Cleptomania: cause, sessualità, come riconoscerla, cosa nasconde, come curarla

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO MEDICINA ONLINE SHOPPING DONNA NEGOZIO CLEPTOMANIA RUBARE VESTITI COMPULSIVO DIPENDENZA SOLDI DISOCCUPAZIONE NEGOZIO CARTA CREDITO IVA CAPITALISMO GUARDAROBACon il termine “cleptomania” si intende un disturbo degli impulsi caratterizzato dal bisogno patologico ed incontrollabile di rubare oggetti di vario valore; tale desiderio è immotivato, dal momento che:

  • il cleptomane non è necessariamente indigente, quindi potrebbe acquistare coi propri soldi l’oggetto che ruba (potrebbe essere cleptomane anche una persona benestante o ricca);
  • l’oggetto rubato non è necessariamente un bene di prima necessità, quindi il cleptomane non ha necessità di rubarlo (ad esempio: non è una persona affamata che ruba un pezzo di pane);
  • l’oggetto rubato non è necessariamente un bene che serve al cleptomane, il cleptomane quindi potrebbe non avere alcun interesse a possederlo (ad esempio: il cleptomane ruba un accordatore per chitarra ma non possiede né sa suonare la chitarra, quindi – una volta rubato l’oggetto – potrebbe addirittura buttarlo via).

Il cleptomane semplicemente ruba perché prova piacere nell’atto del rubare, a prescindere dal valore dell’oggetto e del fatto che egli abbia veramente bisogno di quell’oggetto o che potrebbe usarlo.

L’atto del rubare, inoltre, per il cleptomane non è motivato da vendetta personale (ad esempio rubare in un negozio per vendicarsi del torto subito dal proprietario di quel negozio) o in risposta ad allucinazioni e/o uso di stupefacenti. Il rubare, inoltre, nel caso del cleptomane non può essere spiegato da altro disturbo come disturbo della condotta, disturbo antisociale o episodio maniacale.

La cleptomania può accompagnarsi a molteplici patologie psichiatriche ed è stata riconosciuta per la prima volta verso la fine del XIX secolo, quando risultò evidente che – in alcuni casi di taccheggio – i responsabili non riuscivano in nessun modo a resistere alla tentazione di commettere il furto, per cui questo comportamento poteva essere considerato, a volte, involontario (Abelson, 1989).

Taccheggio o cleptomania?

Il taccheggio è definito come furto in un negozio, indipendentemente dalla sua motivazione. Per contro, la cleptomania è una diagnosi psichiatrica distinta dal taccheggio e caratterizzata dall’incapacità  ricorrente di resistere alla tentazione di rubare oggetti di cui non si ha necessariamente bisogno per il proprio uso personale o per il loro valore economico (cioè il soggetto spesso può permettersi di pagare i beni rubati e non deve utilizzarli) (Blanco et al., 2008; Dell’Osso et al., 2006).

Etimologia

Il termine “cleptomania” deriva dai due termini greci κλέπτειν (pronuncia “kleptein”, che significa “rubare”) e μανία (“mania”).

Età di esordio

Mentre l’esordio di questa condizione avviene tipicamente durante l’adolescenza, l’età media in cui si giunge all’ osservazione clinica per il trattamento è molto più avanzata: verso i 35 e i 50 anni, rispettivamente, per uomini e donne (Talih,2011).

Sintomi

La cleptomania è caratterizzata dal furto di uno o più oggetti:

  • che il cleptomane potrebbe acquistare regolarmente, dal momento che avrebbe i soldi per acquistarli;
  • di cui il cleptomane non ha necessariamente bisogno.

Il gesto è generalmente costrittivo, cioè il cleptomane sente di essere “costretto” a rubare (egodistonia) ed è motivato dal liberarsi da un’ansia che lo pervade finché non porta a compimento il comportamento da cui è dipendente (il furto). Il cleptomane avverte un’ansia crescente che viene ad annullarsi solo se e quando ruba l’oggetto. L’atto del rubare dà piacere al cleptomane sul momento ma, in seguito, determina stress e disagio (Aboujaoude, Gamel e Koran, 2004). A volte, finita l’euforia per il furto, all’arrivo dello stress, il cleptomane si ripromette di non rubare nuovamente, tuttavia quasi mai riesce a controllarsi e ci “ricade”.

