Dipendenza dal sesso: comorbilità e disturbo da interazione di più dipendenze

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Nella dipendenza dal sesso, il comportamento da cui si dipende è quello sessuale. Con “comportamento sessuale” si intende qualsiasi pratica che ha come fine la ricerca del piacere sessuale, come

  • l’avere fantasie sessuali,
  • l’avere rapporti sessuali,
  • il voyeurismo,
  • il frotteurismo,
  • le pratiche di tipo sadomasochistico,
  • la collezione di materiale a carattere pornografico e/o pedopornografico,
  • l’uso di sex toys e sex doll,
  • l’esibizionismo,
  • la masturbazione,
  • la promiscuità sessuale,
  • l’uso di chat erotiche,
  • le pratiche feticiste,
  • la zoofilia,
  • la necrofilia,
  • la frequentazione di strip club,
  • il sesso a pagamento,
  • la molestia sessuale,
  • la pedofilia,
  • qualsiasi altro comportamento che abbia come fine la ricerca del piacere di tipo sessuale.

Tali comportamenti non sono tutti necessariamente considerati patologici; per essere inquadrati come dipendenza sessuale, devono inoltre avere determinate caratteristiche: devono essere presenti in modo intrusivo (cioè devono arrivare ad interferire con la vita sociale, professionale, relazionale e/o legale del soggetto) da almeno 6 mesi e non devono essere meglio spiegati dall’uso di sostanze, da malattie psichiatriche (ad esempio disturbi di personalità o episodi maniacali nel disturbo bipolare) o da altre condizioni mediche come il sonnambulismo sessuale (sleep sex). All’interno della dipendenza dal sesso rientra anche la dipendenza da masturbazione (“masturbazione compulsiva”) e la dipendenza da pornografia online.

Comorbilità

Gli studi sui soggetti sessua1mente disturbati evidenziano molteplici disturbi nell’ambito delle diverse casistiche cliniche. Lo studio di Langstrom e Hanson (2006) sulla popolazione generale svedese ha evidenziato che il 5-10% dei partecipanti più attivi sessualmente riportava livelli più elevati di coesistenza di dipendenze, comportamenti a rischio e sintomi psichiatrici. Nei soggetti con SA è frequente la presenza contemporanea di disturbi psichiatrici e di altre dipendenze patologiche (dipendenza dal gioco d’azzardo, dal cibo, dal lavoro, dallo shopping…).

L’SA è stata associata a:

  • alterata regolazione dell’affettività (Samenow, 2010),
  • depressione e ansia (Bancroft, 2009; Kaplan e Kruger, 2010),
  • impulsività (Miner, Raymond, Mueller, Lloyd e Lim, 2009; Raymond, Coleman e Miner, 2003),
  • isolamento (Yoder, Virden e Amin, 2005),
  • scarsa autostima e atteggiamenti insicuri nelle relazioni (Earle e Earle, 1995; Zapf, Greiner e Carroll, 2008),
  • disagio personale (Kafka e Henna, 1999; Kingston e Firestone, 2008),
  • comportamenti a rischio come abuso di sostanze (Kaplan e Kruger, 2010; Sussrnan, 2007);
  • odio per sé stessi e senso di vergogna (Kaplan e Kruger, 2010; Kort, 2004; Reid, Harper e Anderson, 2009).

Utilizzando il Mood and Sexuality Questionnaire in studi condotti su 919 maschi eterosessuali (Bancroft, Janssen, Strong, Carnes et al., 2003) e su 662 maschi omosessuali (Bancroft, Janssen, Strong e Vukadinovic, 2003), è stato osservato che solo una minoranza dei soggetti esaminati riferiva maggiore interesse per pensieri e attività sessuali in presenza di ansia o depressione (15-25% ). I livelli di stress in questa minoranza delle casistiche riflettevano quelli dei soggetti con problemi legati all’ansia (Bancroft e Vukadinovic, 2004).
Utilizzando il Sexual Addiction Screening Test (SAST) e l’Experiences in Close Relationships-Riveduto (ECR-R), Zapf, Greiner e Carroll (2008) hanno valutato il modo di relazionarsi in maschi adulti con dipendenza sessuale. L’ECR-R valuta le caratteristiche delle relazioni amorose in base a misure dell’ansia e dell’evitamento, evidenziando quattro quadri possibili nella gestione della relazione:

  1. atteggiamento sicuro;
  2. atteggiamento inquieto;
  3. atteggiamento timoroso ed evitante;
  4. atteggiamento respingente ed evitante.

Dei 52 soggetti esaminati, 32 sono stati identificati come dipendenti dal sesso in base ai risultati del SAST, e venti sono apparsi non dipendenti dal sesso in base ai risultati dello stesso test. I risultati dello studio hanno evidenziato, in base all’ECR-R, che il 40% dei soggetti non dipendenti dal sesso aveva un atteggiamento sicuro nella propria relazione, mentre solo 1’8% dei soggetti con dipendenza da sesso aveva un atteggiamento sicuro nella propria relazione. Per contro, i soggetti con dipendenza patologica dal sesso presentavano più frequentemente ansia ed evitamento, pertanto avevano con maggiore frequenza atteggiamenti di inquietudine, respingimento, timore ed evitamento rispetto ai soggetti senza dipendenza da sesso.
Reid e Carpenter (2009) hanno esaminato le differenze tra maschi con ipersessualità (n = 152) e soggetti con risposte normali al Minnesota Multiphasic Personality Inventory-2 (MMPI-2). I risultati rilevati hanno evidenziato che “quasi tutte le scale di validità e le scale cliniche conferiscono punteggi più elevati ai soggetti con ipersessualità che ai soggetti con risposte normali al questionario menzionato”. Comunque, questi punteggi più elevati, generalmente, non erano compresi nell’ambito della significatività clinica e circa un terzo dei soggetti testati presentava profili normali. Le scale cliniche dell’MMPI-2 con i punteggi elevati più frequenti nei soggetti con ipersessualità, erano:

