Tiroidite di Hashimoto: esami, cura, conseguenze, dieta, guarire

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Perché la tiroidite di Hashimoto si chiama così?

Il termine “Hashimoto” deriva dal primo medico che nel 1912 descrisse il primo caso di tiroidite con infiltrazione leucocitaria, oggi conosciuta anche come tiroidite cronica autoimmune, il dott. Hakaru Hashimoto.

Cause e fattori di rischio

Come precedentemente detto, la tiroidite è causata da auto-anticorpi: le ragioni per cui l’organismo produce tali anticorpi, che attaccano la tiroide fino a danneggiarla rendendola incapace di produrre sufficienti quantità di ormoni, non sono ancora del tutto chiare. Tale alterazione sembra avere origini multifattoriali ed è stata messa in relazione con molti fattori di rischio, tra cui:

  • sesso femminile (le donne sono colpite fino a 10 volte di più degli uomini);
  • età tra i 30 ed i 50 anni;
  • famigliarità;
  • dieta ricca di iodio;
  • integratori di iodio;
  • altre malattie autoimmuni come celiachia, diabete di tipo I, morbo di Addison, vitiligine, artrite reumatoide;

Sintomi, segni e fasi

Una tiroidite di Hashimoto nelle fasi iniziali può risultare del tutto asintomatica, cioè non dare alcun segno della propria presenza ed avere quindi un esordio subdolo. La malattia progredisce in modo lento e graduale, attraverso tre fasi distinte:

  1. tiroide iperattiva (ipertiroidismo);
  2. tiroide ipoattiva (ipotiroidismo);
  3. tiroide normale (eutiroidismo), a meno che non sia una forma cronica, nella quale persiste una alterata funzione tiroidea.

Le fasi di ipertiroidismo ed ipotiroidismo possono alternarsi.

I sintomi più evidenti di ipertiroidismo, sono:

  • rapida perdita di peso anche mangiando più del solito, da aumento del metabolismo basale;
  • magrezza;
  • iperattività;
  • irritabilità;
  • esoftalmo (occhi sporgenti);
  • retrazione palpebrale;
  • mixedema pretibiale;
  • acropatia;
  • depressione ed altre malattie psichiatriche;
  • poliuria;
  • sudorazione;
  • sensazione di calore;
  • facile affaticabilità;
  • astenia (stanchezza);
  • apatia;
  • pelle ingiallita;
  • gozzo;
  • tiroide aumentata di volume con tumefazione;
  • disfagia (difficoltà a deglutire);
  • cambiamento della voce;
  • insonnia;
  • fragilità ossea con maggior rischio di fratture;
  • intolleranza al caldo o al freddo;
  • palpitazioni;
  • aritmia (specialmente fibrillazione atriale);
  • tachicardia (aumento della frequenza cardiaca);
  • tachipnea (aumento della frequenza respiratoria);
  • dispnea;
  • infertilità;
  • calo del desiderio sessuale;
  • amenorrea (diminuzione o scomparsa delle mestruazioni);
  • nausea;
  • vomito;
  • defecazioni frequenti;
  • rapido aumento della glicemia dopo i pasti (iperglicemia postprandiale);
  • diarrea.

Nei pazienti anziani alcuni sintomi legati all’iperattività, potrebbero non comparire, mentre invece potrebbero essere accentuati l’affaticamento cronica e la perdita di peso.

I sintomi più evidenti di ipotiroidismo, sono per certi versi “opposti” a quelli dell’ipertiroidismo, ma in alcuni casi combaciano:

  • astenia (mancanza di forze);
  • facile affaticabilità;
  • intolleranza al freddo;
  • stitichezza;
  • depressione;
  • rallentamento di pensieri e movimenti;
  • dolori muscolari e debolezza;
  • crampi muscolari;
  • diminuzione del metabolismo basale che spesso porta il paziente non trattato, al sovrappeso o all’obesità anche in presenza di una dieta normocalorica.

Frequente è la comparsa di gozzo, cioè un aumento del volume della tiroide, spesso così elevato da essere visibile anche esternamente.

Diagnosi

La diagnosi di una tiroidite, si serve di:

  • anamnesi (raccolta dati del paziente);
  • esame obiettivo, specie palpazione della tiroide;
  • esami di laboratorio (ormoni tiroidei, TRH, TSH, autoanticorpi, globuli bianchi, VES…)
  • captazione dello iodio radioattivo;
  • ecografia della tiroide;
  • biopsia con analisi istologica del campione tiroideo.

La variabilità sintomatologica della tiroidite di Hashimoto, unita ad un esordio subdolo perché asintomatico, ne complica spesso la diagnosi.

Per approfondire:

Ormoni tiroidei: valori normali

I valori normali degli ormoni tiroidei sono compresi nei seguenti intervalli:

Tiroxina (T4) totale (TT4) 60 – 150 nmoli/L
Tiroxina (T4) libera (fT4) 10 – 25 pmoli/L
Triiodotironina (T3) totale (TT3) 1,1 – 2,6 nmoli/L
Triiodotironina (T3) libera (fT3) 3,0 – 8,0 pmoli/L
Ormone tireo-stimolante (o tireotropina o ormone tireotropo, o TSH) 0.15 – 3,5 mU/L

ATTENZIONE: i valori normali ed alterati possono variare in funzione del laboratorio che ha eseguito la misurazione, dell’età del paziente e di una eventuale gravidanza. Possono inoltre essere usate unità di misura differenti da nmoli/L, come ad esempio mcg/dl e ng/dl).

