Fibrina e fibrinogeno: valori, alto, basso e significato

MEDICINA ONLINE CASCATA COAGULATIVA DELLA COAGULAZIONE DEL SANGUE SCHEMA EMOSTASI EMORRAGIA FATTORE VIA INTRINSECA ESTRINSECA DIFFERENZA REAZIONI SCHEMATICA SINTESI SCUOLA BIOLOGIA CHIMICA EMOFILIAFibrina

La fibrina è una proteina fibrillare utilizzata nella coagulazione del sangue per contribuire alla formazione del coagulo che – assieme alle piastrine – forma una “maglia” sopra il luogo della ferita. La fibrina (fattore Ia) deriva dal fibrinogeno (fattore I), una proteina plasmatica sintetizzata dal fegato, grazie alla conversione effettuata dalla trombina ed è collegata al fattore XIII per formare il grumo ematico (vedi immagine in alto, raffigurante la cascata coagulativa). Anche la stessa trombina (fattore IIa), coinvolta nell’attivazione del fibrinogeno a fibrina, deriva da una molecola precorritrice chiamata protrombina (o fattore II della coagulazione). Tale conversione è mediata dai fattori attivati numero Va (attivato dalla trombina) e X. La valutazione della fibrina e delle molecole ad essa correlati (come il D-dimero, il tempo di protrombina, e la concentrazione plasmatica di fibrinogeno) è particolarmente utile per escludere o confermare la presenza di patologie da eccessiva o inappropriata coagulazione.

Valori normali

L’intervallo di riferimento per la fibrina è 0 – 500 ng/ml.

Ruolo nella malattia

L’eccessiva generazione di fibrina per via dell’attivazione della coagulazione porta alla trombosi, mentre una sua eventuale scarsa presenza porterebbe alla formazione di emorragia.

Cause di aumento della fibrina

La fibrina può aumentare in molte condizioni fisiologiche e patologiche, che comprendono:

  • età avanzata > 65 anni;
  • traumi;
  • ustioni estese;
  • CID (coagulazione intravasale disseminata);
  • trombo-embolia venosa;
  • cardiopatia ischemica;
  • periodo neonatale;
  • terapia trombolitica;
  • gravidanza fisiologica e patologica (incluso il puerperio);
  • pazienti ospedalizzati e/o con disabilità funzionale;
  • infezioni;
  • tumori;
  • interventi chirurgici;
  • arteriopatia periferica degli arti inferiori;
  • aneurismi;
  • scompenso cardiaco congestizio;
  • sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS);
  • emorragie subaracnoidee ed ematomi sottodurali;
  • epatopatie;
  • nefropatie;
  • malattie infiammatorie intestinali;
  • malattie infiammatorie croniche come il lupus eritematoso sistemico e l’artrite reumatoide.

Cause di diminuzione della fibrina

Valori normali o bassi dei prodotti di dissoluzione della fibrina, generalmente non indicano la presenza di patologia.

Colla di fibrina

La colla di fibrina è un adesivo tissutale utilizzato per guarire le ferite inducendo una coagulazione istantanea. È costituito da due componenti, fibrinogeno e trombina, oltre a fattori della coagulazione (come fattore XIII), e agisce iniettando in successione i due componenti in presenza di ioni calcio contenuti nella soluzione per ricostituire la trombina. Quest’ultima converte il fibrinogeno in fibrina in un arco di tempo che varia dai 10 secondi ai 60 secondi, in funzione della concentrazione di soluzione utilizzata. La colla di fibrina viene utilizzata principalmente con i seguenti obiettivi: facilitare l’adesione tissutale, coadiuvare le suture chirurgiche e favorire l’emostasi. Le applicazioni cliniche spaziano dalla chirurgia cardiovascolare, toracica e neurochirurgica, alla chirurgia addominale, epatica e maxillofacciale. Inoltre viene utilizzata dopo estrazioni dentali e in pazienti a elevato rischio di sanguinamento a seguito di intervento chirurgico. È impiegata anche nel trapianto di cornea senza l’utilizzo di sutura.

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Fibrinogeno

Il fibrinogeno (fattore I della coagulazione) è una glicoproteina del plasma sanguigno sintetizzata dal fegato e dal tessuto endoteliale con lo scopo di favorire l’emostasi (coagulazione del sangue) Il fibrinogeno – come abbiamo anche visto nei paragrafi precedenti – costituisce il substrato su cui agisce la trombina, un enzima che determina la conversione del fibrinogeno in fibrina, tappa finale della cascata coagulativa che porta alla formazione di un coagulo capace di arrestare l’emorragia.
La concentrazione plasmatica di fibrinogeno aumenta nella fase acuta di vari stimoli flogistici (infiammatori) ed è correlata ad un aumento del rischio cardiovascolare.

Struttura del fibrinogeno

La molecola del fibrinogeno è composta a sua volta da tre catene più semplici di aminoacidi, indicate rispettivamente come A-alfa, B-beta, gamma. Le tre catene possono essere immaginate come poste l’una vicina all’altra, con una struttura approssimativamente lineare. Due triplette di catene si uniscono per la regione amino-terminale per formare un’unica molecola di fibrinogeno. La struttura della molecola di fibrinogeno è allungata e presenta tre nodi (regioni ingrossate): uno centrale, detto regione E, che contiene le estremità amino-terminali delle catene, e due laterali, dette D.

Valori normali

L’intervallo di riferimento per il fibrinogeno è 150 – 400 mg/dl.

Ruolo nella malattia

I valori del fibrinogeno possono essere alterati in caso di infezioni gravi, presenza di emorragie, gravidanza e CID (coagulazione intravascolare disseminata).

Cause di aumento del fibrinogeno

Un aumento dei valori di fibrinogeno si può osservare in caso di:

  • infezioni acute;
  • tumori;
  • malattie cardiovascolari;
  • infarto del miocardio ;
  • patologie delle arterie periferiche;
  • ictus cerebrale;
  • epatite;
  • malattie infiammatorie (come artrite reumatoide e glomerulonefrite);
  • gravi ustioni;
  • traumi;
  • ferite;
  • uso di contraccettivi orali (pillola anticoncezionale);
  • tabagismo;
  • obesità.

Cause di diminuzione del fibrinogeno

Una riduzione dei valori di fibrinogeno si può osservare in caso di:

  • gravi epatopatie (per ridotta capacità di sintesi epatica);
  • CID (coagulazione intravascolare disseminata);
  • afibrinogemia, disfibrinogemia o ipofibrinogemia (deficit ereditari che provocano diminuita produzione di fibrinogeno);
  • malnutrizione grave;
  • anemia;
  • embolia;
  • emofilia;
  • fibrinolisi;
  • infezioni molto gravi;
  • malattie del fegato;
  • eclampsia;
  • tumori;
  • leucemia;
  • carcinoma della prostata;
  • trasfusioni di grosse quantità di sangue.

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