Basi neuroscientifiche, ereditarietà e meccanismi biologici della dipendenza sessuale

MEDICINA ONLINE NEUROLOGIA NEUROLOGO CERVELLO ENCEFALO SISTEMA NERVOSO RISONANZA MAGNETICA RM TAC TC TOMOGRAFIA COMPUTERIZZATA DIAGNOSTICA PER IMMAGINI RADIOGRAFIA RXLa dipendenza dal sesso (denominata anche “dipendenza sessuale” o “ipersessualità”, in inglese “sex addiction“, da cui l’acronimo “SA“), comprende un insieme di condizioni psicopatologiche accomunate da comportamenti sessuali intrusivi ed eccessivi da cui il soggetto dipende. La dipendenza sessuale appartiene al grande gruppo delle “dipendenze comportamentali“, cioè un insieme di comportamenti patologici tra cui il disturbo da gioco d’azzardo, la cleptomania, lo shopping compulsivo, la dipendenza dal lavoro e la dipendenza patologica dal cibo. Esattamente come un tossicodipendente dipende dall’assunzione di una sostanza (ad esempio alcol, nicotina, cocaina o eroina), il dipendente comportamentale dipende da un comportamento (come rubare nel caso della cleptomania o giocare nel caso del disturbo da gioco d’azzardo) e prova una sensazione di ansia crescente se non può mettere in atto il comportamento, ansia che può essere placata solo dall’attuazione del comportamento stesso. Tale comportamento, tuttavia, a causa del fenomeno della “tolleranza”, aumenta progressivamente di intensità e tende a diventare sempre più intrusivo nella vita del soggetto, al punto da arrivare ad interferire con la sua vita sociale, professionale e/o relazionale e – nei casi più gravi – costringendolo a mettere in pratica azioni illegali che possono avere anche importanti implicazioni legali.

Nella dipendenza dal sesso, il comportamento da cui si dipende è quello sessuale. Con “comportamento sessuale” si intende qualsiasi pratica che ha come fine la ricerca del piacere sessuale, come

  • l’avere fantasie sessuali,
  • l’avere rapporti sessuali,
  • il voyeurismo,
  • il frotteurismo,
  • le pratiche di tipo sadomasochistico,
  • la collezione di materiale a carattere pornografico e/o pedopornografico,
  • l’uso di sex toys e sex doll,
  • l’esibizionismo,
  • la masturbazione,
  • la promiscuità sessuale,
  • l’uso di chat erotiche,
  • le pratiche feticiste,
  • la zoofilia,
  • la necrofilia,
  • la frequentazione di strip club,
  • il sesso a pagamento,
  • la molestia sessuale,
  • la pedofilia,
  • qualsiasi altro comportamento che abbia come fine la ricerca del piacere di tipo sessuale.

Tali comportamenti non sono tutti necessariamente considerati patologici; per essere inquadrati come dipendenza sessuale, devono inoltre avere determinate caratteristiche: devono essere presenti in modo intrusivo (cioè devono arrivare ad interferire con la vita sociale, professionale, relazionale e/o legale del soggetto) da almeno 6 mesi e non devono essere meglio spiegati dall’uso di sostanze, da malattie psichiatriche (ad esempio disturbi di personalità o episodi maniacali nel disturbo bipolare) o da altre condizioni mediche come il sonnambulismo sessuale (sleep sex). All’interno della dipendenza dal sesso rientra anche la dipendenza da masturbazione (“masturbazione compulsiva”) e la dipendenza da pornografia online.

POSSIBILI BASI NEUROSCIENTIFICHE DELL’SA

I cambiamenti nella fenomenologia delle dipendenze, che attualmente hanno consentito 1’identificazione delle dipendenze comportamentali, si fondano sui progressi compiuti dalle neuroscienze. La teoria della ricompensa/funzione esecutiva presuppone che alterazioni del sistema mesolimbico e della corteccia frontale mediale determinino il persistere del ciclo della dipendenza. Inoltre, i modelli neuro-psicologici propongono che la dipendenza sia conseguenza di vulnerabilità nel processo decisionale e nell’attenzione del soggetto. Infine, le attuali teorie neurobiologiche spiegano la dipendenza come coinvolgimento della memoria cellulare nel consolidamento dei ricordi a livello sinaptico, noto come potenziamento a lungo termine (Long-Term Potentiation, LTP).
L’SA dovrebbe verosimilmente instaurarsi tramite meccanismi neurobiologici simili a quelli proposti per la tipica dipendenza comportamentale, il gioco d’azzardo problematico o “disturbo da gioco d’azzardo” (Problem Gambling, PG). Grant e Steinberg (2005) hanno osservato che il comportamento sessuale compulsivo si verifica nel 19,6% dei pazienti con PG, il che suggerisce che processi biologici e psicologici analoghi si associano sia all’SA che al PG.

Cosa più importante, nel 70,5% dei casi di coesistenza di questi disturbi, il comportamento sessuale compulsivo precede il disturbo da gioco d’azzardo e ciò indica che la dipendenza sessuale ed il disturbo da gioco d’azzardo possono condividere analoghe alterazioni di base della regolazione cerebrale.

Un’ipotesi unitaria è suffragata dal fatto che i pazienti trattati con farmaci dopaminergici per Parkinsonismo idiopatico sviluppano, talora, gioco d’azzardo patologico e compulsività sessuale di nuova osservazione (Bostwick, Hecksel, Stevens, Bower e Ahlskog, 2009). Inoltre, sia il PG sia l’SA possono essere trattati con lo stesso farmaco sperimentale, il naltrexone (Bostwick et al., 2009).

