Come suicidarsi senza dolore da soli in casa e all’aperto

MEDICINA ONLINE SUICIDIO SENZA DOLORE COME SUICIDARSI LE ALI DELLA LIBERTA PISTOLA SHOOT GUN shawshank redemption suicide FILM WALLPAPER.jpgC’è un libro del 1993, chiamato “Eutanasia: uscita di sicurezza“, scritto da Derek Humphry ed edito da Elèuthera, che spiega quali sono i metodi migliori per… suicidarsi con meno dolore possibile, dedicato ai malati terminali. Mi sembra un tema appropriato per oggi, 2 novembre, dedicato alla commemorazione dei defunti.

IMPORTANTE: questo articolo contiene stralci del libro “Eutanasia: uscita di sicurezza” e NON vuole in alcun modo spingere i lettori ad alcun atto autolesionistico, violento o suicidario. Il nostro sito non ha alcuna responsabilità dell’uso che fa il lettore delle informazioni contenute negli articoli pubblicati. Se sei qui perché hai REALMENTE intenzione di suicidarti, leggi SUBITO questo articolo: Voglio morire: ecco i consigli per convincerti a non suicidarti

Il libro spiega, con lucida freddezza, i metodi migliori per farla finita. L’autore consiglia l’assideramento, cioè morire dal freddo: alcuni moderni sostenitori dell’eutanasia hanno adottato questo metodo come il migliore per abbandonare la vita. Bisogna recarsi in alta montagna, sicuri che nessuno se ne accorga, vestiti leggeri, e aspettare la morte. Si tratta di soffrire il freddo, poi si perde coscienza e inevitabilmente si muore. Vi sembra una morte comunque dolorosa? Certo, uccidersi è quasi sempre molto doloroso: è il modo che ha il nostro organismo per preservare la nostra specie e – se avete in mente di uccidervi – dovreste veramente ascoltarlo e risolvere i vostri problemi in altri modi.

Ad ogni modo Humphry sconsiglia i metodi classici fornendo una giustificazione. Ecco alcuni esempi, che abbiamo arricchito con alcune spiegazioni ed aggiunte:

Bruciarsi vivi

Uccidersi dandosi fuoco può comportare un tempo di diversi minuti o addirittura diverse ore, rendendolo terrificante. La morte può scaturire dall’inalazione di fumo, dallo shock, dal tessuto polmonare carbonizzato o, dopo un periodo di giorni, dal cedimento strutturale dell’organismo. Le persone che sopravvivono possono soffrire per mesi di estese (e dolorosissime) ustioni e rimanere sfigurate per tutta la vita. Non è certamente una buona idea tentare il suicidio in questo modo.

Impiccagione

La morte per impiccagione sopraggiunge molto rapidamente, ma il problema è lo shock che subiranno i familiari o le persone che ti troveranno, oltre il fatto che serve una buona praticità a fare il nodo corretto ed una struttura abbastanza resistente da sorreggere il peso del nostro corpo.

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Annegamento

La morte per annegamento sopraggiunge rapidamente per ipotermia se l’acqua è molto fredda, ma c’è sempre il rischio di essere salvati, oltre ad essere una morte considerata dolorosa.

Arma da fuoco

Uccidersi con un colpo di pistola non è così facile come possa sembrare. Una pistola calibro 22 è raramente letale, ed alcuni individui che l’hanno impiegata per suicidarsi spesso hanno dovuto fare fuoco due volte. Più grande è la pistola, e più vitali sono gli organi o tessuti contro cui si punta (cuore, cervello, polmoni, grandi arterie come l’aorta…) e maggiori sono le probabilità di suicidarsi. Un proiettile con la punta smussata produce una ferita più larga e potenzialmente mortale anche se non puntata verso organi vitali in virtù della copiosa emorragia che può provocare. Che una pistola provochi una morte violenta e sanguinosa è fuori discussione, ma molti la preferiscono perché è veloce, sicura e indolore. Questo metodo non è favorito dal movimento per l’eutanasia perché è… antiestetico.

Tubi di scarico (avvelenamento da monossido di carbonio)

La morte per avvelenamento in questo caso di solito sopraggiunge per intossicazione, poiché i globuli rossi creano un legame chimico più forte con la molecola di CO (monossido di carbonio) di quanto facciano con l’ossigeno, il complesso chimico è chiamato Carbossiemoglobina. Il monossido di carbonio è utilizzato perché è facilmente accessibile quale prodotto di una combustione incompleta: per esempio, è rilasciato dalle autovetture e da altri mezzi di trasporto come prodotto di scarico. Il monossido di carbonio è un gas inodore e incolore, perciò la sua presenza non può essere riconosciuta alla vista o all’olfatto, arreca danni all’organismo umano poiché le sue molecole si legano irreversibilmente all’emoglobina del sangue, rimpiazzando le molecole di ossigeno e abbassando progressivamente il livello di ossigenazione del corpo umano fino alla morte. L’inconveniente principale di questo metodo è la possibilità che il motore si arresti e le alte probabilità di essere scoperti. Il tempo richiesto varia in base alla densità del gas, tuttavia sembra che la perdita di coscienza preceda una morte dolce e lenta.

