Elettroencefalogramma: preparazione, alterazioni, costo, rischi

MEDICINA ONLINE ELETTROENCEFALOGRAMMA CERVELLO ELETTRODI PREZZO COSTO ESAME EEC ELETTROMIOGRAFIA EPILESSIA SISTEMA NERVOSO ONDE ANOMALIE ALTERAZIONI INTERPRETAZIONI TRACCIATO.jpgL’elettroencefalogramma (abbreviato “EEG“) è il risultato di un esame diagnostico chiamato elettroencefalografia, effettuato da un apparecchio chiamato elettroencefalografo il quale, attraverso alcuni elettrodi che vengono posizionati sul cuoio capelluto del paziente, misura la sua attività elettrica cerebrale, riproducendola sotto forma di una serie di onde caratteristiche ed interpretabili dal medico. Il tracciato risultante è appunto detto elettroencefalogramma e può essere registrato su carta termica o millimetrata, su monitor con registrazione su Hard Disk, CD o DVD, per una visione successiva.

Perché si effettua l’elettroencefalogramma?

L’elettroencefalogramma viene utilizzato in bambini ed adulti per la diagnosi ed il monitoraggio di varie patologie che interessano, direttamente o indirettamente, il sistema nervoso centrale. Viene spesso prescritto nei seguenti casi:

  • pazienti con epilessia;
  • pazienti con tumore cerebrale;
  • nel coma;
  • nell’accertamento della morte cerebrale;
  • in presenza di un sospetto di infiammazione del sistema nervoso ;
  • per diagnosticare i disturbi del sonno;
  • in caso di cefalea;
  • traumi cranici.

Routinariamente l’elettroencefalogramma viene eseguito in condizioni di veglia, ma in alcuni casi è necessario effettuarlo in condizioni di sonno; nel primo caso l’esame ha una durata più breve (da 30 a 60 minuti circa), nel secondo si possono avere durate anche molto maggiori (a seconda dei casi anche alcune ore); se si utilizza la tecnica Holter, gli elettrodi verranno rimossi dopo 24 ore.

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Come ci si prepara all’esame?

Il giorno prima di eseguire l’esame occorre lavare i capelli e non usare gel o lacche. Si può effettuare la normale colazione/pasto e si devono assumere le consuete terapie, salvo diversa istruzione da parte del medico. Nel caso in cui l’EEG serva ad analizzare l’attività cerebrale durante il sonno, il paziente deve restare sveglio durante la notte precedente, per facilitare l’addormentamento al momento dell’esecuzione. Il giorno dell’esame bisogna portare l’impegnativa del medico che lo ha prescritto e tutta la documentazione relativa alla patologia per la quale viene richiesto.

Come si svolge un elettroencefalogramma?

Il paziente si accomoda su una poltrona o lettino e vengono applicati gli elettrodi, che a volte sono inseriti su una cuffia elastica: attraverso una siringa con un ago senza punta viene inserito un gel conduttore sull’elettrodo e, muovendo la punta dell’ago, si spostano i capelli per migliorare il posizionamento dell’elettrodo.

Come “funziona” un elettroencefalogramma?

La continua fluttuazione della normale attività cerebrale induce, tra i vari punti del cuoio capelluto, piccole differenze di potenziale elettrico (milionesimi di volt, microvolt) che vengono amplificate e registrate normalmente per alcuni minuti (in casi particolari fino a 24 ore). Si ottiene in questo modo un tracciato che segna per ciascun elettrodo le variazioni del voltaggio nel tempo. Poiché ogni elettrodo riflette in prima linea l’attività della parte cerebrale più vicina, l’EEG è in grado di fornire informazioni non solo su attività elettriche anomale, ma anche sulla loro localizzazione.

Come vengono posizionati gli elettrodi?

Normalmente gli elettrodi vengono montati sullo scalpo secondo uno schema fisso chiamato “sistema internazionale 10-20” su tutte le parti del cuoio capelluto. 10% oppure 20% si riferisce al 100% della distanza tra due punti di repere cranici “inion” (prominenza alla base dell’osso occipitale) e “nasion” (attaccatura superiore del naso), questa distanza di solito va da 30 a 36 cm con grande variabilità interpersonale. Vengono collocati da 10 a 20 elettrodi e una massa, lungo cinque linee:

  1. P1: longitudinale esterna;
  2. P2: longitudinale interna di destra;
  3. centrale;
  4. P1: longitudinale esterna;
  5. P2: longitudinale interna di sinistra.

La linea trasversa T4-C4-Cz-C3-T3 (risultante delle precedenti) viene denominata montaggio P3, ed anch’essa deve seguire la regola del 10-20%. Gli elettrodi fronto-polari sono collocati al 10% (3-4 cm) della distanza I-N, sopra le sopracciglia, i frontali vengono collocati sulla stessa linea dei fronto-polari, più sopra del 20%, poi vengono i centrali (+ 20%), infine i parietali (+ 20%) e gli occipitali (+ 20%), con questi si arriva al 90% della distanza nasion-inion, ad una distanza del 10% dall’inion. Alla posizione che ogni elettrodo occupa sullo scalpo fa riferimento una sigla. Le sigle che individuano la posizione di un elettrodo sono formate da una/due lettere, che permettono di identificare la regione della corteccia esplorata (Fp: frontopolare; F: frontale; C: centrale; P: parietale; T: temporale; O: occipitale) e da un numero (o una z) che identifica l’emisfero (numeri dispari: sinistra; numeri pari: destra; z: linea mediana).

