Tiroidite post partum: sintomi, fasi, diagnosi, cura e rischi

MEDICINA ONLINE PARTO DEPRESSIONE POST PARTUM BABY BLUE NEWBORN GRAVIDANZA INCINTA ACQUA LATTE MATERNO SENO MAMMA FIGLIO BAMBINO BIMBO NEONATO PERICOLOSO BAMBINA IN TERAPIA INTENSIVA BIRTH WATER PICTURE WALLPAPER PICS HDLa tiroidite post partum è una patologia caratterizzata da infiammazione della ghiandola tiroide che tipicamente insorge entro un anno dal parto e colpisce mediamente il 5% delle donne, tuttavia, se la neomamma ha anche diabete mellito di tipo 1, la frequenza sale al 20%.

Cause e fattori di rischio

Le cause della patologia non sono ancora del tutto chiare, tuttavia ci sono alcuni fattori di rischio che aumentano appunto il rischio di insorgenza, tra cui:

  • diabete mellito di tipo 1;
  • storia di precedente tiroidite post partum;
  • familiarita;
  • altre patologie tiroidee, come gozzo e tireotossicosi;
  • positività degli anticorpi antitiroide;
  • fumo di sigaretta;
  • dieta eccessivamente ricca di iodio;
  • eccessivo uso di integratori e farmaci contenenti iodio.

Il meccanismo patogenetico della tiroidite post partum consiste nel fatto che durante la gravidanza nella donna si sviluppa uno stato di depressione immunologica, che raggiunge il massimo verso l’ultimo trimestre, tanto che si assiste alla riduzione del titolo anticorpale e dell’infiltrato linfocitario tiroideo. Dopo il parto, si ha una netta riduzione della tolleranza immunologica, anzi si compare un vero e proprio rebound immunologico con inasprimento dei fenomeni autoimmunitari. In questo contesto va inserita la tiroidite post partum, con accentuazione dell’infiltrazione linfocitaria e con innalzamento degli autoanticorpi a livelli addirittura superiori a quelli presenti prima della gravidanza.

Sintomi

Nella tiroidite post partum si assiste al caratteristico andamento trifasico presente nella tiroidite di De Quervain:

  • fase iniziale (inizia circa 1 – 2 mesi dopo il parto): si osserva un quadro clinico di tireotossicosi (con molti sintomi e segni sovrapponibili a quelli di un ipertiroidismo) con aumento degli ormoni tiroidei ed una contestuale diminuzione per feedback dell’ormone tireostimolante (TSH) secreto dall’ipofisi. Questa fase di solito dura uno o due mesi;
  • fase tardiva: si osserva l’inverso e cioè una fase (solitamente transitoria) di ipotiroidismo con bassi valori di FT4 e FT3, ed aumento compensatorio del TSH. Questa fase inizia circa un paio di mesi dopo il parto e generalmente dura tra 2 e 4 mesi e, siccome tra i sintomi dell’ipotiroidismo c’è anche la depressione, spesso viene confusa con una depressione post partum;
  • fase finale: i valori di tutti gli ormoni tornano normali (eutiroidismo), specie se la patologia è adeguatamente trattata, tuttavia circa la metà delle pazienti non raggiunge questa fase e resta invece ipotiroidea.

I sintomi della prima fase (tireotossicosi) sono:

  • aumento dell’appetito;
  • rapida perdita di peso anche mangiando più del solito, da aumento del metabolismo basale;
  • magrezza;
  • intolleranza al caldo;
  • iperattività;
  • irritabilità;
  • esoftalmo (occhi sporgenti);
  • retrazione palpebrale;
  • mixedema pretibiale;
  • acropatia;
  • depressione ed altre malattie psichiatriche;
  • poliuria;
  • sudorazione;
  • sensazione di calore;
  • facile affaticabilità;
  • astenia (stanchezza);
  • apatia;
  • pelle ingiallita;
  • tiroide aumentata di volume con tumefazione;
  • disfagia (difficoltà a deglutire);
  • cambiamento della voce;
  • insonnia;
  • fragilità ossea con maggior rischio di fratture;
  • intolleranza al caldo o al freddo;
  • palpitazioni;
  • aritmia (specialmente fibrillazione atriale);
  • tachicardia (aumento della frequenza cardiaca);
  • tachipnea (aumento della frequenza respiratoria);
  • dispnea;
  • infertilità;
  • calo del desiderio sessuale;
  • amenorrea (diminuzione o scomparsa delle mestruazioni);
  • nausea;
  • vomito;
  • defecazioni frequenti;
  • rapido aumento della glicemia dopo i pasti (iperglicemia postprandiale);
  • diarrea.

I sintomi della seconda fase (ipotiroidismo) sono:

  • astenia (mancanza di forze);
  • facile affaticabilità;
  • intolleranza al freddo;
  • stitichezza;
  • depressione;
  • rallentamento di pensieri e movimenti;
  • dolori muscolari e debolezza;
  • crampi muscolari;
  • diminuzione del metabolismo basale che spesso porta il paziente non trattato, al sovrappeso o all’obesità anche in presenza di una dieta normocalorica.

Diagnosi

La diagnosi si basa su:

  • anamnesi ed esame obiettivo: la tiroide appare aumentata di volume e di consistenza, mobile alla deglutizione, e spesso vivamente dolorabile alla palpazione, sebbene talvolta la dolorabilità sia ridotta o assente, particolarmente nelle fasi tardive della malattia;
  • dati di laboratorio (TSH, TRH ed ormoni tiroidei);
  • altri esami: captazione tiroidea di iodio radioattivo, scintigrafia tiroidea, ecografia tiroidea, eventuale biopsia.

Gli esami di laboratorio tipicamente individuano un aumento della VES e, sebbene in misura inferiore, della PCR. Gli ormoni tiroidei ed il TSH, variano in funzione della fase della malattia, con alti ormoni tiroidei e basso TSH nella prima fase (tireotossicosi) e bassi ormoni tiroidei ed alto TSH nella seconda fare (ipotiroidismo). Per approfondire:

Terapia

Durante la fase tireotossica non è indicato il trattamento con tionamidi, perchè la tireotossicosi è causata ad un aumentato rilascio di ormoni e non da una reale iperfunzione tiroidea. Nei casi in cui la sintomatologia sia importante potrebbe essere utile la somministrazione di beta-bloccanti. Nella fase di ipotiroidismo transitorio, solitamente, non è richiesta alcuna terapia sostitutiva, a meno che la sintomatologia non sia particolarmente importante; in tal caso deve essere instaurata un terapia sostitutiva per un anno, dopo di che la posologia va gradatamente ridotta al fine di valutare la possibilità di sospenderla completamente. Se l’ipotiroidismo permane, è necessario prolungare la terapia per tutta la vita, se, invece, avviene un ripresa funzionale completa occorre, comunque, monitorare annualmente la paziente perchè rimane a rischio di risviluppare un ipotiroidismo. Rimane elevata (80%), inoltre,  la probabilità di sviluppare ipotiroidismo nelle gravidanze successive. Da evitare l’utilizzo di iodio che possa favorire lo sviluppo di distiroidismi.

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