Tiroidite di Hashimoto e gravidanza: rischi, diagnosi e cura

gravidanza tiroidite HashimotoLe donne in età fertile colpite dalla tiroidite di Hashimoto corrono un maggior rischio di partorire figli affetti da ritardi intellettivi e problemi epatici e renali, fortunatamente è possibile prevenire questa complicanza tramite un’adeguata terapia. La tiroidite di Hashimoto, pertanto, non rappresenta una controindicazione alla ricerca di una gravidanza. Semplicemente è necessario sottoporsi ad un monitoraggio medico periodico e costante, per assicurarsi che i livelli degli ormoni tiroidei siano compatibili con il concepimento; tali esami devono essere effettuati specialmente quando si programma una gravidanza avendo uno o più famigliari colpiti da malattie della tiroide. Nelle gravide con Tiroidite di Hashimoto si possono verificare delle remissioni dell’ipotiroidismo di tipo transitorio che non devono comunque indurre a sospendere la terapia con levotiroxina. Al contrario, la malattia tende a peggiorare dopo il parto. In alcune gestanti, inoltre, si può avere ipo-o ipertiroidismo e può essere necessario istaurare un trattamento per mantenere lo stato di eutiroidismo.

Diagnosi

Grazie ai progressi della scienza medica, oggi è possibile diagnosticare i disordini tiroidei in epoca particolarmente precoce, ancor prima che producano sintomi rilevanti. Nel caso della tiroidite di Hashimoto e delle altre forme di ipotiroidismo, è importante valutare i livelli ematici del già citato ormone stimolante la tiroide (TSH) e di quelli prodotti da questa ghiandola. Per quanto detto, la diagnosi di ipotiroidismo sarà positiva in presenza di elevati valori di TSH e bassi livelli di ormoni tiroidei. Per ottenere la conferma che si tratti di una tiroidite di Hashimoto è possibile eseguire appositi test anticorpali, ricercando nel sangue la presenza di immunoglobuline contro la tiroide perossidasi (un enzima normalmente presente nella ghiandola che partecipa alla sintesi degli ormoni tiroidei). Tale variazione può essere riscontrata quando il paziente è ancora eutiroideo, cioè quando la sua tiroide conserva la capacità di produrre sufficienti quantità di ormoni nonostante l’attacco immunitario (in questo caso è generalmente indicato il controllo periodico e non il trattamento). Altri anticorpi dosabili nel sangue sono quelli anti-tireoglobulina.

Il dosaggio del TSH plasmatico è particolarmente importante anche per monitorare la risposta del paziente alla terapia intrapresa:

  • T3 Normale + T4 Normale + TSH Alto = Lieve ipotiroidismo;
  • T3 Basso o normale + T4 Basso + TSH Alto = Ipotiroidismo;
  • T3 Normale + T4 Normale  + TSH Basso = Lieve ipertiroidismo;
  • T3 Alto o normale + T4Alto o normale + TSH Basso = Ipertiroidismo;
  • T3 Basso o normale + T4 Basso o normale + TSH Basso = Ipotiroidismo secondario (ipofisario).

Per approfondire:

Cura e trattamento

Il trattamento della tiroidite di Hashimoto può basarsi sulla semplice osservazione (se si è in presenza di eutiroidismo), o sulla terapia ormonale sostitutiva (in presenza di ipotiroidismo). Questa si basa sull’utilizzo di levotiroxina (eutirox), un analogo sintetico dell’ormone tiroxina (T4) prodotto dalla tiroide. La somministrazione orale quotidiana ristabilisce il normale livello plasmatico di ormoni tiroidei, risolve positivamente eventuali sintomi dell’ipotiroidismo e ne previene le complicanze. Il dosaggio impiegato è relativo al deficit ormonale, necessita di tempo per essere ottimizzato e può variare in base ai controlli ematici periodici. Non risulta invece efficace, ma potenzialmente dannosa, la terapia mirata alla risoluzione del disordine autoimmune, ad esempio tramite cortisonici e farmaci immunosoppressori.

In presenza di tiroidite di Hashimoto la terapia ormonale sostitutiva dev’essere continuata per tutto il corso della vita. Per mantenere costanti i livelli ormonali è necessario seguire la terapia con regolarità e tenere conto di eventuali interferenze derivanti dal contemporaneo utilizzo di altre medicine, integratori o particolari alimenti. Per questo è necessario comunicare al proprio medico l’eventuale assunzione di derivati della soia in grandi quantità, alimenti ricchi di fibre ed integratori di ferro o di calcio (che si possono trovare anche nei comuni multivitaminici – multiminerali). Anche alcuni medicinali assunti per il trattamento dell’ulcera (sucralfato), dei bruciori di stomaco e del reflusso gastroesofageo (idrossido di alluminio), dell’ipercolesterolemia (colestiramina) e di problemi renali accompagnati da iperpotassiemia (sodio polistirene sulfonato) possono modificare l’azione terapeutica della levotiroxina impiegata nel trattamento della tiroidite.

 

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