Amnesie nella senescenza: deficit di memoria nell’anziano e legge di Ribot

MEDICINA ONLINE ANZIANI VECCHI DEPRESSIONE NONNI MORTE SENILE SENILITA SENESCENZA ETA OLDIE OLD GRANDMA GRANDPA NONNO MALATTIA TRISTE SAD DISPERAZIONE SOLITUDINE PARKINSON ALZHEIMER ABUSO VIOLENZA FAMIGLIADobbiamo intendere la memoria come trama stessa dell’esistenza, la storia di un individuo, ciò che resta  dell’esperienza, il passato come ricordo e patrimonio.  C’è un rapporto complesso tra memoria e senescenza, un rapporto a doppia faccia: il vecchio, da una parte, é
colui che ha immagazzinato un bagaglio di ricordi superiore agli altri, da cui, secondo alcuni, egli trae una presunta “saggezza” particolare; d’altra parte i “disturbi di memoria” sono il primo  campanello d’allarme di un processo di decadimento
intellettivo. Questo stesso è fatto oggetto di vivaci discussioni scientifiche riguardo i suoi caratteri di  normalità o patologia.

Quando è lecito affermare che un disturbo di memoria  sia l’inizio del decadimento intellettivo o non sia piuttosto la naturale involuzione del cervello senile?

Le demenze senili sono differenti dall’invecchiamento normale per la quantità dei fenomeni presenti o per la qualità e, quindi la specificità delle alterazioni  anatomo-patologiche?

Le ricerche neuropsicologiche affrontano tuttora il problema della valutazione dei test psicometrici e del significato da attribuire ai punteggi ottenuti da soggetti di età avanzata nelle varie prove di memoria. Sul piano comportamentale non è sempre facile distinguere se certe amnesie nominum o difficoltà a ritrovare luoghi o tracce di eventi siano normali ‘perdite’ dovute all’età o il primo segno di una demenza.
È importante per il medico di base, per il neurologo ed il geriatra, il delicato momento in cui compare un disturbo di memoria, avvertito come tale dal soggetto che ne è affetto o da chi vive a contatto con lui. Spesso è questa la prima occasione in cui il medico verrà interpellato per fornire una diagnosi ed un consiglio terapeutico su una probabile patologia cerebrale involutiva.I fenomeni mnestici comportano, in una visione schematica, una fase di registrazione, quindi di conservazione ed infine di rievocazione dei dati della realtà percepita. Lo stimolo, subito dopo essere stato registrato, viene  conservato per 20 – 30 secondi nella memoria a breve termine. Con un processo di organizzazione lo stimolo viene sistemato in un ambito di categorie
preesistenti, cioè riconosciuto) e mediazione (vengono formati legami associativi con nozioni preesistenti e stabilmente memorizzate) lo stimolo entra nella memoria a lungo termine o stabile (Hebb 1949), si attua cioè il consolidamento della traccia mnesica. Una ulteriore suddivisione della memoria stabile considera una memoria dichiarativa ed una memoria non dichiarativa o procedurale. La prima riguarda materiale verbalizzabile, ovverossia mentale, la seconda le abilità motorie e percettive; questi due comparti formano continui interscambi tra loro (Spinnler, 1977). La memoria a lungo termine dichiarativa può essere ulteriormente suddivisa in memoria episodica e memoria semantica. La prima è implicata nel ricordo degli eventi passati che ordinati formano la biografia della persona. La memoria semantica è invece implicata nel mantenimento del significato delle parole e dei simboli verbali (Vallar, 1989). La memoria a breve termine e la memoria a lungo termine semantica richiedono per il loro funzionamento una integrità della corteccia cerebrale; mentre la memoria a lungo termine episodica è connessa a strutture sottocorticali come la regione dell’ippocampo, i corpi mammillari, il nucleo dorso-mediale del talamo.

Per approfondire:

