Consigli per la prevenzione delle allergie da acari e miceti (funghi)

MEDICINA ONLINE ACARO ACARI PARASSITI SCABBIA INFEZIONE INFESTAZIONE ANIMALI BATTERI VIRUS MICROSCOPIO PELLE TRASMISSIONE CONTAGIO CONTAGIOSOUna volta che l’allergologo abbia individuato la diagnosi specifica di una sindrome allergica, accanto alle eventuali terapie farmacologiche, può istituire un trattamento preventivo specifico, finalizzato ad eliminare il più possibile l’esposizione del paziente all’allergene responsabile. Tale trattamento diminuisce il rischio degli attacchi allergici ma può essere conseguito in maniera completa soltanto in un numero limitato di casi e per alcune categorie di allergeni e non per tutti i tipi di allergene. La prevenzione delle allergopatie rappresenta, ancora prima della terapia farmacologica, la meta da raggiungere per l’allergologo ed i suoi pazienti: consigli comportamentali e disposizioni ambientali sono estremamente utili al paziente allergico e contribuiscono ad elevare la qualità della sua vita.
Nelle allergopatie respiratorie da allergeni da inalazione (da pollini, acari, funghi, derivati di animali domestici…), purtroppo l’eliminazione completa dell’esposizione del paziente agli allergeni responsabili non sempre risulta possibile, ma può essere attuata almeno una bonifica igienico-ambientale. In questo articolo ci occuperemo in particolare della prevenzione delle allergie da inalazione di dermatofagoidi (acari) e funghi.

Allergie da dermatofagoidi (acari)

La prevenzione delle allergopatie respiratorie da dermatofagoidi (acari) o da altri allergeni ambientali può essere praticata con varie metodiche, associate tra loro, volte a produrre:

Diminuzione delle fonti allergeniche, che può essere ottenuta con:

  • Metodi fisici: modificazioni della temperatura e dell’umidità.
  • Metodi chimici: impiego di sostanze ad azione acaricida.

Diminuzione della diffusione degli allergeni, che può essere ottenuta con:

  • Rimozione dalle superfici.
  • Filtrazione dell’aria.
  • Precipitazione dall’aria (ionizzatori).
  • Aumento della ventilazione ambientale.
  • Intrappolamento (federe “anti-acari”, etc.).
  • Denaturazione degli allergeni (acido tannico 3, etc.)

Deve quindi essere suggerito al paziente e/o ai familiari di migliorare le condizioni igienico-ambientali dell’abitazione, soprattutto nella camera da letto, dove egli trascorre almeno 7-8 ore al giorno e dove maggiori possono essere i ricettacoli di polvere e di acari, spiegando nella maniera più chiara i grandi vantaggi clinici che possono derivare dal solo provvedimento di un’ accurata bonifica igienico-ambientale (vedi ultimo paragrafo “Bonifica igienico-ambientale nelle allergopatie respiratorie da allergeni ambientali“).

Una bonifica ambientale deve almeno comprendere:

  • Aereazione frequente degli ambienti o uso di impianti di condizionamento d’aria, in modo da contenere l’umidità tra il 40 ed il 60 (gli acari, infatti, non possono sopravvivere in tali condizioni). L’ambiente ideale è quello in cui sia possibile un ricambio completo dell’aria ogni ora. Ovviamente, l’entità del ricambio d’aria sarà tanto più cospicua quanto più piccolo è l’ambiente e quanto maggiore è il numero di persone che vivono nell’abitazione.
  • Rimozione accurata della polvere dai pavimenti e dai mobili, con aspiratore elettrico (o, meglio, con aspiratore dotato di filtro HEPA ad acqua “, che determina anche una ionizzazione naturale) o con un panno umido, in modo da non sollevare polvere, possibilmente in assenza del paziente.
  • Eliminazione, ove possibile, di moquette e tappeti (che possono contenere 200.000-500.000 acari/m²), di divani e sedie imbottite. Qualora non sia possibile l’eliminazione dei tappeti o delle moquette, dovrebbe essere previsto un trattamento periodico al vapore a 100°.
  • Rimozione di tendaggi pesanti e loro sostituzione con tende lavabili o con tendine di materiale sintetico, alla veneziana.
  • Eliminazione di altri ricettacoli di polvere (scaffali di libri, giocattoli di peluche, etc.).

