Ipertensione endocranica: valori, cause, bradicardia, terapie

MEDICINA ONLINE CERVELLO BRAIN TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE LIPOTIMIA IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE TRISTE STANCHEZZA ROMBERGCon “pressione intracranica” (ICP) si intende la pressione all’interno del cranio determinata dai tessuti in esso contenuto e dal liquor (anche chiamato “liquido cefalorachidiano o cerebrospinale). Tale pressione deve essere mantenuta entro certi limiti, dal momento che il cranio di un essere umano oltre l’anno di età è inestensibile e che qualsiasi condizione capace di aumentarla (come masse anomale rappresentate da tumori, emorragie ed accumuli di liquor) può determinare un danno alle delicate strutture intracraniche, sia in modo diretto (tramite compressione), sia indirettamente, dal momento che un aumento della pressione intracranica determina una maggiore difficoltà di perfusione ematica, visto che una elevata ipertensione rappresenta un vero e proprio “muro pressorio” che impedisce al sangue in arrivo dal cuore, di arrivare al cervello. A tal proposito è utile ricordare in che modo  la pressione del sangue arterioso cerebrale (chiamata “pressione di perfusione cerebrale“) sia correlata da un lato alla pressione arteriosa media sistemica e dall’altro alla pressione endocranica:

Pressione di perfusione cerebrale = Pressione arteriosa media – Pressione endocranica

Se un individuo ha ad esempio una pressione arteriosa media di 100 mmHg ed una pressione endocranica di 15 mmHg, la sua pressione di perfusione cerebrale sarà di 85mmHg. Da quanto detto appare chiaro come – a parità di pressione arteriosa media – ad aumenti della pressione endocranica, corrisponda una diminuzione della pressione di perfusione cerebrale e quindi di apporto ematico al cervello, con conseguenze gravi per le delicate strutture cerebrali.
Altra conseguenza di un aumento della pressione endocranica è il possibile riflesso di riduzione della frequenza cardiaca (bradicardia patologica, anche chiamata bradiaritmia) che nei casi più gravi può portare a perdita di coscienza e morte.

Controllo della pressione endocranica

Essendo l’ipertensione endocranica così pericolosa, l’organismo possiede diversi meccanismi per mantenerla stabile, soprattutto legati al volume del liquido cerebrospinale circolante che varia di 1 mmHg negli adulti sani, grazie all’equilibrio tra produzione e assorbimento dello stesso. Aumenti della pressione nel cranio determinano infatti diminuzione della produzione e/o aumento di riassorbimento del liquor, azioni che determinano un abbassamento della pressione endocranica. Altro sistema per ridurre la pressione è la diminuzione del sangue venoso presente nel cranio. In questa maniera il nostro organismo cerca in tutti i modi di “togliere quanto più volume meno necessario possibile” nel tentativo di abbassare la pressione. Ricordiamo che il liquor è responsabile di circa il 10% del volume intracranico, ed il sangue di un altro 10%, mentre il parenchima cerebrale occupa circa l’80% del volume.
Ovviamente gli aggiustamenti prima descritti nulla possono contro elevati innalzamenti pressivi che possono insorgere cronicamente, ad esempio a causa di un tumore cerebrale, o – ancor più pericolosamente – in modo acuto, a causa di una emorragia cerebrale o di idrocefalo da improvvisa ostruzione del normale circolo del liquor nei ventricoli cerebrali.
Ricordiamo anche che la pressione del liquor può essere inoltre influenzata:

  • fisiologicamente: da cambiamenti improvvisi della pressione intratoracica durante la tosse (pressione intra-addominale), oppure per mezzo della manovra di Valsalva o ancora in base alla posizione del corpo;
  • patologicamente: da una perdita occulta di liquido cefalorachidiano verso un’altra cavità del corpo ad esempio in caso di rinoliquorrea e di otoliquorrea, o dalla presenza di masse anomale nel cranio, come tumori o emorragie cerebrali.

Tra le cause più comuni di ipertensione intracranica ci sono proprio tumori ed emorragie cerebrali che, occupando spazio nel cranio (che è inestensibile), aumentano la pressione endocranica.

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Valore della pressione intracranica normale e patologica

Al pari della pressione sanguigna, l’ICP viene misurata in millimetri di mercurio (mmHg) e, a riposo, oscilla normalmente tra i 7 e 15 mmHg in un adulto in posizione supina e diventa negativa (in media –10 mmHg) quando il paziente si trova in posizione verticale.