Il paziente affetto da cleptomania di solito non programma il furto e lo mette in atto impulsivamente, da solo e senza la complicità o l’assistenza di altre persone. Ha paura di essere scoperto, ma – finché non porta a compimento il furto – è altamente motivato a commettere l’atto senza soffermarsi a pensare alle conseguenze penali a cui può andare incontro.

Generalmente la cleptomania si manifesta di tanto in tanto, caratterizzandosi con alcune fasi acute, nelle quali il gesto diventa frenetico, alternate con più o meno lunghi periodi di inoperosità, in cui il cleptomane riesce a controllare la spinta a rubare.

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Cleptomania nel DSM-5

La cleptomania era inserita nella quarta edizione del Manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM-IV TR) tra i disturbi del controllo degli impulsi. Nella quinta versione del manuale, uscito nel 2013 (DSM-5) la cleptomania rientra nei disturbi da comportamento dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta. Gli aspetti essenziali della cleptomania, come indicato dal DSM-5, sono:

  • l’incapacità ricorrente di resistere alla tentazione di rubare oggetti non necessari per il proprio uso personale o per il loro valore pecuniario;
  • la progressiva sensazione di tensione subito prima di commettere il furto;
  • il compiacimento, gratificazione o sollievo nel momento in cui lo si commette;
  • il fatto che furto non è commesso per esprimere astio o vendetta e non deriva da una delusione né da un’allucinazione;
  • il fatto che il furto non può essere spiegato meglio come dovuto a un disturbo della condotta, un episodio maniacale o un disturbo antisociale di personalità.

Prevalenza della cleptomania

La cleptomania è responsabile di circa il 5% dei casi di taccheggio negli Stati Uniti, cioè su 100 furti, 5 sono causati da uno stato cleptomaniaco; ciò si traduce, annualmente, in 100.000 arresti e in un costo diretto per l’economia statunitense di 500 milioni di dollari (Hollinger e Davis, 2003; McElroy, Pope, Hudson, Keck e White, 1991). Rispetto ad altri disturbi del controllo degli impulsi, la cleptomania è stata scarsamente considerata nell’ambito della letteratura scientifica e, a tutt’oggi, nessuno studio epidemiologico si è concentrato specificamente su questa condizione. Sulla base dei dati disponibili, si stima che la prevalenza della cleptomania sia tra lo 0,5% e l’1% della popolazione generale. Sembra, inoltre, che la prevalenza della cleptomania sia maggiore nelle casistiche cliniche. In un recente studio condotto su pazienti psichiatrici ospedalizzati, il 7,8% manifestava sintomi correnti di cleptomania, mentre il 9,3% aveva una storia pregressa di cleptomania nel corso della propria vita (Grant, Levine, Kim e Potenza, 2005). La lieve discrepanza tra le prevalenze corrente e pregressa del disturbo suggerisce che il decorso sia frequentemente cronico in assenza di trattamento (Grant, 2006). In altri studi, eseguiti su casistiche cliniche specifiche, la coesistenza della cleptomania in pazienti primariamente affetti da depressione, dipendenza da alcol o gioco d’azzardo patologico era rispettivamente del 3,7%-3,8% e 5% (Lejoyeux, Feuché, Loi, Solomon e Adès, 1999; Lejoyeux, Arbaretaz, McLaughlin e Ades, 2002; Specker, Carlson, Christenson e Marcotte, 1995). La cleptomania appare più frequente nel genere femminile (tra il 63 e l’81%), sebbene questa differenza di genere possa essere sovrastimata per la maggiore propensione della giurisprudenza ad attribuire a cause psichiatriche i comportamenti devianti delle donne e a motivi di natura criminosa quelli degli uomini (Aboujaoude et al, 2004): tradotto in parole semplici, di fronte ad un furto il giudice tenderebbe più facilmente a vedere un “ladro” in caso di imputato uomo, e una “paziente psichiatrica affetta da cleptomania” in caso di imputato donna.