Materassi, cuscini e acari: cosa fare?

Particolare attenzione deve essere rivolta agli effetti letterecci, dove certamente maggiore è la concentrazione di acari. I materassi ed i cuscini trattengono, infatti, un’umidità relativa prossima al 75%, con una temperatura intorno ai 22-26°C, per effetto dei 300 ml circa di acqua prodotti ogni notte con la respirazione e la sudorazione. In questi effetti letterecci, inoltre, si depositano i residui epiteliali (peli, capelli, derivati della desquamazione cutanea, etc.), calcolati in circa 200 mg per notte. Basti considerare che un materasso tradizionale, nell’arco di quattro mesi di utilizzo, è in grado di
ospitare fino a 2 milioni di acari; secondo alcuni Autori, un materasso può aumentare il proprio peso addirittura di 1 kg/anno per la presenza di acari (vivi o morti) e dei loro prodotti fecali.

I provvedimenti da prendere sono i seguenti:

  • Sostituzione di materassi e cuscini di lana o di piume con altri, ad esempio in derivati sintetici della gomma o in fibre di poliestere, da rinnovare comunque frequentemente, anche ogni anno od ogni 2-3 anni. Va segnalato che, contrariamente a quanto molti ritengono, anche questi materassi sono facilmente parassitati dagli acari, seppure in concentrazioni lievemente inferiori a quelle che si rilevano nei materassi tradizionali. Più affidabili sembrano i materassi ortopedici in poliuretano denso (densità pari a 30-40 kg/m³), che rappresenta un habitat sfavorevole alla riproduzione ed allo sviluppo degli acari.
  • Rivestimento dei materassi e dei cuscini con particolari federe “anti-acari” (coprirnaterasso, copricuscino, copripiumino), chiuse ermeticamente con cerniere lampo e confezionate con tessuti (poliamide, Goretex o stoffe trattate con Teflon o con uno speciale poliuretano) ovvero con “tessuto – non tessuto” in polipropilene (Tilene, etc.) dotati di caratteristiche tecniche tali da assicurare un’elevata impermeabilità, in modo da impedire agli acari di migrare attraverso i pori del tessuto, ed al contempo una buona “traspirabilità”, sì da permettere una facile dispersione del vapore acqueo prodotto dalla traspirazione corporea. Questi rivestimenti costituiscono attualmente la migliore misura preventiva nelle allergopatie da dermatofagoidi. Per i “tessuti-non tessuti”, bisogna accertarsi del-
    la buona qualità del prodotto, che non deve andare incontro a sfilacciamenti, i quali discontinuerebbero la “barriera anti-acari”, Una misura più economica è costituita da un semplice rivestimento di Goretex, sigillato con nastro adesivo, intorno al materasso ed al cuscino. Può anche essere impiegato uno spray da spruzzare periodicamente sulle federe dei materassi e dei cuscini, che produce un effetto “barriera”, impedendo la migrazione degli acari attraverso i pori del tessuto.
  • Sostituzione delle coperte di lana (soprattutto di lana Merinos, che contengono alte concentrazioni di acari) con coperte sintetiche, più facilmente lavabili ad alte temperature.
  • Esposizione frequente all’aria ed al sole di materassi, cuscini, coperte, federe e biancheria da letto e loro accurata sbattitura con un battipanni, come si usava fare in passato.
  • Pulizia frequente (anche più volte alla settimana) della superficie esterna dei materassi, dei cuscini e delle federe con un aspirapolvere (tale pulizia deve essere particolarmente accurata in corrispondenza delle cuciture delle federe, dove maggiore è la concentrazione degli acari).
  • Lavaggio frequente, anche bisettimanale, ad alta temperatura (possibilmente, a vapore a 140°), delle lenzuola, delle federe e – in generale – di tutta la biancheria da letto, sia domestica che intima.