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Scarica elettrica

Il suicidio mediante folgorazione è determinato da uno shock elettrico capace di alterare ed interrompere i normali meccanismi che permettono la sopravvivenza di un essere umano. Una tensione elettrica (voltaggio) sufficientemente elevata può sopraffare la resistenza elettrica della pelle e infliggere una potente scarica di corrente elettrica a tutto il corpo; una forte corrente alternata attraverso il corpo può seriamente corrompere i segnali nervosi e indurre una fibrillazione ventricolare del cuore determinando un arresto cardiaco che conduce alla morte. Questo meccanismo è alla base del funzionamento della sedia elettrica, strumento usato per le condanne a morte per elettrocuzione. Molti si suicidano in questa maniera: si immergono nell’acqua di una vasca e successivamente gettano nel liquido un apparecchio elettrico collegato alla presa di corrente. E’ un metodo efficace ma doloroso per togliersi la vita.

Buttarsi da grandi altezze

Lanciarsi nel vuoto è sicuramente uno dei modi più “sicuri” e semplici per togliersi la vita: bisogna però accertarsi di lanciarsi da un’altezza di almeno 145 metri, necessaria per raggiungere la velocità di 200 chilometri l’ora, e ricordarsi di cadere al suolo con la testa in avanti, contrariamente all’istinto che cerca di farci atterrare di piedi, cosa che – anziché ucciderci rapidamente – ci lascerebbe vivi e con dolorosi traumi multipli. Il lanciarsi nel vuoto deve essere fatto verso superfici rigide (non capaci di assorbire gradatamente l’energia cinetica di caduta): ciò provoca la morte per emorragia, quando in seguito a fratture multiple scomposte, le ossa assumono profili taglienti che lacerano arterie, vene e organi vitali, oppure per sindrome da schiacciamento, per la forte compressione che causa la rottura delle fibre muscolari), con liberazione nel sangue di un’abnorme quantità di elettroliti, come potassio, calcio, o di proteine, come mioglobina. Il rischio è sopravvivere con gravi paralisi che potrebbero impedirci per sempre di “portare a termine” il progetto suicidario.

Tagliarsi le vene

Partiamo da una precisazione: per suicidarsi davvero non si dovrebbero tagliare le “vene”, bensì le arterie, dove la pressione elevata determina una perdita di coscienza (e morte) in pochi minuti. Per morire in questo modo, bisogna sapere come e dove tagliarsi, non è così semplice come nei film, perché le arterie sono molto profonde e resistenti, molto più che le vene. Il taglio dovrebbe essere profondo e longitudinale (non superficiale e trasversale) e la fuoriuscita di sangue potrebbe essere favorita dall’essere immersi in una vasca con acqua calda: essa infatti dilata i vasi sanguigni e favorisce l’emorragia. Il taglio è molto doloroso, ma la morte vera e propria sopraggiunge in modo piuttosto “dolce”.

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Sostanze chimiche contenute nei prodotti per la casa

Prodotti letali sono certamente presenti in ogni abitazione: candeggina, soda caustica e i prodotti in genere impiegati per le pulizie, possono uccidere un uomo adulto. Questo modo di morire è però estremamente doloroso e non sempre efficace. C’è stata gente che dopo avere bevuto della soda caustica si è gettata agonizzante dalla finestra.

Piante e cibi velenosi

Assolutamente sconsigliata per l’eutanasia: pur esistendo realmente piante e cibi velenosi che possono uccidere un essere vivente, sono uno strumento troppo inaffidabile ed in ogni caso è generalmente un modo molto doloroso di lasciare questo mondo.

Esplosivi

Il suicidio mediante l’uso di esplosivi comporta l’introduzione di esplosivi in orifizi del corpo o posti in prossimità del proprio corpo. Una quantità adeguata di esplosivo può causare la morte istantanea, nella maggior parte dei casi riducendo il corpo in pezzi. Negli altri casi la morte sopravviene a causa delle ustioni, del dissanguamento o delle emorragie interne. Il problema fondamentale in questo caso è la difficoltà nel reperire esplosivi abbastanza potenti.

Medicinali esenti da prescrizione medica

E’ certamente possibile togliersi la vita con farmaci acquistati senza prescrizione medica (“farmaco” viene dalla parola greca che significa “veleno”) ma la morte, che comunque non è sicura, sarà lenta e dolorosa. Massicce dosi di farmaci come l’aspirina, per esempio, potranno ulcerare le pareti interne dello stomaco per diversi giorni. Il tempo richiesto perché questi farmaci comincino a fare effetto rende quasi inevitabile la scoperta del proposito suicida e il viaggio in ambulanza verso l’ospedale. Per non dire dei rischi di lesioni fisiche o cerebrali permanenti.

Overdose da droghe

Analoga alla morte tramite overdose di farmaci, ma caratterizzata da una intenzionalità suicida ancora più sfumata e difficilmente individuabile, è la morte causata da abuso ed eccesso di sostanze stupefacenti come l’eroina o i barbiturici. Spesso l’abuso non ha alla radice una volontà suicida, ma in alcuni casi, soprattutto quelli di chi fa uso in modo occasionale o improvviso di queste sostanze, il confine fra l’errore di dosaggio o di assunzione della sostanza e l’azione concretamente volta a togliersi la vita è di difficile demarcazione. Ovviamente dirime la questione la presenza di messaggi indicanti le intenzioni del soggetto.

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