Risonanza magnetica con e senza contrasto: come funziona ed effetti collaterali

MEDICINA ONLINE RISONANZA MAGNETICA NUCLEARE FUNZIONALE CERVELLO GINOCCHIO,SCHIENA, ERNIA DEL DISCO, COLONNA VERTEBRALE MIDOLLO DIAGNOSTICA PER IMMAGINI RADIOGRAFIA ELETTROENCEFALO Magnetic resonance imaging Full Body MRILa risonanza magnetica (abbreviato “RM”, in inglese magnetic resonance imaging o “MRI”) o risonanza magnetica nucleare (RMN) è un esame appartenente alla diagnostica per immagini, non invasivo, che si basa sulla fisica dei campi magnetici e permette di visualizzare l’interno di qualsiasi parte del corpo senza effettuare operazioni chirurgiche o somministrare radiazioni ionizzanti come invece avviene nella TAC e nella radiografia tradizionale (RX). La risonanza magnetica, nata originariamente per studiare il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale), è oggi utilizzata per esaminare tutti i distretti corporei:

  • testa;
  • torace (specie per lo studio del cuore);
  • addome;
  • zona lombare (specie in relazione alle ernie del disco);
  • collo;
  • articolazioni (soprattutto ginocchio);
  • ossa;
  • muscoli.

La RM, con e senza mezzi di contrasto, è una tecnica multiplanare, che acquisisce direttamente le immagini in tre dimensioni e che comporta un’altissima risoluzione di contrasto, fatto che consente di cogliere formazioni anatomiche strutturalmente diverse, ad esempio il muscolo e il tendine, la cartilagine e l’osso. In questo modo diventa possibile rappresentare strutture completamente diverse sulla stessa immagine, contrariamente a quanto avviene con la TAC. Non tutte le RM sono uguali, gli ultimi modelli hanno risoluzione più elevata e software di ricostruzione dell’immagine migliori, coma ed esempio la RM Philips Ingenia 1.5T.

In quali patologie si usa la RM?

Le patologie che si possono diagnosticare grazie alla RM sono virtualmente infinite, dal momento che riesce a studiare praticamente tutte le parti del corpo. La risonanza magnetica viene infatti utilizzata in moltissimi campi della medicina, specie in ambito neurologico, neurochirurgico, traumatologico, oncologico, ortopedico, fisiatrico, fisioterapico, cardiologico e gastroenterologico. La RM può essere usata da sola o, spesso, associata ad altri esami come ecografia e TAC. La RM è generalmente più utile della TAC in caso di patologia muscolo-scheletrica ed in ambito neurologico, per lo studio dell’encefalo e del midollo spinale. In altri ambiti clinici, come nel caso dell’epatologia, la RM è generalmente da considerare un esame di secondo livello , da eseguire dopo la TAC. Ad ogni modo ogni caso è una storia a sé ed il medico, in base a vari parametri, può decidere di usare una o l’altra tecnica a seconda della patologia sospettata.

Come “funziona” una risonanza magnetica?

Durante la risonanza magnetica, il paziente viene a trovarsi all’interno di un campo magnetico molto forte (anche 10.000-15.000 volte superiore al campo magnetico terrestre), cosicché gli atomi che costituiscono il nostro organismo (più precisamente i protoni) acquistano energia e si orientano secondo l’andamento del campo magnetico medesimo. Quando quest’ultimo viene disattivato, gli atomi tornano al loro orientamento naturale, cedendo l’energia accumulata ed emettendo un segnale. Grazie a sofisticati sistemi è possibile intercettare tale segnale e trasformarlo nelle immagini di risonanza magnetica.

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Come ci si prepara alla risonanza magnetica?

La risonanza magnetica generalmente non richiede il digiuno o l’osservanza di diete particolari, per cui il paziente è completamente libero di alimentarsi secondo le proprie preferenze. Prima dell’esame il soggetto è invitato a togliersi qualsiasi oggetto o vestito contenente parti metalliche (borse, gioielli, cinture, portafoglio, scarpe ecc.). Insieme al medico o al personale addetto verrà compilato un questionario per accertarsi che non vi siano controindicazioni all’esame.

Come si svolge una risonanza magnetica

Tolto qualsiasi oggetto contenente metallo, il paziente si stende sopra un lettino che scorrerà fino a posizionarsi tra i poli del magnete. Nei macchinari tradizionali la forma stessa dell’apparecchiatura potrebbe creare problemi a chi soffre di claustrofobia. Oggi sono tuttavia a disposizione anche macchinari più moderni, a struttura aperta (vedi capitoli successivi). Durante l’esame al paziente non è richiesta alcuna forma di collaborazione, se non quella di rilassarsi e di avvertire il personale di eventuali malesseri tramite un apposito microfono. Il macchinario emette rumori molto forti e secchi, perciò al paziente vengono forniti appositi auricolari che li attutiscono.

Quanto dura una risonanza magnetica?

La RM ha durata variabile in base a molti fattori, ma generalmente dura circa mezz’ora, anche se le tecniche più moderne consentono di ridurre i tempi di rilevazione a circa 20 minuti o meno.