  • scala 7 (psicoastenia), caratterizzata da fobie, ossessioni, compulsioni e ansia eccessiva;
  • scala 8 (schizofrenia);
  • scala 4 (deviazione psicopatica), caratterizzata da disadattamento generale, assenza di volontà nell’adattarsi alle convenzioni e alle norme sociali e problemi nel controllo degli impulsi;
  • scala 2 (depressione).

Gli autori hanno notato, inoltre, che, nell’ambito dello studio, non era possibile comprovare in modo definitivo tendenze da dipendenza o classificare i pazienti come ossessivi o compulsivi, ma la loro analisi per sottogruppi “forniva evidenze a favore dell’ipotesi secondo cui i pazienti con ipersessualità sono un gruppo a parte di individui”. Questi risultati sono simili a quelli dell’analisi retrospettiva di molti casi sporadici eseguita da Levine (2010) che valutava a sua volta 1’entità delle psicopatologie rilevabili nei soggetti con comportamenti sessuali problematici.
In una piccola casistica di soggetti responsabili di reati sessuali, selezionati con criteri di convenienza, è stata valutata la comorbilità di 88 uomini con disturbi parafilici (cioè forme aggressive e socialmente devianti di impulsività sessuale) e 32 uomini con disturbi parafilia-correlati (cioè ipersessualità normofilica) . Non sono state rilevate differenze circa la comorbilità nei soggetti parafilici e norrnofilici, per quanto riguarda:

  • disturbi del tono dell’umore (71,6%),
  • disturbi distimici (55%),
  • disturbi d’ansia (38,3%),
  • disturbo da fobia sociale (21,6%),
  • abuso di sostanze psicoattive (40,8%),
  • abuso di alcol (30,0%),
  • disturbo dell’impulsività NOS (25%),
  • guida spericolata (16,7%).

Comunque, il disturbo da deficit dell’attenzione è risultato significativamente più frequente nei soggetti parafilici (50%) che in quelli con disturbi parafilia-correlati (16,7%) (Kafka e Hennen, 2002).
In una casistica composta da 1.603 soggetti con dipendenza da sesso, il 69% dei maschi eterosessuali, il 79% delle femmine eterosessuali e 1’80% dei maschi omosessuali, riportavano una prevalenza di altri comportamenti da dipendenza e di abuso, nell’arco dell’intera vita, variabile da lieve a elevata. Il 40% dei maschi eterosessuali, il 40% delle femmine eterosessuali e il 60% dei maschi omosessuali, avevano comportamenti da dipendenza sessuale contemporaneamente ad altre dipendenze comportamentali come
abuso di sostanze, gioco d’azzardo e disturbi dell’alimentazione (Carnes, Murray e Charpentier, 2005). In uno studio su giocatori d’azzardo patologici, Grant e Steinburg (2005) hanno osservato che il 19,6% dei soggetti valutati soddisfaceva anche i criteri per comportamento sessuale compulsivo (Compulsive Sexual Behavior, CSB). Il 70% dei soggetti che soddisfaceva i criteri per entrambi i disturbi riferiva che il CSB aveva preceduto il gioco d’azzardo problematico.

Disturbo da interazione di più dipendenze (Addiction Interaction Disorder)

Le dipendenze multiple sono talmente frequenti nell’ambito dei soggetti con SA da poter parlare di disturbo da interazione di più dipendenze (Addiction Interaction Disorder, AID), definizione che sta a indicare il fatto che più dipendenze comportamentali coesistono come componenti di un’unica patologia (Carnes, Murray e Charpentier, 2005). Questi comportamenti interagiscono rafforzandosi e diventano ciascuno parte degli altri. Dal momento che ogni dipendenza va a potenziare le altre vicendevolmente, si può notare come le varie dipendenze coesistenti rappresentano un insieme che nel complesso risulta maggiore della somma delle singole componenti.
Un comune disturbo da interazione di più dipendenze è l’associazione di abuso di cocaina, abuso di alcol e comportamenti sessuali che possono talora configurarsi come una sex addiction (Rawson, Washton, Domier e Reiber, 2002). Un comunissimo disturbo da interazione di più dipendenze, rilevato tra i miei pazienti, è la dipendenza dalla masturbazione (masturbazione compulsiva) in associazione alle psicotecnopatologie come ad esempio la dipendenza da internet, da videogiochi, da smartphone e da serie tv.
Presso la maggior parte dei centri per il trattamento dell’abuso di sostanze, i soggetti che giungono all’osservazione per questi diversi comportamenti associati sarebbero trattati solo per l’abuso e la dipendenza dalla sostanza in questione. Essendo una componente fondamentale della dipendenza complessiva, la dipendenza dal sesso non trattata potrebbe, a volte, essere la causa di recidive dell’abuso della sostanza e del comportamento sessuale disturbato (e viceversa).

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