Malattia di Wilson: dieta, sintomi, mortalità, aspettativa di vita

MEDICINA ONLINE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO SCOPIA APPARATO DIGERENTE CIBO DIGESTIONE TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI SANGUE OCCULTO MILZA VARICI CIRROSI EPATICA FEGATO VOMITOLa malattia di Wilson è una patologia ereditaria autosomica recessiva caratterizzata dalla ridotta eliminazione del rame nella bile da parte del fegato. Tale difetto comporta un accumulo di rame nel fegato e in altri organi quali il sistema nervoso centrale, la cornea (dove si può formare l’anello di Kayser-Fleischer), il rene, le ossa. L’accumulo di rame danneggia consistentemente questi organi ed è responsabile della comparsa di sintomi e segni clinici. E’ una malattia che colpisce tra 1 ed 8 individui ogni 100 mila persone.

Causa

La patologia è dovuta ad una mutazione nella proteina della malattia di Wilson (gene ATP7B) mappato sul cromosoma 13. Una singola copia anomala del gene è presente in una persona su cento, senza determinare alcun sintomo, essendo la patologia causata da un gene recessivo (si tratta di portatori sani della malattia). Se un individuo eredita il gene da entrambi i genitori, è a rischio di manifestare la malattia.

Trasmissione

La trasmissione è autosomica recessiva, il che significa che l’allele alterato deve essere presente in coppia (omozigosi), cioè sono necessarie due copie dell’allele difettoso per far sì che la malattia si esprima, a prescindere dal sesso. Non basta un solo genitore portatore sano o malato, bensì entrambi i genitori devono essere portatori sani o malati. Il fenotipo quindi si esprime quando nel genotipo dell’individuo sono presenti entrambi gli alleli responsabili, fatto che spiega l’alta probabilità di sviluppare malattie genetiche in caso di incesto. Quindi:

  • un individuo che possegga entrambi gli alleli alterati: è portatore ed è malato;
  • un individuo che possegga solo un allele alterato: è portatore ma è sano;
  • un individuo che non possegga nessun allele alterato: NON è portatore ed è sano.

Essere portatore sano vuol dire quindi NON avere la patologia ma possedere nel proprio genotipo un allele mutato, che può essere trasmesso alle generazioni successive.

Dalla combinazione delle possibili condizioni di genitori sani, malati e portatori sani, deriva la distribuzione probabilità che la malattia sia trasmessa ai figli:

  • genitori malato-malato: la probabilità che il figlio/a nasca malato è del 100%;
  • genitori sano-malato: la probabilità che il figlio/a nasca portatore sano è del 100%;
  • genitori malato-portatore sano: la probabilità che il figlio/a nasca malato è del 50% e del 50% che nasca portatore sano;
  • genitori sano-portatore sano: la probabilità che il figlio/a nasca sano è del 50% e del 50% che nasca portatore sano;
  • genitori portatore-portatore: la probabilità che il figlio/a nasca portatore sano è del 50% mentre è del 25% che nasca sano o malato.

Se nessuno dei genitori ha un allele mutato, non c’è ovviamente alcuna trasmissione autosomica recessiva ed i figli saranno tutti sani e NON portatori dell’allele mutato.

Nell’immagine che segue, è raffigurata la tipica situazione in cui entrambi i genitori sono sani ma portatori dell’allele mutato:

  • un figlio su quattro avrà entrambi gli alleli alterati e sarà malato ed ovviamente portatore;
  • due figli su quattro avranno un allele normale ed uno alterato e saranno sani ma anche portatori;
  • un figlio su quattro avrà entrambi gli alleli normali e sarà sano e NON portatore.

MEDICINA ONLINE GENETICA TRASMISSIONE AUTOSOMICA DOMINANTE RECESSIVA GENI CROMOSOMI ALLELE MALATO PADRE FIGLI PERCENTUALI TRASMESSO MALATTIA GENICA MADRE GENITORE XX XY.jpg

Le altre quattro situazioni possibili sono raffigurate nelle seguenti immagini:

Sintomi

Nei bambini e negli adolescenti la malattia di Wilson si manifesta più frequentemente con una patologia del fegato, mentre nei giovani e negli adulti si può manifestare anche con problemi neurologici. In alcuni casi la malattia di Wilson può esordire con disturbi del comportamento e della sfera psichica che possono simulare una patologia psichiatrica.    Il tempestivo riconoscimento della malattia è reso difficoltoso dal fatto che la malattia epatica spesso decorre in modo asintomatico e quando la malattia di Wilson si presenta in modo sintomatico nessuno dei segni clinici di presentazione è esclusivo. La malattia epatica può essere diagnosticata in seguito al riscontro di alterazioni delle transaminasi e/o per un deficit degli indici di sintesi epatica (albumina e fattori della coagulazione). Talora la malattia può presentarsi con una complicanza della cirrosi (ascite, emorragia digestiva), in rari casi come un’epatite fulminante caratterizzata da insufficienza epatica grave associata ad anemia emolitica.
Il danno del sistema nervoso si può esprimere con tremori, incapacità a svolgere attività che richiedono una buona coordinazione tra la vista e le mani, alterazioni del tono muscolare, difficoltà ad articolare le parole, movimenti involontari. Anche i sintomi psichici non hanno specificità assoluta: frequentemente prendono la forma di un comportamento incongruo, irritabilità, depressione, allucinazioni ed idee deliranti.