Attualmente sono disponibili pochi dati convincenti a favore di una determinata via neurobiologica coinvolta nell’SA. Pitchers et al. (2010) hanno studiato il comportamento sessuale di ratti esposti alle anfetamine, rilevando che la sessualità potenziava la risposta locomotoria alle anfetamine dopo una settimana di astinenza, il che suffraga l’ipotesi secondo cui i farmaci stimolanti agiscono in modo sinergico con il comportamento sessuale. Esaminando il cervello dei ratti, gli autori hanno rilevato alterazioni morfologiche, aumenti delle spine dendritiche nelle zone centrale ed esterna del nucleo
accumbens dopo una settimana, ma non dopo un giorno, di rapporti sessuali. Pertanto, le alterazioni morfologiche indotte dal sesso si verificano in risposta all’astinenza o almeno sono potenziate da essa, e ciò suggerisce un meccanismo con cui le pulsioni sessuali, o probabilmente la dipendenza sessuale, possono essere impresse nella memoria dopo l’astinenza.

Dipendenza dal sesso e genetica

Le conoscenze di genetica possono aiutare a spiegare anomalie del desiderio sessuale. Nell’uomo, l’ereditarietà di comportamenti sessuali promiscui, in entrambi i generi, è stata proposta essere pari al 33% sulla base di studi condotti su gemelli monozigoti e dizigoti (Zietsch, Verweij, Bailey, Wright e Martin, 2010). Gli effetti di ossitocina e vasopressina possono aiutare a spiegare fedeltà e legame di coppia (Aragona et al., 2006; Carter, 1998; Depue e Morrone-Strupinsky, 2005; Fisher, Aron, Mashek, Li e Brown, 2002; Insel e Young, 2001; Melis e Argiolas, 1995). Il gene la della vasopressina
(AVPRIA) è stato associato alla soddisfazione coniugale e al legame di coppia in uno studio (Walum et al., 2008), ma non in un altro (Cherkas, Oelsner, Mak,Valdes e Spector, 2004). Alcune anomalie del sistema doparninergico possono aiutare a spiegare i comportamenti sessuali eccessivi.
Si ritiene che i geni che mediano la trasmissione doparninergica, specie il gene per il recettore D4DR, siano associati con la ricerca di nuovi stimoli, soprattutto quando vi sono sette o più sequenze ripetute nell’allele (Chen, Burton, Greenberger e Dmitrieva, 1999; Ding et al., 2002; Harpending e Cochran, 2002; Wang et al., 2004). Gli alleli allungati possono predisporre al disturbo da deficit di attenzioneliperattività (Li, Sham, Owen e He, 200q) , all’ alcolismo (MacKillop, Menges, McGeary e Lisman, 2007; Ray et al., 2008), all’assunzione di rischi finanziari (Dreber et al., 2009), a disinibizione e impulsività (Congdon, Lesch e Canli, 2008) e all’iniziativa nelle attività sessuali (Eisenberg, 2007). Utilizzando quanto riferito sul proprio comportamento sessuale da 181 giovani adulti e i risultati della genotipizzazione del DNA estratto da cellule del cavo orale di questi soggetti, Garcia et al. (2010) hanno osservato che quelli con l’allele del gene D4DR contenente almeno sette ripetizioni (7R +), avevano maggiori probabilità di aver avuto rapporti occasionali, pure in assenza di differenze significative nella infedeltà sessuale complessiva.

Imaging cerebrale

I pochi studi di imaging cerebrale condotti su soggetti “normali” durante l’eccitazione sessuale, sembrano identificare le stesse aree associate alle dipendenze da sostanze e suggeriscono che le aree frontali cerebrali possono avere un ruolo nel controllo e nella normalizzazione dei centri posteriori della ricompensa (reward) (Georgiadis, 2012; Sescousse, Redouté e Dreher, 2010). Gli studi sul dimorfismo sessuale fondati su scansioni cerebrali possono essere di aiuto per la comprensione delle differenze tra maschi e femmine, specie in corrispondenza dell’atto sessuale. Ad esempio, uno studio sull’attività sessuale eseguito con la PET dimostra che l’eccitazione maschile si associa più spesso all’attivazione della corteccia visiva cerebrale, anche quando il soggetto è a occhi chiusi (Georgiadis et al., 2010). L’eccitazione femminile si associa a una maggiore attività delle regioni fronto-parietali dorsali di sinistra, che comprendono aree pre-motrici e aree parietali posteriori (Georgiadis et aL, 2009). Durante l’orgasmo, il funzionamento del cervello maschile e femminile appare simile, con attivazione del lobo anteriore del verme cerebellare e dei nuclei profondi cerebellari e disattivazione della corteccia ventromediale di sinistra e orbitofrontale. Sebbene promettenti e interessanti, gli studi attuali eseguiti con la PET e con l’fRMN non sono di alcuna utilità clinica per il trattamento della sessualità compulsiva.
In uno studio preliminare eseguito su 16 maschi, Miner et al. (2009) hanno utilizzato il Compulsive Sexual Behavior Inventory, un test di controllo delle reazioni (computerizzato vai/non-vai) e hanno applicato una tecnica di imaging RMN, detta con tensore di diffusione, per valutare la possibile disorganizzazione della sostanza bianca dei lobi frontali in uomini con comportamento sessuale compulsivo (Compulsive Sexual Behavior, CSB). Le scansioni di neuroimaging non hanno consentito di trarre conclusioni e non sono risultate correlate ad alterazioni neuroanatomiche da disturbi del
controllo degli impulsi

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