Sport

I soggetti allergici ai dermatofagoidi dovrebbero possibilmente evitare gli sport praticati in palestre o comunque al chiuso, soprattutto se si tratti di ambienti polverosi: decisamente consigliati gli sport all’aperto, in ambienti non polverosi.

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Uso di acaricidi

Estremamente utile per una bonifica igienico-ambientale è l’uso di acaricidi (a base di tanacetano, benzilbenzoato o piretroidi) da spruzzare periodicamente sui materiali da imbottitura o da impiegare per il trattamento di tappeti e moquette; vedi la seguente tabella:

MEDICINA ONLINE PRINCIPALI ACARICIDI IN COMMERCIO SOSTANZE ALLERGIA DA ACARI MATERASSO ALLERGENE INSETTI DERMATOFAGOIDI.jpg

Principali acaricidi

Attualmente sono disponibili in Italia vari acaricidi ), sotto forma di:

  • spray da spruzzare periodicamente, ogni 6-12 mesi, sui materassi e sui materiali da imbottitura;
  • polvere umida o di soluzione: indicate per il trattamento di tappeti e moquette.

Per accertare l’efficacia dei vari acaricidi è stata proposta la metodica dell’acarogramma, che permette di controllare la vitalità ed i tempi di uccisione degli acari dopo irrorazione di un acaricida. Infatti, un acaricida, per essere valido, deve uccidere gli acari in tempi brevi, in quanto diversamente potrebbe dar luogo alla formazione di specie acaridiche resistenti e, quindi, difficilmente eliminabili.
Gli acaricidi, ove impiegati correttamente (4-6 applicazioni/anno su materassi, materiali da imbottitura, tappeti e moquette), si dimostrano notevolmente utili nella prevenzione delle allergopatie respiratorie da allergeni ambientali.
Vari studi specifici, e molto spesso la semplice osservazione clinica, dimostrano una buona correlazione tra impiego corretto di acaricidi e miglioramento dei sintomi clinici e dei parametri funzionali nelle allergopatie respiratorie da dermatofagoidi.
Una nota contraria viene da un’indagine metanalitica dell’ottobre del 1998, che ha preso in esame 23 studi riportati in letteratura inerenti alla bonifica ambientale degli acari (con metodiche fisiche in 13 studi, chimiche in 6 e combinate in 4), giungendo alla conclusione che non risulta sufficientemente provata l’efficacia di tale bonifica.
Va anche segnalato che alcuni acaricidi esercitano una lieve azione irritante sulle mucose delle vie respiratorie, i cui effetti si manifestano nelle prime ore dopo l’applicazione del prodotto. Per tale motivo gli acaricidi non vanno mai impiegati dal paziente stesso o in sua presenza; l’assenza del paziente dall’ambiente dove è stato utilizzato l’acaricida deve protrarsi per almeno 4-6 ore.

Quantificazione del contenuto in acari nella polvere

In caso di allergia da acari, è utile la quantificazione del contenuto in acari nella polvere di determinati ambienti, con identificazione delle specie di acari presenti, soprattutto
degli acari minori. Si possono effettuare ricerche microscopiche sulla pol-vere, previa aspirazione, oppure si possono eseguire dosaggi semiquantitativi degli acari nella polvere di un determinato ambiente.
Un test (Acarex testi), che si avvale di una lettura colorimetrica, si basa sull’escrezione preferenziale di prodotti azotati sotto forma di guanina da parte di artropodi cheliferi, come appunto i dermatofagoidi; l’indagine, di facile esecuzione (può essere eseguita dagli stessi pazienti), permette una valutazione indiretta della concentrazione di acari presenti. È attualmente possibile, con varie metodiche immunochimiche (soprattutto RAST-inibizione e saggi radioimmunologici con anticorpi monoclonali), la misurazione delle concentrazioni dei principali antigeni acaridici (Der p1, Der p2, Der fl, Der f2) e di derivati animali (Fel d1) nella polvere ambientale ed in altri materiali.

