Differenze tra analfabetismo, analfabetismo funzionale e di ritorno

MEDICINA ONLINE CERVELLO MASCHILE FEMMINILE DIFFERENZE ENCEFALO PSICOLOGIA AMORE PENSIERI OBIETTIVI PROBLEM SOLVING SOLUZIONE ITER MECCANISMI MEMORIA RAGIONAMENTOAnalfabetismo funzionale

Con l’espressione “analfabetismo funzionale” (anche detto “illetteralismo“) si indica l’incapacità di un soggetto nell’usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle varie situazioni della vita quotidiana, sia professionali che sociali. L’analfabetismo funzionale – essendo in realtà un concetto molto dinamico e complesso – viene continuamente ridefinito in base allo sviluppo di una società e non può essere definito precisamente in modo assoluto: i criteri per valutarlo variano da nazione a nazione e da periodo storico a periodo storico.  Un funzionalmente analfabeta si distingue per varie caratteristiche, come ad esempio:

  • incapacità parziale o totale di comprendere adeguatamente testi pensati per essere capiti perfettamente dalla persona comune come ad esempio articoli generici di giornale (non specialistici come articoli economici o scientifici), enciclopedie e dizionari, foglietti illustrativi di farmaci, contratti legalmente vincolanti, regolamenti di condominio, bollette, corrispondenza bancaria, orari di mezzi pubblici, cartine stradali, istruzioni di semplici apparecchiature elettrodomestiche;
  • incapacità parziale o totale nell’eseguire calcoli matematici semplici col risultato ad esempio di essere incapaci nel tenere la propria contabilità personale oppure nel comprendere a pieno l’andamento di un tasso di sconto su un bene in vendita;
  • incapacità parziale o totale nell’utilizzo di strumenti informatici semplici e di uso comune come ad esempio il sistema operativo dei pc Windows, degli smartphone come Android, i software di videoscrittura come Word, i fogli di calcolo, le presentazioni come Power Point;
  • incapacità parziale o totale di comprendere, capire a fondo e paragonare semplici fenomeni scientifici, politici, storici, sociali ed economici;
  • tendenza a compiere la fallacia logica di generalizzare partendo da singoli episodi non rappresentativi, dando maggiore importanza alla propria singola esperienza piuttosto che a ricerche ed eventi che coinvolgono migliaia di persone e sono svolti da enti autorevoli (“a me è successo così, quindi è così che deve succedere per tutti ed in ogni caso. Non mi importa se una ricerca scientifica dice il contrario, ho ragione comunque io perché a mio cognato è successa una cosa diversa”);
  • tendenza a credere di conoscere più informazioni su un certo argomento di quante in realtà se ne posseggano, ostentando arroganza verso gli interlocutori (“Non mi importa cosa dice il medico o il farmacista, io di farmaci e malattie ne so più di loro perché, anche se sono impiegato alle poste, ho tanta esperienza di vita”, vedi effetto Dunning-Kruger);
  • largo uso di stereotipi e pregiudizi razziali (“L’Italia è il paese europeo con più negri di tutto il mondo: vengono qui per stuprare le nostre donne e rubare il lavoro” oppure “I terroni sono tutti ignoranti e criminali” o “I milanesi sono tutti cocainomani e omosessuali”);
  • scarsa conoscenza ed applicazione della “netiquette“, cioè di quell’insieme di regole informali che disciplinano il buon comportamento di una persona su internet, specie nel rapportarsi agli altri utenti nelle discussioni dei forum e dei social network: il risultato è un linguaggio spesso volgare, maleducato, prevaricante, arrogante, irrispettoso delle competenze altrui e sguaiato (ad esempio usando a sproposito la maiuscola, che su internet corrisponde ad urlare);
  • frequente uso inconsapevole di vari tipi di fallacia logica;
  • basso livello di istruzione;
  • tendenza ad avere idee e comportamenti campanilistici e conservatori;
  • tendenza a vedere (in modo semplicistico) alcune minoranze come causa generante problemi che sono in realtà provocati da altre cause sociali ben più complesse: “Se sono disoccupato è colpa degli extracomunitari che ci rubano il lavoro. Se in Italia si fanno pochi figli è colpa degli omosessuali. Se aumentano gli stupri è perché aumentano gli stranieri. Se la gente ruba è perché non va più in chiesa. Se il mio negozio ha chiuso è colpa dei cinesi che mi hanno aperto un negozio davanti”;
  • frequenti comportamenti che inneggiano ad una sorta di “accerchiamento“: “tutti ce l’hanno con me e mi trattano male perché io sono l’unico che dice la verità. Sono solo io contro tutti”;
  • frequenti errori grammaticali (“io o fatto giusto: questo ho quello non facieva differenza perche m’è la detto un’amico eppoi la giente honesta dicono così”)
  • basso QI (quoziente d’intelligenza);
  • scarso problem solving;
  • incapacità parziale o totale di “cogliere il punto” della discussione;
  • incapacità parziale o totale di sintetizzare un racconto mettendo in evidenza gli eventi chiave;
  • fanatismo religioso e/o politico;
  • superficialità nel gestire le informazioni. Ad esempio l’analfabeta funzionale tende a commentare nei social solo leggendo il titolo di un articolo, senza leggere il contenuto dello stesso: ciò, unito alla tipica struttura “clickbait” dei titoli dei post (creati apposta per generare scalpore/indignazione nel pubblico), genera commenti al limite del grottesco;
  • apologia verso i crimini commessi dalle dittature fasciste o comuniste;
  • apologia della criminalità: “L’abbonamento a Sky costra troppo, quindi è giusto rubare il servizio. I programmi della Rai mi piacciono poco quindi è giusto non pagare il canone. Parcheggiare nel parcheggio per disabili è giusto se ci stai pochi minuti. Le assicurazioni mi stanno antipatiche quindi è giusto frodarle. Un boss della malavita catturato dalla polizia se diventa collaboratore di giustizia è un infame, se invece tiene la bocca chiusa è un grand’uomo“;
  • incapacità parziale o totale nel cogliere la logica e in particolare il rapporto causa/effetto, ad esempio mancanza di capacità di comprendere semplici sillogismi;
  • incapacità parziale o totale di applicare un minimo di senso critico di fronte agli eventi sociali, col risultato di credere ciecamente a tutto ciò che si legge o si sente;
  • incapacità nel distinguere le notizie vere da quelle false e a distinguere le fonti attendibili da quelle che non lo sono, col risultato di “condividere” sui social notizie virali “fake (“bufale”) oltre ad appoggiare e sostenere teorie complottiste e/o pseudoscientifiche (ad esempio: la terra che è piatta, le scie chimiche che uccidono, i vaccini che fanno male, il limone che cura il cancro, il santone che cura le malattie con il pensiero, la pozione che scaccia il malocchio, l’uomo che non è mai stato sulla Luna…); a tal proposito leggi: Attenzione alle pagine Facebook che sfruttano disabili, malati e fake news per fare soldi: come difendersi.

