Differenza tra antibiotici, antivirali, antimicotici, antifungini, antibatterici, antiprotozoari, antiparassitari, antimicrobici

MEDICINA ONLINE MEDICO PAZIENTE ANAMNESI VISITA ESAME OBIETTIVO IDIOPATICO SINTOMI DOLORE STUDIO OSPEDALE AMBULATORIO CONSIGLIO AIUTO DOTTORE INFERMIERE PRESCRIZIONE FARMACO DIAGNOSIIl termine “antibiotico” spesso viene inteso in campo medico come sinonimo di “antibatterico”, cioè riferendosi a sostanze o farmaci capaci di interferire con la vita dei batteri andando quindi a debellare le infezioni batteriche (e NON quelle da virus o funghi). Io stesso, quando parlo con i miei pazienti, uso il termine “antibiotico” quando devo somministrare un farmaco che contiene un principio attivo diretto contro batteri. In realtà ciò, dal punto di vista della lingua italiana, non è del tutto corretto. La definizione esatta del termine “antibiotico” è:

sostanza capace di agire su altri microrganismi o cellule viventi, inibendone la crescita o distruggendoli (antibiosi).

La parola “antibiotico” deriva infatti da due termini greci ed indica “contro la vita”, non necessariamente solo quella dei batteri, ma contro la vita in generale. Gli antibiotici vengono distinti per prima cosa in base a quello che è il loro obiettivo: ad esempio un antibiotico può essere diretto contro una cellula umana (come nel caso negli antitumorali) o contro un microrganismo (in questo caso di parla di “antimicrobico”). In altre parole gli antibiotici sono distinti per prima cosa in base al loro spettro d’azione. Esistono quindi:

  • antibiotici antibatterici: sono antibiotici attivi su batteri (gram-positivi o su gram-negativi);
  • antibiotici antivirali: sono antibiotici attivi su virus;
  • antibiotici antifungini (anche detti antimicotici): sono antibiotici attivi su funghi (anche chiamati miceti);
  • antibiotici antiprotozoari: sono antibiotici attivi su protozoi;
  • antibiotici antitumorali: sono antibiotici attivi sulle cellule neoplastiche.

Un antibiotico capace di inibire un virus, non sarà attivo su un batterio o su un fungo (anzi addirittura in alcuni casi li andrà a favorire indirettamente!) e viceversa. Non solo: un antibiotico capace ad esempio di inibire un tipo specifico di batterio, non necessariamente sarà in grado di distruggere anche batteri di tipo diverso: da ciò risulta quindi chiaro quanto sia importante individuare il tipo specifico di microrganismo responsabile di una infezione, per poi usare l’antibiotico adatto che lo distrugga efficacemente evitando indirettamente di favorirlo. La ricerca della sensibilità di un dato microrganismo ai diversi antibiotici, si esegue con un esame di laboratorio chiamato antibiogramma: esso permette di usare “l’arma giusta per il nemico giusto”.
L’uso sconsiderato di antibiotici negli ultimi decenni, è responsabile della resistenza ai farmaci di molti microrganismi, fatto che diventerà progressivamente fonte di patologie che in passato erano quasi del tutto scomparse. Nel caso in cui non sia possibile rapidamente individuare lo specifico patogeno responsabile dell’infezione, si usano antibiotici “a largo spettro” che hanno la più alta probabilità di attaccare il patogeno. Per approfondire, leggi anche: Spettro d’azione e differenza tra antibiotici ad ampio spettro e ristretto

Antiparassitario

Chiudiamo con la definizione di “antiparassitario“:

sostanza usata per controllare, respingere, attirare ed uccidere parassiti, cioè organismi che entrano in competizione con l’uomo riguardo al cibo, distruggono le proprietà, causano patologie o sono considerati un fastidio.

Gli antiparassitari sono usati in vari ambiti, ad esempio in agricoltura (pesticidi, spesso velenosi per l’uomo) o in medicina per combattere parassiti come pidocchi e vermi intestinali.

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