Cause

Le cause della cleptomania non sono ancora completamente note. Si ipotizza una origine multifattoriale che coinvolgono:

  • componenti genetiche (ad esempio avere famigliarità con la cleptomania, quindi presenza di parenti con il disturbo);
  • componenti ambientali (ad esempio crescere in un ambiente degradato, con genitori spesso assenti e/o violenti);
  • componenti psicologiche (ad esempio aver subito un trauma o un abbandono, oppure secondo alcuni provare un desiderio inappagato di sessualità);
  • componenti neuro-biologiche (probabilmente alterazioni del sistema di neurotrasmissione dei neurotrasmettitori serotonina e/o dopamina).

Talvolta la spiegazione che il cleptomane può dare al suo modo di agire può essere quella di razionalizzare il gesto, il quale sarebbe portato a termine per sopperire a difficoltà economiche o mancanza di mezzi di sussistenza, tuttavia tale spiegazione risulta spesso non avere molto senso anche perché appare chiaro che il cleptomane potrebbe acquistare gli stessi oggetti che ruba grazie al proprio denaro e/o che ruba oggetti che non sono beni primari. Le cause sono quindi più profonde del semplice sopperire alla mancanza di un dato oggetto ed all’impossibilità di poterlo regolarmente acquistare. Le motivazioni alla base della cleptomania non sono state ancora del tutto chiarite, tuttavia sembrano risiedere in un’ansia ed in un senso di insoddisfazione personale che – almeno temporaneamente – vengono placate dal gesto del rubare. Similarmente a quanto accade per tutte le dipendenze (da sostanza o da comportamento), il paziente ha un disagio di fondo che – anziché affrontare direttamente – “auto-cura” mettendo in atto la propria dipendenza, ad esempio scommettendo in caso di gioco d’azzardo patologico, masturbandosi in caso di masturbazione compulsiva o appunto rubando in caso di cleptomania. Il gesto fornisce euforia al soggetto e placa la sua ansia ma, subito dopo, egli torna ad essere ancor più inquieto e si ritrova in un vero e proprio circolo vizioso difficile da spezzare.

La psichiatria definisce la cleptomania un’ossessione, poiché il peso di questo pensiero fisso sarebbe talmente invadente da bloccare qualunque altro principio ideativo. Il malato viene inquadrato come una persona capace di intendere, ma mai di volere, visto che si renderebbe conto, abitualmente, del gesto che commette e anche delle conseguenze a cui va incontro, ma nonostante questo, la spinta ad agire, e quindi la “gratificazione” del gesto gli sembrerebbero, ugualmente, superiori ad ogni opposizione.

La psicoanalisi, invece, risale ad un senso di colpa inconscio che potrebbe attivare stati depressivi e di angoscia; secondo questa spiegazione del fenomeno, le cause del gesto sarebbero da ricercare soprattutto nel desiderio della punizione, che diverrebbe quindi un atto compensatorio risollevante.

Cleptomania e sessualità

Secondo alcuni ricercatori la cleptomania sarebbe un sostituto della sessualità e il desiderio di rubare del cleptomane aumenterebbe in caso di forte desiderio sessuale inappagato.

In che modo la cleptomania è simile o si differenzia da una dipendenza patologica?

La cleptomania rimane poco studiata e la sua fisiopatologia è in gran parte non nota (Talih, 2011). Vi è un certo numero di aspetti in comune tra varie dipendenze comportamentali, tra cui la cleptomania, e disturbo da uso di sostanze (in inglese “substance use disorder” da cui l’acronimo “SUD”) (Grant, 2006). Sono comuni a SUD e cleptomania i seguenti aspetti (Marks, 1990):

  1. spinta ad attuare il comportamento nonostante i possibili eventi negativi associati;
  2. tensione progressiva finché il comportamento non è attuato;
  3. immediata, ma breve, riduzione della tensione una volta attuato il comportamento;
  4. graduale ritorno della tentazione ad attuare il comportamento dopo che lo si è portato a termine;
  5. segnali esterni (ad es. trovarsi in luoghi come negozi al dettaglio) strettamente associati al comportamento;
  6. condizionamento conseguente a segnali esterni o interni (ad es. senso di disforia o noia);
  7. sensazioni edonistiche nelle fasi iniziali della condizione.