Sintomi neuropsichiatrici

Circa la metà dei pazienti con il morbo di Wilson presenta problemi neurologici o psichiatrici. La maggior parte dei pazienti inizialmente manifesta un deterioramento lieve delle capacità cognitive, assieme a cambiamenti comportamentali. In seguito giungono sintomi neurologici specifici, spesso sotto forma di parkinsonismo (aumentata rigidità e rallentamento dei comuni movimenti), con o senza un tipico tremore alle mani, espressioni facciali mascherate, difetti nell’articolazione del linguaggio, atassia (assenza di coordinazione) o distonia (improvvisi ed incontrollati movimenti di parti del corpo). I sintomi più comuni nel morbo di Wilson sono convulsioni ed emicrania. Problemi psichiatrici dovuti alla Malattia di Wilson possono includere cambi comportamentali quali la depressione, l’ansia e la psicosi. I sintomi psichiatrici sono comunemente osservati insieme con i sintomi neurologici, raramente si manifestano da soli. Questi sintomi spesso non sono ben definiti e si possono attribuire ad altre cause. Per questo la diagnosi del morbo di Wilson è raramente fatta quando solo i sintomi psichiatrici sono presenti.

Diagnosi

La malattia di Wilson può essere sospettata sulla base di uno qualsiasi dei sintomi di cui sopra oppure quando a un parente stretto ne è stato trovato affetto. La maggior parte dei pazienti presenta test di funzionalità epatica anomali, come: elevate transaminasi, alanina transaminasi e bilirubina. Se il danno epatico è significativo, i livelli di albumina possono essere bassi a causa di una incapacità delle cellule epatiche danneggiate di produrre questa proteina. Allo stesso modo, il tempo di protrombina (un test di coagulazione del sangue) può essere prolungato, in quanto il fegato non è in grado di produrre proteine note come fattori della coagulazione. I livelli di fosfatasi alcalina sono relativamente bassi nei soggetti ammalati e questo è legato all’insufficienza epatica acuta. Se sono presenti sintomi neurologici, la risonanza magnetica del cervello viene di solito eseguita; essa può mostrare anche il “volto del panda gigante” caratteristico della malattia. Non esiste un test completamente affidabile per la diagnosi del morbo di Wilson, ma i livelli di ceruloplasmina e rame plasmatici, nonché della quantità di rame escreto nelle urine durante un periodo di 24 ore, sono utilizzati per capire la quantità di rame presente nel corpo. La prova standard ideale per la diagnosi è comunque la biopsia epatica.

Terapia

La malattia di Wilson, una volta diagnosticata, può essere efficacemente controllata attraverso una opportuna terapia farmacologica. Il tipo di terapia dovrà essere stabilito dal centro specialistico in base all’età del paziente, al quadro clinico presente all’esordio, al comportamento clinico-laboratoristico del paziente in corso di terapia.

Dieta

La terapia è basata anche su una dieta a basso contenuto di rame, a tal proposito vi invitiamo a leggere: Classifica dei cibi con maggiori e minori quantità di rame esistenti

Prognosi, aspettativa di vita, mortalità

La malattia di Wilson, quando è adeguatamente trattata, ha una prognosi eccellente con una aspettativa di vita che coincide con quella della popolazione generale. Il trattamento deve però essere proseguito per tutta la vita SENZA ECCEZIONI. Il soggetto affetto da malattia di Wilson, soprattutto se diagnosticato in età pediatrica e in tutti i casi in cui la malattia è stata diagnosticata precocemente e non ha avuto il tempo di danneggiare l’organismo, può svolgere una vita normale senza alcuna limitazione rispetto alla popolazione sana. Se, al contrario, la malattia è stata diagnosticata tardi o se non si è seguito correttamente l’iter terapeutico, i danni epatici e cerebrali potrebbero essere irreparabili o solo in parte curabili: ricordate che prima si inizia la terapia e migliori saranno la prognosi e la qualità della vita. Nei casi più gravi, l’unica vera soluzione per una prognosi migliore per il paziente rimane il trapianto di fegato.

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