Differenza tra aborto spontaneo, completo, incompleto, ritenuto

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA INCINTA DIARREA FECI LIQUIDE FETO PARTO CESAREO DIETA FIBRA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO INTESTINOL’aborto spontaneo, noto anche come perdita della gravidanza, è la morte naturale di un embrione o del feto prima che esso sia in grado di sopravvivere in maniera indipendente, ovvero entro la 22ª settimana di gestazione. Un aborto spontaneo che si verifichi dopo questo limite temporale, prende il nome di “morte intrauterina fetale“.

Si parla di aborto sporadico nel caso in cui sia presente un solo episodio abortivo nel corso della vita riproduttiva di una donna, mentre si parla di aborto ripetuto nel caso di 2 aborti e di aborto ricorrente nel caso di 3 o più aborti.

Una gravidanza che termina prima della 37ª settimane di gestazione con la nascita di un bambino vivo è conosciuto come un “parto prematuro” o “nascita pretermine”; quando un feto muore nell’utero durante il parto, di solito è definito “nato morto“. Le nascite premature e i nati morti non sono generalmente considerati aborti anche se l’utilizzo di questi termini a volte può sovrapporsi.

Nella maggioranza dei casi l’aborto spontaneo si verifica nel corso del primo trimestre di gravidanza. Si calcola che possa interessare fino al 30% delle gravidanze. Il sintomo più comune di un aborto spontaneo è il sanguinamento vaginale, con o senza dolore, con o senza tessuti o coaguli che fuoriescono dalla vagina. Frequentemente la paziente, dopo un aborto spontaneo, sviluppa ansia, tristezza e senso di colpa. I fattori di rischio per l’aborto spontaneo sono

  • età avanzata della madre o del padre (il rischio comincia ad aumentare dai 30 anni in poi; sotto i 35 anni il rischio di aborto spontaneo è di circa il 10% mentre sale a circa il 45% in quelli di età superiore ai 40);
  • precedente aborto spontaneo;
  • anomalie cromosomiche del feto;
  • esposizione al fumo di tabacco;
  • obesità;
  • diabete;
  • alcolismo;
  • tossicodipendenza.

L’aborto spontaneo si distingue da quello “provocato” in quanto mentre l’aborto spontaneo non dipende dalla volontà della gestante ma è accidentale, al contrario l’aborto provocato si ha quando l’interruzione della gravidanza viene indotta con tecniche mediche, per scopi terapeutici o motivazioni mediche (aborto terapeutico) o per volontà della gestante (aborto volontario).

L’aborto spontaneo può essere di due tipi principali:

  • aborto spontaneo completo: è un aborto che avviene spontaneamente (non provocato), in cui l’embrione o il feto vengono espulsi spontaneamente e completamente attraverso la vagina;
  • aborto spontaneo incompleto o “ritenuto” o “interno”: è un aborto che avviene spontaneamente (non provocato), in cui l’embrione o il feto NON vengono espulsi spontaneamente attraverso la vagina. In questo tipo di aborto, il prodotto del concepimento è ancora parzialmente o completamente presente nella cavità uterina, ma non vi è attività cardiaca dell’embrione o feto: in parole povere il feto (o l’embrione) è morto ma – non essendo stato espulso spontaneamente totalmente – rimane parzialmente o del tutto all’interno dell’utero, quindi è necessario che venga estratto dal medico con un raschiamento.

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