Oltre alla maggiore prevalenza della cleptomania nei SUD (ad esempio 3,8% nella dipendenza da alcol rispetto allo 0,5-1% nella popolazione generale), le prevalenze dei SUD nel corso della vita sono maggiori nei soggetti cleptomani (29-50% nei casi di cleptomania rispetto al 15% nella popolazione generale) (Kessler, Berglund, Dernler, Jin, Merikangas e Walters, 2005).
I SUD mostrano anche frequenze paragonabili nei consanguinei di primo grado dei soggetti affetti da cleptomania, il che suggerisce una possibile predisposizione condivisa per tali disturbi (Grant e Potenza, 2004).
Alcune evidenze circa manifestazioni e comorbilità analoghe nella cleptomania e nel SUD possono suggerire un meccanismo patogenetico comune alle due condizioni e favorire l’inclusione della cleptomania nello spettro delle dipendenze. Altri dati, tuttavia, mettono in dubbio una stretta correlazione tra dipendenze patologiche e cleptomania. Ad esempio, sebbene uno studio abbia riportato evidenze nella cleptomania di una certa “tolleranza” verso il valore degli oggetti trafugati (aumento progressivo del valore degli oggetti rubati durante il decorso della malattia nella maggior parte dei soggetti affetti), non vi sono evidenze di sintomi fisici legati alla tolleranza o all’astinenza nella cleptomania. In secondo luogo, e come aspetto più importante, i dati a favore di una relazione tra cleptomania e dipendenze sono piuttosto esigui, per cui qualunque teoria sulla sovrapposizione tra queste condizioni deve essere considerata non certa, in attesa di evidenze più esaustive.

In che modo la cleptomania è correlata al disturbo da acquisto compulsivo?

La cleptomania presenta un elevato grado di sovrapposizione con il disturbo da acquisto compulsivo (o dipendenza patologica da shopping). Le due condizioni sono clinicamente simili e condividono quadri analoghi di comorbilità con dipendenze patologiche da sostanze, distimie e disturbo ossessivo-compulsivo (Black, 2007). Sia nella cleptomania che nel disturbo da acquisto compulsivo, l’esordio del comportamento patologico avviene nella tarda adolescenza o nel giovane adulto, ed entrambi i disturbi sono più frequenti nel genere femminile (sebbene questa differenza di genere possa essere un artefatto in entrambi i casi) (Talih, 2011). In termini clinici, entrambe le condizioni sono caratterizzate da una certa preoccupazione di assicurarsi oggetti di cui non si ha necessariamente bisogno. I soggetti affetti da entrambe le condizioni, mentre da un lato possono trovare il comportamento inizialmente appagante, dall’altro spesso ne hanno un rimorso significativo o ripercussioni esistenziali (Black, 2001). Una distinzione importante, sebbene ovvia, tra cleptomania e disturbo da acquisto compulsivo risiede nel fatto che i cleptomani rubano gli oggetti (cioè non li pagano), mentre gli individui affetti da disturbo da acquisto compulsivo li pagano.
È interessante osservare che, sebbene la cleptomania e il disturbo da acquisto compulsivo si differenzino al momento del pagamento, sembra che l’azione del commettere il furto nel primo caso e l’azione di pagare nel secondo caso, diano una soddisfazione analoga (cioè un positivo senso di appagamento che annulla l’ansia precedente al gesto). Tale sensazione di benessere contribuisce a far persistere il comportamento.

In che modo la cleptomania è simile o si differenzia dal disturbo ossessivo compulsivo (OCD)?