IMPORTANTE Non tutte le caratteristiche elencate sono necessariamente presenti contemporaneamente. Le frasi citate sono solo esempi, ma sono state TUTTE estrapolate da reali conversazioni lette su Facebook.

Differenze tra analfabeta “classico” ed analfabeta funzionale

Una persona “analfabeta” nel senso classico del termine, non è in grado di leggere o scrivere: nel secondo dopoguerra erano ancora molte in Italia le persone che non sapevano compiere tali basilari azioni. Nel corso degli anni nel nostro Paese le condizioni sono fortunatamente migliorate ed il numero di persone analfabete è andato gradatamente scendendo, anche se il fenomeno non è ancora del tutto scomparso.
Una persona funzionalmente analfabeta, al contrario dell’analfabeta “classico”, ha invece padronanza di una base dell’alfabetizzazione (sa leggere e scrivere parole/frasi; sa compiere semplici calcoli matematici), ma è carente nel ricollegare tutto il quadro di un discorso complesso fatto di parole/frasi e numeri.

Analfabetismo di ritorno

Con l’espressione “analfabetismo di ritorno” si indica un fenomeno in cui un soggetto che durante gli anni della scuola abbia imparato a leggere ed a scrivere in modo normale, perde negli anni successivi quelle competenze a causa del mancato esercizio di quanto imparato. Un analfabeta di ritorno, quindi, nonostante in gioventù sapesse leggere e e scrivere normalmente, ora che è adulto non riesce più a farlo in modo normale. In senso più ampio, attualmente, “analfabetismo di ritorno” viene anche spesso usato per indicare la perdita di competenze anche più elevate rispetto alla lettura o alla scrittura, acquisite all’università. Prendiamo ad esempio il caso di un laureato in giurisprudenza che non sia riuscito a trovare occupazione nel proprio campo di studi e abbia intrapreso una strada lavorativa diversa: a distanza di anni dalla laurea molte sue competenze in campo giuridico potrebbero essere perse, perché non utilizzate e quindi dimenticate.

Differenze tra analfabeta “classico” ed analfabeta di ritorno

Mentre l’analfabeta “classico” non ha mai imparato a leggere e a scrivere, al contrario l’analfabeta di ritorno ha imparato a scuola a leggere ed a scrivere ma, negli anni, le perde e non sa più leggere e scrivere in modo normale.

Semplificando

Semplificando i concetti:

  • analfabetismo: il soggetto adulto non sa né leggere né scrivere;
  • analfabetismo funzionale: il soggetto adulto sa leggere e scrivere, ma non sa usare in modo efficiente le proprie abilità intellettive nelle varie situazioni della vita quotidiana, sia professionali che sociali;
  • analfabetismo funzionale: il soggetto da giovane ha imparato a leggere ed a scrivere, ma da adulto ha perso tali capacità perché non le ha esercitate negli anni.

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