rispetto – per esempio – a una colazione più ricca a base di uova e pancetta. Il fatto che l’assunzione di calorie poco dopo svegli aiuti o meno a regolare il metabolismo, e di conseguenza il consumo/accumulo di grassi, è ancora tema di studio. Molte diete consigliano di consumare più pasti nella giornata, riducendo naturalmente le quantità, in modo da non avvertire il senso di fame. Anche in questo caso i benefici di questo approccio sono discussi. In generale, colazione o non colazione, il consiglio dei nutrizionisti per mantenersi in forma mette insieme ricerca e buon senso: mangiare un po’ di tutto, in quantità moderate, e fare esercizio fisico due o tre volte alla settimana. Basta anche solo una passeggiata di 40 minuti a passo svelto.

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