Accortezze durante l’esame

È obbligatorio rimanere rilassati e fermi per ottimizzare la registrazione del segnale elettrico cerebrale e ridurre gli artefatti di origine muscolare e da movimento.

L’elettroencefalogramma è doloroso o fastidioso?

No, durante la registrazione non si percepisce nulla, certamente non “scosse” come alcuni temono, né dolori, né fastidio. Durante l’esecuzione l’unico fastidio potrebbe essere determinato dalla necessità di restare fermi a occhi chiusi, cercando di rilassare tutti i muscoli. Può accadere che durante l’applicazione degli elettrodi si possano tirare leggermente i capelli.

L’elettroencefalogramma è pericoloso?

L’esame non è pericoloso. Chi soffre di epilessia può raramente presentare un attacco, che può essere scatenato dalle luci accese davanti agli occhi del paziente per verificarne le reazioni. Occasionalmente il gel utilizzato per incollare gli elettrodi alla testa può provocare leggere irritazioni cutanee.

Controindicazioni all’elettroencefalogramma

L’elettroencefalogramma è un esame che può essere effettuato a qualsiasi età e non presenta controindicazioni.

EEG ed accertamento della morte cerebrale

L’elettroencefalogramma viene anche usato nei pazienti comatosi, per accertare lo stato di morte cerebrale, caratterizzato dal tracciato dell’EEG piatto (o – più correttamente – EEG “silente”, corrispondente ad un potenziale elettrico cerebrale inferiore ai 2 microvolt, per la durata di almeno 30 minuti, in paziente incapace di respiro spontaneo), che deve comunque essere confermata anche con altri sistemi, come valutazione dei riflessi del tronco-encefalico oppure con l’eco-doppler (transcranico e dei vasi epi-aortici).

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Onde cerebrali

Alfa

Il ritmo o frequenza di base presente in un EEG è il ritmo alfa, o “ritmo di Berger”, distinto in alfa lento (8-9 Hz), alfa intermedio (9-11.5 Hz) ed alfa rapido (11.5-13 Hz), con un’ampiezza media di 30 microVolt (15-45 microVolt), che viene registrato ad occhi chiusi in un soggetto sveglio, soprattutto tra gli elettrodi occipitali e quelli parietali, rispetto ai centrali e temporali posteriori (EEG sincronizzato). Se si invita il soggetto ad aprire gli occhi, l’attività alfa scompare ed è sostituita da un’attività di basso voltaggio (inferiore o uguale a 30 microVolt), più rapida, denominata di tipo beta (desincronizzazione).
Al fine di valutare questa differenza di potenziale, le onde generate vengono valutate per la loro differenza in ampiezza o tensione (ed espresse in microVolt) ed in frequenza (ovvero in cicli per secondo (c/s) o Hz). Ne consegue che le onde o ritmo alfa (8-13 Hz) sono quindi caratteristiche delle condizioni di veglia ma a riposo mentale, ma non sono presenti nel sonno, fatta eccezione per lo stadio R.E.M.). Quando un soggetto è invece sottoposto ad un’attività cerebrale leggermente maggiore, si comincia a registrare la presenza del ritmo beta.

Beta

Il ritmo beta viene distinto in beta lento (13.5-18 Hz) e beta rapido (18.5-30 Hz), e presenta una tensione elettrica media di 19 microVolt (8-30 microVolt). Le onde beta sono dominanti in un soggetto ad occhi aperti e impegnato in una attività cerebrale qualsiasi, quasi continuo negli stati di allerta (detta fase di arousal), ma anche nel sonno onirico (durante il sogno), cioè il sonno REM.

Theta

Il ritmo delle onde theta è dominante nel neonato, presente in molte patologie cerebrali dell’adulto, negli stati di tensione emotiva e nell’ipnosi. Si distingue in theta lento (4-6 Hz) e theta rapido (6-7.5 Hz), con una tensione media di 75 microVolt; in condizioni normali la fase Theta si presenta nei primi minuti dell’addormentamento, quando si è ancora in uno stato di dormiveglia, dove viene poi successivamente alternato da grafoelementi detti fusi del sonno.

Theta-Sigma

Questo ritmo segue la pura fase Theta durante il sonno, quando cominciano a comparire piccoli treni di onde, dette Sigma a frequenza di 12-14 Hz e tensione elettrica di 5-50 µV, sotto forma di fusi (chiamati così per la loro forma grafica), più altri grafoelementi detti complessi K.

Delta

Infine, a circa 20 minuti ipotetici circa dall’inizio del riposo, si dovrebbe quindi entrare in un sonno più profondo, detto anche a onde lente (4º stadio del sonno), ma che non è ancora il sonno REM (5º stadio del sonno), e quindi detto anche sonno N-REM (non-REM). Qui compaiono le onde delta, caratterizzate da una frequenza compresa tra 0.5 e 4 Hz e di tensione elettrica media di 150 µV. Le onde delta non sono presenti in condizioni fisiologiche nello stato di veglia nell’età adulta, sebbene siano predominanti nell’infanzia e inoltre compaiano nell’anestesia generale ed in alcune malattie cerebrali, oppure in malattie dismetaboliche generali, come l’iperazotemia. Le onde delta sono caratteristiche del sonno non R.E.M. (sonno ad onde lente). Nei diversi stadi di sonno sono presenti principalmente onde theta e onde delta (caratteristiche del sonno ad onde lente), a cui si aggiungono squarci di attività alfa e, raramente, di attività beta.

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