Un test (Aclo test), che si basa sull’impiego di anticorpi policlonali specifici verso gli allergeni dei dermatofagoidi, può essere eseguito direttamente dai pazienti mediante una striscia rivelatrice, che viene posta in una provetta contenente il re attivo ed il campione di polvere da esaminare.

Una determinazione semiquantitativa delle concentrazioni dei principali allergeni ambientali su campioni di polvere può essere eseguita molto semplicemente con un test (Dustscreen) che utilizza una striscia di nitrocellulosa, in cui in appositi siti sono presenti anticorpi monoclonali rivolti contro i determinanti allergenici dei dermatofagoidi (Der p1 , Der f1, gruppo 2), del gatto (Fel d1) e dello scarafaggio (Bla g1). L’impiego di un cromogeno come substrato facilita la lettura, che può essere effettuata ad occhio nudo o mediante un colorimetro.

Un immunodosaggio (DEA test, Determinazione dell’Esposizione Allergenica), estremamente sensibile e specifico, consente di quantificare esattamente il rischio allergenico in un determinato ambiente e di valutare le sue modificazioni dopo un’accurata bonifica igienico-ambientale. I campioni di polvere, raccolti nel sacchetto dell’aspirapolvere per almeno tre giorni alterni, debbono essere inseriti in una busta di plastica insieme ad un agente essiccante ed inviati alla Ditta; entro un mese vengono comunicati i risultati delle concentrazioni dei determinanti allergenici maggiori
dei dermatofagoidi e dei derivati epidermici di gatto. Qualora si dimostri un’elevata concentrazione di acari, oltre che nelle camere da letto, in altri ambienti dell’abitazione, soprattutto dove esistano tappeti, poltrone ed altre suppellettili imbottite (salotti, sedie, etc.), può essere utile far eseguire una disinfestazione globale anti-acari, da ripetere
periodicamente, a cura di ditte specializzate. Questa metodica, molto efficace, presenta lo svantaggio di essere piuttosto costosa, inoltre, poiché l’acaricida aerodisperso nel-
l’ambiente domestico è irritante, necessita che l’appartamento non venga
abitato per almeno 6 ore dopo l’applicazione. Una disinfestazione preventiva dovrebbe essere compiuta, inoltre, quando si acquistino tappeti orientali, soprattutto di grandi dimensioni e di vecchia manifattura, che sono spesso ricettacolo di enormi quantità di acari, anche di specie diverse da quelle comunemente riscontrate nel nostro Paese; naturalmente, tale disinfestazione andrebbe eseguita prima di sistemare i tappeti in casa.

È inoltre possibile la quantificazione degli allergeni acaridici nell’aria ambientale, raccolta mediante campionamenti volumetrici; si tratta di metodiche leggermente più complesse, anche se forse più adeguate per valutare esattamente l’esposizione antigenica.
Un campionamento volumetrico delle particelle aerodisperse (dermatofagoidi, pollini, miceti, lattice, etc.) può essere effettuato tramite un campionatore personale (Partrap FA 52) , di dimensioni tascabili e di costo ridotto, costituito da una turbina aspirata da un motore elettrico a batterie ricaricabili e da una camera campionatrice monouso, in cui è allocato uno speciale nastro trasparente. È poi possibile la determinazione quantitativa degli allergeni ambientali mediante impiego di anticorpi monoclonali e tecniche
immunoenzimatiche particolari (ad esempio, “a cattura”).
Con queste metodiche è possibile la rilevazione ambientale di antigeni degli acari, dei pollini, di derivati animali (del gatto, ad esempio, ma anche di epiteli e urine di roditori negli stabulari), di particolari allergeni presenti negli ambienti lavorativi, del lattice, etc.