In un giovane la pressione intracranica invece oscilla tra 3 e 7 mmHg.
Nei neonati si attesta invece tra 1,5 e 6 mmHg.

L’ipertensione endocranica, è una patologia in cui si riscontra un aumento della pressione nel cranio oltre i 15 mmHg. Generalmente l’ipertensione supera di gran lunga tale valore, attestandosi anche a 25 mmHg, che rappresenta il valore soglia per cui vi è la necessità di ricorrere ad un trattamento per ottenere la sua riduzione immediata, salvo il possibile verificarsi di danni cerebrali anche permanenti e potenzialmente letali. Secondo alcuni autori tale soglia andrebbe abbassata a 20 mmHg.

Attenzione: i valori della pressione intracranica potrebbero essere falsamente rassicuranti, nel caso il sistema di circolazione del liquor sia “aperto”, ad esempio in caso di rinoliquorrea e di otoliquorrea, tipici di lesioni craniche. In caso di perdita di liquor, anche valori solo appena aumentati di pressione intracranica potrebbero essere indicativi di patologia grave.

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Come si misura la pressione intracranica?

La misurazione indiretta della pressione intracranica avviene tramite stime basate sulla clinica oppure grazie a doppler transcranico, determinazione del diametro III ventricolo, con puntura lombare o con oftalmodinamometria. La pressione endocranica si può misurare con precisione solo con metodi più invasivi, inserendo delle sonde che definiscono la pressione presente nei ventricoli cerebrali o nel parenchima cerebrale. Questo è un metodo molto invasivo e può essere effettuato sia per una singola misurazione, sia per una misurazione in modo continuo, specie in pazienti ad alto rischio. La misurazione della pressione intracranica in modo continuo è una procedura costosa e minimamente invasiva che viene eseguita in regime di anestesia locale ed associata a neuroleptoanalgesia, ciò permette al paziente di rimanere sveglio senza provare dolore. Una volta eseguite le manovre anestesiologiche, si esegue una piccola incisione di poco anteriore alla sutura coronale, successivamente viene praticato sul tavolato osseo un piccolo foro di trapano. Ottenuta la breccia ossea si introduce il trasduttore ventricolare sino al raggiungimento del corno frontale del ventricolo laterale. Il trasduttore viene successivamente collegato ad un sistema per la visualizzazione e stampa dei dati. La misurazione della PIC viene condotta in continua per almeno 48 ore. Il paziente rimane allettato con il capo sollevato di circa 30°.

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Danni da ipertensione intracranica

Pressioni intracraniche elevate sono di solito fatali se prolungate nel tempo, tuttavia i bambini possono tollerare pressioni elevate per periodi più lunghi. Una pressione intracranica eccessivamente alta può causare danni da compressione, una erniazione del cervello e fenomeni ischemici diretti ed indiretti determinati dal prima citato “muro pressorio”. A tali danni causati dall’aumento pressorio, si associano i già gravi danni determinati dalla causa scatenante, che come abbiamo visto può essere ad esempio un emorragia cerebrale: l’emorragia determina quindi sia danni diretti da mancata perfusione tessutale, sia danni indiretti perché il sangue fuoriuscito si accumula e determina un ematoma che innalza la pressione intracranica. Inoltre, come già accennato, aumenti della pressione intracranica possono dare avvio ad una bradiaritmia anche mortale.

Terapie dell’ipertensione endocranica

La terapia si basa sull’eliminazione della causa a monte che ha determinato l’ipertensione, ad esempio rimuovendo l’eventuale massa anomala (tumore o emorragia) all’interno del cranio.

Ipotensione intracranica

È anche possibile che la pressione endocranica scenda sotto i livelli normali, nonostante l’ipertensione sia un segno molto più comune (e ben più grave). I sintomi per entrambe le condizioni sono spesso gli stessi. L’ipotensione intracranica spontanea può verificarsi a seguito di una perdita occulta di liquido cefalorachidiano verso un’altra cavità del corpo ad esempio in caso di rinoliquorrea e di otoliquorrea, rispettivamente caratterizzate da perdita anomala di liquor attraverso il naso e l’orecchio, causate da frattura cranica.
Più comunemente, una diminuzione della pressione è dovuto all’esecuzione di una puntura lombare (rachicentesi) o di altre procedure mediche che coinvolgono il cervello o il midollo spinale.

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