 

Risonanza magnetica funzionale

La risonanza magnetica funzionale è una particolare tecnica di imaging biomedico che consiste nell’uso della risonanza magnetica per valutare la funzionalità di un organo o un apparato, in maniera complementare all’imaging morfologico; sebbene risonanza magnetica funzionale sia una terminologia generica, ovvero applicabile a qualsiasi tecnica di imaging a risonanza magnetica che dia informazioni aggiuntive rispetto alla semplice morfologia, essa è spesso usata come sinonimo di risonanza magnetica funzionale neuronale, una delle tecniche di neuroimaging funzionale di sviluppo più recente e più utile nello studio della funzionalità cerebrale, specie in pazienti in coma, in stato vegetativo, in stato di minima coscienza o con patologie cerebrali o traumi cerebrali estesi.

Risonanza magnetica e mal di schiena

La RM viene spesso utilizzata per la diagnosi di sospette alterazioni della colonna vertebrale. In particolare questo esame è in grado di fornire preziose indicazioni sullo stato di salute dei dischi intervertebrali. Generalmente vengono sottoposti a risonanza magnetica solo quei pazienti che soffrono di mal di schiena cronico e particolarmente invalidante, ad esempio quelli con infiammazione del nervo ischiatico (sciatica) da ernia del disco.

Risonanza magnetica nello sport

La RM viene utilizzata anche in contesto medico sportivo per valutare:

  • distribuzione del tessuto adiposo regionale e totale;
  • quantità totale di grasso corporeo;
  • spessore del pannicolo adiposo sottocutaneo;
  • quantità di tessuto adiposo viscerale o intraddominale.

Nonostante fornisca preziose informazioni, a causa della bassa disponibilità e dell’elevato costo della strumentazione, l’utilizzo della risonanza magnetica in questo campo è piuttosto limitato solo agli atleti professionisti; al suo posto in alcuni casi si usa la più semplice ed economica bioimpedenziometria.

Effetti collaterali e rischi della risonanza magnetica

La risonanza magnetica è un’indagine sicura e del tutto innocua per l’organismo umano. L’assenza di radiazioni ionizzanti la rende particolarmente adatta anche per la ripetizione di esami a breve distanza di tempo. Anche in caso di ricorso alla somministrazione del mezzo di contrasto questo ha un potere allergizzante molto basso e sicuramente inferiore a quello generalmente usato nella TAC.

Risonanza magnetica aperta

Il ‘discomfort’ del paziente è solo legato alla durata dell’esame che necessita della immobilità, e alla geometria delle apparecchiature, che sono imponenti e possono creare problemi di adattamento ai soggetti claustrofobici, anche se ciò può essere superato dalle recenti apparecchiature aperte, per approfondire: Differenza tra risonanza magnetica aperta e chiusa

Controindicazioni della risonanza magnetica

Le controindicazioni assolute sono relative ai pazienti portatori di pacemaker, di clips vascolari cerebrali e di protesi metalliche (denti, occhi, ossa ecc.). Grazie ai progressi della tecnologia ormai da diversi anni gran parte dei metalli utilizzati per uso medico è compatibile con la risonanza magnetica. Le donne in gravidanza possono sottoporsi a RM dopo parere positivo del medico.

Risonanza magnetica e mezzi di contrasto

Per migliorare la qualità delle immagini e rendere più sicura la diagnosi, il medico può decidere di effettuare una RM dopo aver iniettato composti a base di gadolinio, mezzi di contrasto (MDC) generalmente privi di effetti collaterali. Tali mezzi di contrasto, chiamati anche “paramagnetici”, dopo essere stati somministrati per via endovenosa, si distribuiscono prima nei vasi sanguigni e successivamente negli spazi extra-vascolari. Vengono poi eliminati dai reni ed, in piccola parte, anche attraverso l’intestino. Le principali indicazioni all’impiego dei mezzi di contrasto paramagnetici riguardano le malattie del sistema nervoso centrale (encefalo e midollo spinale), lo scheletro (tumori ed infezioni), cuore, fegato e reni.

Sintomi di reazione da mezzo di contrasto

Le reazioni avverse ai MDC includono vari sintomi, tra cui (dai meno gravi ai più gravi):

  • malessere generale;
  • dolore nella sede dell’iniezione;
  • orticaria circoscritta o diffusa;
  • nausea;
  • vomito;
  • sudorazione;
  • edema (gonfiore) delle palpebre;
  • dispnea;
  • dolori al torace ed all’addome;
  • ipotensione;
  • svenimento;
  • alterazioni del ritmo cardiaco;
  • edema polmonare;
  • convulsioni;
  • coma;
  • morte.

Le reazioni più gravi richiedono una terapia con adrenalina, cortisonici, antistaminici, broncodilatatori ed eventualmente assistenza respiratoria.
In rarissimi casi le reazioni possono portare a coma o alla morte del paziente.

Uso di mezzo di contrasto: controindicazioni e raccomandazioni

In caso di uso di MDC, è necessario prestare estrema attenzione nei casi di insufficienza renale ed epatica grave. Nell’insufficienza renale si dovrà, ove possibile, evitare l’impiego del mezzo di contrasto ed optare per indagini (ecografia, risonanza magnetica) che non ne richiedano l’impiego. È raccomandabile consigliare al paziente di bere molta acqua per favorire l’eliminazione della sostanza il più velocemente possibile, e di favorire l’idratazione nei soggetti con insufficienza renale, diabete, mieloma multiplo ed iperuricemia. È raccomandabile anche una pre-medicazione nei soggetti a rischio di reazioni (allergia, asma, precedenti reazioni ai mezzi di contrasto iodati).

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