La natura irresistibile e incontrollabile della pulsione al furto immotivato propria della cleptomania ricorda i rituali spesso eccessivi, non necessari e non voluti (egodistonici) del disturbo ossessivo-compulsivo (Grant, 2006). Inoltre, i soggetti cleptomani spesso riferiscono la tendenza sintomatica all’accaparramento simile a quella osservata nell’OCD (Grant e Kim, 2002). Circa gli aspetti distintivi dei due disturbi, la cleptomania si associa ad alti livelli di ricerca delle emozioni e impulsività, desiderio intenso che anticipa il comportamento e sensazione di compiacimento nell’attuarlo. Sebbene il comportamento rituale possa essere talora piacevole, l’evitare il danno, in contrapposizione alla ricerca di emozioni, è in genere la spinta sottesa al comportamento compulsivo nell’OCD (Hollander, 1993).
Vi sono evidenze contraddittorie circa la comorbilità tra OCD e cleptomania: alcuni studi suggeriscono una comorbilità elevata (45-60; McE1roy et al., 1991; Presta, Marazziti, Dell’Osso, Pfanner, Pallanti e Cassano, 2002), mentre altri presentano scarse evidenze, o nessuna evidenza, di comorbilità (0-6,5; Baylé, Caci, Millet, Richa e Olié, 2003; Grant, 2003a). Gli studi volti a valutare predisposizioni genetiche comuni ai due disturbi sono allo stesso modo contraddittori: due studi non controllati hanno riportato un’incidenza di OCD nel 7-25 dei consanguinei di soggetti cleptomani, mentre uno studio controllato non ha evidenziato un maggiore rischio di OCD nei consanguinei dei soggetti cleptomani rispetto ai controlli. Analogamente, sebbene i primi resoconti abbiano indicato che la cleptomania può dimostrare una risposta preferenziale agli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), un comune approccio terapeutico per l’OCD, quelli più recenti presentano risultati contraddittori (Grant e Potenza, 2004). Una possibile spiegazione è che i risultati opposti circa la risposta al trattamento della cleptomania possano derivare dall’ eterogeneità del disturbo. Ne consegue implicitamente che solo alcune forme di cleptomania possono essere simili ad (alcuni tipi) di OCD, il che potrebbe spiegare la mancanza di coerenza rilevata negli studi volti a identificare sovrapposizioni tra i due disturbi (Grant, 2006). Sulla base degli scarsi dati attualmente disponibili, non sembra vi sia una chiara evidenza a favore di una forte correlazione tra cleptomania e OCD.

Riassumendo, le componenti di compulsività (evidenziata in disturbi come l’OCD) e di impulsività (osservata in condizioni come il disturbo esplosivo intermittente), nonché i disturbi compulsivo-impulsivi (presenti sia nei substance use disorder sia nelle dipendenze comportamentali) continuano a essere valutati negli studi clinici e possono essere piuttosto rilevanti nella descrizione di un disturbo come la cleptomania.
Vi è anche una crescente mole di studi neuroscientifici cognitivo-affettivi, tra cui ricerche su animali da esperimento e studi di ‘neuroimaging sull’uomo, che fornisce informazioni sulla neurobiologia e sul trattamento di queste modalità comportamentali.

Diagnosi

La diagnosi di cleptomania è effettuata dal medico in base alla raccolta dei dati del paziente (anamnesi), all’esame psichico ed all’uso eventuale di test psicologici.

Rischi legati alla cleptomania

Il rischio principale è ovviamente quello di incorrere in denunce penali che potrebbero condurre il cleptomane in prigione. I sensi di colpa legati alla cleptomania possono, inoltre, peggiorare una preesistente depressione ed indurre il soggetto ad idee suicidarie e suicidio.

Terapia

I cleptomani abitualmente seguono una psicoterapia associata, talvolta, a farmaci psichiatrici.

Farmaci

La terapia farmacologica è sintomatica ed ha l’obiettivo di bloccare o almeno diminuire l’impulso a rubare. In genere vengono usati farmaci con caratteristiche antiimpulsive o stabilizzanti, spesso associati ad ansiolitici. I trattamenti più promettenti includono la paroxetina, la fluvoxamina, l’escitalopram, una combinazione di sertralina e il metilfenidato stimolante, oppure di imipramina in combinazione con fluoxetina, ed acido valproico.

Psicoterapia

La psicoterapia in genere di maggior efficacia, per la nostra esperienza, è quella cognitivo-comportamentale che viene affiancata alla terapia farmacologica. Benefici si ottengono anche con la psicoterapia psicodinamica.

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