Ormoni tiroidei: valori alterati

Alterazione degli ormoni tiroidei, indica:

  • ormone T3 (triiodotironina) e T4 (tiroxina): valori alti indicano un probabile ipertiroidismo, probabilmente causato da morbo di Basedow o da noduli tiroidei; valori bassi indicano un probabile ipotiroidismo;
  • FT3 e FT4: valori alti indicano un probabile ipertiroidismo; valori bassi indicano un probabile ipotiroidismo;
  • TSH (ormone tireotropo, o tireotropina o tireo-stimolante): valori bassi potrebbero essere correlati ad ipotiroidismo secondario (da deficit dell’ipofisi) o ad ipotiroidismo primario (da deficit della tiroide, con tentativo di compensazione da parte dell’ipofisi).

Gozzo

Il gozzo tiroideo (o “struma”) si forma poiché, in risposta alla diminuzione degli ormoni tiroidei tipica delle fasi ipotiroidee della malattia, l’ipofisi tenta di compensare secernendo elevate quantità di TSH che a lungo andare provoca un ingrandimento abnorme della tiroide, appunto il gozzo: un rigonfiamento spesso molto vistoso nella regione anteriore del collo.

MEDICINA ONLINE GOZZO TIROIDEO IMMAGINE

Complicanze

Il gozzo, come abbiamo appena visto, è una delle complicanze tardive del morbo di Hashimoto. Il gozzo ha importanti ripercussioni estetiche e psicologiche, sul paziente, ma non solo: un gozzo di grandi dimensioni può determinare dispnea (problemi respiratori), e disfagia (problemi nella deglutizione), oltre ad alterare la voce. Prima della sua comparsa, quando la malattia si trova ancora in uno stadio precoce, il paziente colpito può percepire una sensazione di tensione nella regione anteriore del collo, indice della trasformazione gozzigena in atto. Il gozzo può comunque essere efficacemente prevenuto tramite una adeguata e tempestiva terapia sostitutiva.
A causa degli aumentati livelli di colesterolo LDL, un soggetto colpito da questa malattia, che non sia stato adeguatamente trattato, presenta un elevato rischio cardiovascolare, ulteriormente aumentato da una possibile cardiomegalia (aumento di volume patologico del cuore). Nel morbo di Hashimoto in stadio avanzato è comune anche una severa depressione, con importante calo della libido e delle facoltà mentali. Infine, un grave ipotiroidismo non adeguatamente trattato può condurre a mixedema, in cui il volto del paziente (bocca semiaperta, pelle spessa e rugosa, capelli e sopraccigliascarse), la sua pelle (giallognola, spessa, pallida, fredda e secca) e le unghie (secche e fragili) assumono un caratteristico aspetto.

Terapia e guarigione

Una terapia risolutiva completa per questa patologia, attualmente purtroppo non esiste, tuttavia il paziente con tiroidite di Hashimoto può svolgere una vita del tutto normale grazie alla terapia sostitutiva con levotiroxina (Eutirox). Altre terapie possibili, sono:

  • tiroidectomia parziale: rimozione chirurgica parziale della tiroide;
  • antinfiammatori o cortisonici per l’infiammazione della ghiandola;
  • betabloccanti in caso di tachicardia frequente;
  • antibiotici in caso di tiroidite da infezione batterica.

Consigli utili

Il paziente è invitato a mantenere un corretto apporto calorico, anche grazie all’aiuto di un dietologo, e deve inoltre svolgere attività fisica adeguata, smettere di fumare e di assumere alcolici.

Dieta consigliata

Tra gli alimenti potenzialmente in grado di rallentare l’attività della tiroide, in particolare se consumati crudi, ci sono:

  • spinaci;
  • rape;
  • soia;
  • broccoli;
  • cavoli;
  • cavoletti di Bruxelles;
  • cavolfiori;
  • senape.

Questi alimenti sono consigliati nella fase di ipertiroidismo, mentre sono sconsigliati in caso di ipotiroidismo. Potrebbe essere utile evitare:

  • glutine;
  • alimenti raffinati;
  • zucchero;
  • latticini;
  • farine;
  • caffeina;
  • alcool.

Si consiglia inoltre di inserire nella propria alimentazione:

  • carote;
  • peperone rosso;
  • patate dolci;
  • verdure a foglia;
  • avocado;
  • semi di girasole, di sesamo, di zucca e di lino.

Integratori alimentari

Gli integratori alimentari utili in caso di tiroidite, sono vari. Vi elenchiamo quelli più comunemente usati:

Gli acidi grassi essenziali (acido alfa-linolenico appartenente al gruppo degli omega 3 ed acido linoleico appartenente al gruppo degli omega 6, che si trovano nell’olio di semi di lino, nell’olio di pesce e nell’olio di borragine sono antinfiammatori naturali. Un ottimo integratore è questo: https://amzn.to/2rwf7Fn

La bromelina, può far diminuire l’infiammazione, spesso combinato con la curcumina, che ne potenzia l’effetto. Un ottimo integratore di bromelina è questo: https://amzn.to/2jHHPzg Un potente integratore di curcumina che vi consigliamo è invece questo: https://amzn.to/2rvpbyo

La vitamina C, la vitamina A, le vitamine del gruppo B, come la B2 (riboflavina), la B3 (niacina) e la B6 (piridossina), il selenio e lo zinco sono necessari per una normale produzione di ormone tiroideo. La vitamina D è anche molto importante per proteggersi dalla tiroidite. Un integratore completo di tutte le vitamine ed i sali minerali necessari è questo: https://amzn.to/2rtTSDO

La L-carnitina può essere utile per curare l’ipertiroidismo causato dall’assunzione di ormone tiroideo per la cura del gozzo benigno, un integratore di L-carnitina è questo: https://amzn.to/2KNePmj

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