Come coadiuvante ai fini della prevenzione ambientale, nelle allergopatie respiratorie da dermatofagoidi e/o da derivati di animali domestici può risultare utile l’impiego di una miscela di tensioattivi ed acidi organici naturali (DP1), priva di tossicità e di azione irritante, da spruzzare settimanalmente sui pavimenti, in quanto la sostanza modifica la struttura delle proteine allergizzanti presenti nella polvere ambientale.

Di discreta utilità risultano i sistemi di purificazione ambientale, costituiti da filtri in fibre di vetro submicroniche ad alta efficienza (filtri HEPA, High Efficiency Particulate Air), in grado di trattenere particelle aerodisperse anche estremamente piccole (fino a 0,3 μ) e capaci quindi di ridurre notevolmente la carica allergenica ambientale, soprattutto durante le operazioni di pulizia.
Ancora meglio possono agire, almeno in teoria, i generatori di anionitionirratori), in cui l’azione combinata del filtro elettrostatico e dell’ elemento ionizzante consente di eliminare dall’aria ambientale anche le particelle di diametro inferiore a 10μ (si ricorda che gli allergeni dei dermatofagoidi sono veicolati da particelle di oltre 10μ).
Un ulteriore perfezionamento potrebbe essere rappresentato dai precipitatori elettrostatici a due stadi, dotati, oltre che della camera di ionizzazione, di piastre metalliche ad alta tensione che attirano e fanno depositare le particelle aeree; tra l’altro, essi possono essere facilmente applicati ai comuni sistemi di condizionamento, che, mantenuti in perfetta efficienza e periodicamente controllati, svolgono un’importante azione di depurazione dell’aria e di riduzione dell’umidità ambientale (l’umidità relativa dovrebbe essere compresa tra il 40 ed il 60, limiti generalmente non ottenibili con i comuni impianti di condizionamento d’aria).
Non esistono al momento, peraltro, studi controllati sulla reale efficacia di tali procedure nelle allergopatie respiratorie da dermatofagoidi.

Igiene, fumo edifici

Sempre nelle sindromi allergiche da dermatofagoidi deve essere raccomandato al paziente di curare particolarmente l’igiene personale, ad esempio con bagni o docce giornaliere e con frequenti lavaggi dei capelli, in modo da ridurre la forfora, che costituisce un ottimo pabulum per gli acari.
Anche un lavaggio frequente degli indumenti, ad alte temperature, può ridurre la concentrazione degli acari negli indumenti stessi (soprattutto di lana, ma anche di cotone, di acrilico, etc.). Altre misure, aspecifiche e di carattere generale, di controllo ambientale riguardano l’abolizione del fumo negli ambienti chiusi e l’accortezza di evi-
tare l’uso di sostanze irritanti (deodoranti, insetticidi, naftalina, etc.). Sempre a proposito di bonifiche igienico-ambientali. vanno ricordati i principali criteri per la costruzione di edifici anti-acari: il cemento delle strutture deve essere a presa ed asciugamento rapidi, i pavimenti non debbono avere sottofondo cementizio, la consegna dell’edificio deve avvenire almeno tre mesi dopo il suo completamento, affinché sia assicurato lo smaltimento dell’umidità; inoltre, le superfici debbono risultare facilmente lavabili; non possono essere impiegati materiali potenzialmente allergenici (ad esempio, materiali cromati o nichelati) o che possano trattenere a lungo l’umidità (ad esempio, stucchi). Si tratta, quindi, di vere e proprie “case antiallergiche”, in cui l’esposizione e l’ubicazione dei vani ed i materiali da costruzione sono studiati per ridurre al minimo l’esposizione agli allergeni ambientali.