Noi veniamo a contatto continuamente con infiniti stimoli che, fortunatamente, non vengono memorizzati tutti: operiamo una continua cernita, così alcuni stimoli non sono considerati altro che la ripetizione di vecchi stimoli e quindi hanno solo una funzione di rinforzo su dati già memorizzati, altri, immessi nella memoria a breve termine, decadono non rientrando in categorie preesistenti (non memorizzo ciò che non comprendo) o non assumendo valore per quelle categorie, altri ancora non raggiungono la soglia di registrazione perché irrilevanti o per l’interferenza di altri stimoli più  importanti (cioè affettivamente rilevanti).  L’interferenza può essere proattiva o retro attiva per cui stimoli precedenti o successivi interferiscono con il mantenimento in memoria di una traccia. Nella rievocazione, un evento stimolante fa scattare la ricerca, nel magazzino della memoria, dell’elemento più adatto associabile a quell’evento; lo stimolo può essere riconosciuto perché immediatamente corre lato ad eventi pregressi. Il riconoscimento è iconico in relazione alla situazione stimolante e indipendente dal contesto; la relazione associativa tra evento percepito ed evento precedentemente memorizzato, è arbitraria (Pribram, 1980) ovvero, in altri termini, dipendente dal sistema di costruzione della realtà del singolo individuo. Ovviamente componenti imprescindibili nel processo mnesico sono l’attenzione (connesso al sistema dì vigilanza) e l’intenzione (connessa al sistema volontà-emozione).
Un sistema complesso come la memoria richiede per il suo funzionamento ottimale l’opera di molteplici sistemi interconnessi tra loro in una articolata
organizzazione. L’affermazione storica che la sede della memoria siano
i lobi temporali è contraddetta da numerosi rilievi sperimentali e clinici.
Uno dei punti fermi riguardanti l’anatomia delle sindromi amnesiche globali da lesioni ippocampali è che la lesione debba essere bilaterale; al riguardo sono fondamentali gli studi di Penfield e Milner (1958). Successivamente si è constatato che lesioni temporali  sinistre producono una sindrome amnestica verbale, mentre lesioni temporali destreuna sindrome amnestica visuo-spaziale. Nel 1980 Ross riferisce di pazienti che avevano sofferto di un danno cerebrale focale, causa di gravi e selettive alterazioni della memoria recente che interessavano:

  • una singola modalità sensitiva (la visione),
  • una metà del corpo (tattile unilaterale),
  • una funzione dell’emisfero dominante (verbale con risparmio della memoria acustica non verbale).

Tali casi particolari, concordemente con i dati della sperimentazione animale, hanno fornito una nuova visione della organizzazione anatomo-funzionale della
memoria recente. considerata come un sistema multimodale suscettibile di alterazione di singoli componenti.
Le aree corti cali cui giungono le vie delle differenti sensibilità (acustica, somestesica, visiva) sono collegate con il lobo temporale mediale dell’emisfero corrispondente; i due lobi sono connessi tra loro attraverso fibre di associazione. L’asportazione di un lobo temporale con risparmio del corpo calloso può portare, con il passare del tempo ad un trasferimento di informazioni al lobo temporale controlaterale con possibilità di recupero della memoria recente. Si può quindi ritenere che il lobo temporale sia la struttura deputata alla ricezione degli stimoli da memorizzare ma non la sede della conservazione della traccia mnesica.
Il nucleo dorso-mediale (DM) del talamo è importante per il funzionamento effettivo dei sistemi cerebrali deputati al controllo dell’intenzione e dell’interferenza.
Parti differenti del DM possono intervenire in questo controllo e quindi una loro lesione comporta perseverazione, disinibizione, distraibilità (Speedie, 1983). Il DM inoltre ha strette connessioni con il lobo frontale ed il sistema limbico (Nauta, 1962).
L’integrità delle strutture citate sembra essere importante, in modo non del tutto ancora chiarito, nel trasferimento delle “memorie” da intermedie a lungo termine (Geschwind, 1982).
È facile comprendere come nell’anziano con facilità si possa creare una disfunzione di tale complesso sistema.
È nozione vecchia, costantemente confermata, che le alterazioni della memoria nella senescenza riguardano in primo luogo i ricordi recenti. Il decadimento della memoria immediata ed a breve termine può essere conseguenza, escludendo (ma solo a scopo didattico) le modificazioni della intenzione, in primo luogo di una riduzione dell’attenzione (sonnolenza in diversi momenti della giornata, interferenze farmaco logiche, allungamento dei tempi di immagazzinamento dello stimolo con perdita di parte del materiale e quindi del senso della realtà); quindi per la presenza di interferenze sopra tutto di tipo proattivo (classicamente “so, perché sperimentato, che dimentico le cose, sicuramente dimenticherò anche questo”).

Legge di Ribot: I ricordi più recenti si perdono più facilmente di quelli progressivamente più lontani essendo stati meno reiterati: in pratica i ricordi si cancellano procedendo verso il passato, quindi i ricordi dell’infanzia scompaiono per ultimi.

L’evoluzione del deficit della memoria di fissazione (amnesia anterograda) è nell’ampliamento progressivo della lacuna mnesica con disadattamento dell’individuo alla realtà contingente e necessità di rendere invariabile il mondo circostante.
Afferma Arieti (1985) “è l’integrazione dei ricordi più recenti con quelli remoti e l’utilizzazione di entrambi nella soluzione dei problemi” che è alterata negli
anziani.

Continua la lettura con:

Per approfondire, leggi:

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Questa voce è stata pubblicata in Geriatria e malattie dell'anziano, Neurologia, psichiatria, psicoterapia e riabilitazione cognitiva e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.