Alimentazione

Ancora, a causa della frequente cross-reattività tra dermatofagoidi, gasteropodi (lumache, etc.) e crostacei (gamberi, etc.), dovrebbe essere consigliata ai pazienti allergici molta cautela nell’ingestione di questi cibi, che possono produrre gravi crisi asmatiche ed anche shock anafilattico.

Ditte specializzate

Può essere utile, in alcuni casi, l’intervento di una ditta specializzata, in particolare qualora sia stato dimostrato il ruolo eziopatogenetico di altri artropodi (zecca del piccione, ragnetti fitofagi, etc.).

Allergie da miceti (funghi)

Nelle allergopatie respiratorie da miceti (sinonimo di “funghi”) deve essere consigliata un’accurata bonifica igienico-ambientale delle abitazioni (riduzione dell’umidità a meno del 50, eventuale impiego di deumidificatori, aerazione frequente degli ambienti, tinteggiatura delle pareti, abolizione delle carte da parati, revisione periodica degli impianti di condizionamento, uso periodico di preparati anti-micofiti, etc.) e, possibilmente, dei luoghi di lavoro, in modo da limitare al massimo le concentrazioni dei miceti inquinanti. Riguardo all’alimentazione, dovrebbe essere sconsigliata l’assunzione di bevande e di prodotti alimentari industriali, precotti, conservati in scatola o in altre forme (in particolare birra, sottaceti, alimenti lievitati, etc.), oltre che di funghi, yogurt e formaggi (soprattutto quelli maggiormente fermentati).

Bonifica igienico-ambientale nelle allergopatie respiratorie da allergeni ambientali

Di seguito riportiamo sinteticamente una lista di consigli generali utili per una accurata bonifica igienico-ambientale, validi per i pazienti affetti da tutte le allergopatie respiratorie da allergeni ambientali, acari inclusi:

  • Aerazione frequente degli ambienti o uso di impianti di condizionamento d’aria, in modo da ridurre l’umidità al di sotto del 50%.
  • Rimozione accurata della polvere dai pavimenti e dai mobili, con aspiratore elettrico o con un panno umido, in modo da non sollevare polvere.
  • Eliminazione di moquette e tappeti, di divani e sedie imbottite.
  • Rimozione di tendaggi pesanti e loro sostituzione con tende lavabili o con tendine di materiale sintetico, alla veneziana.
  • Eliminazione di altri ricettacoli di polvere (scaffali di libri, giocattoli di peluche, eccetera).
  • Sostituzione di materassi e cuscini di lana o di piume con altri, ad esempio in derivati sintetici della gomma, da rinnovare comunque frequentemente, anche ogni anno od ogni 2 – 3 anni. Ancora più affidabili sono i materassi ortopedici in poliuretano denso (densità pari a 30-40 kg/m³), che rappresenta un habitat sfavorevole alla riproduzione ed allo sviluppo degli acari.
  • Rivestimento dei materassi e dei cuscini con particolari federe “anti-acari”, confezionate con tessuti di cotone a trama spessa e rivestite all’interno da una sottile pellicola sintetica, da chiudere poi ermeticamente con cerniere lampo. Una misura più economica è costituita da un semplice rivestimento di Goretex, sigillato con nastro adesivo, intorno al materasso ed al cuscino.
  • Esposizione frequente all’aria ed al sole di materassi, cuscini, federe e biancheria da letto e loro accurata sbattitura con un battipanni, come si usava fare in passato.
  • Pulizia frequente (anche più volte alla settimana) della superficie esterna dei materassi, dei cuscini e delle federe con un aspirapolvere (tale pulizia deve essere particolarmente accurata in corrispondenza delle cuciture delle federe, dove maggiore è la concentrazione degli acari).
  • Lavaggio frequente, anche bisettimanale, ad alta temperatura, di federe, lenzuola ed altra biancheria da letto.

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