Differenza tra diagnosi e diagnosi differenziale

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In lingua italiana, il termine “diagnosi” indica una procedura in grado di ricondurre un fenomeno o un gruppo di fenomeni ad una categoria specifica o ad un gruppo ristretto di categorie, dopo averne considerato ogni aspetto e seguendo un processo decisionale simile ad un diagramma di flusso. Generalmente il processo diagnostico non è fine a sé stesso ma è il passo necessario per individuare un problema e successivamente mettere in atto delle soluzioni specifiche che lo risolvano. Mettiamo il caso di  una automobile che perde potenza: il meccanico dovrà effettuare una diagnosi del problema e scoprire che il danno riguarda ad esempio la presenza di sporcizia e detriti nel sistema di alimentazione o negli iniettori. Diagnosticato con esattezza il problema, il meccanico userà delle tecniche specifiche che lo risolveranno.
Stessa cosa avviene in medicina dove il medico, valutando i dati che ha a disposizione (ottenuti con anamnesi ed esame obiettivo ed analizzati alla luce di successivi esami specifici), tramite la diagnosi individua la patologia e la causa che l’ha determinata, fatto necessario per impostare la più efficace cura possibile. Da quanto detto si intuisce quanto sia importante una diagnosi corretta: se la diagnosi è sbagliata, anche la terapia non sarà adeguata e ciò determinerà la mancata cura del malato e – se la patologia è grave – una sua eventuale progressione e peggioramento. Una corretta diagnosi permette anche, conoscendo la malattia, il suo abituale decorso, le complicanze cui può andare incontro e soprattutto le condizioni generali dell’organismo del paziente, formulare la prognosi, ovvero un giudizio di previsione su quello che sarà il probabile esito dell’evento patologico.

Diagnosi differenziale

Con “diagnosi differenziale” in medicina si intende per definizione il procedimento decisionale che tende ad escludere tra varie patologie o condizioni simili in un dato soggetto, quelle che non comprendono l’insieme di sintomi e segni che si sono riscontrati durante gli esami, fino a comprendere quale sia la patologia o condizione che realmente appartiene al paziente. Per effettuarla il medico confronta segni, sintomi ed esami del soggetto malato, usando buon senso, statistica e soprattutto esperienza. Il fine ultimo della diagnosi differenziale è una corretta diagnosi della patologia in esame, escludendo patologie simili o che possono dare sintomi/segni simili ed evitando tutti i possibili errori di valutazione.

Differenza tra diagnosi e diagnosi differenziale

Con “diagnosi” si intende l’intero processo che porta il medico a scoprire la patologia del paziente partendo dai suoi sintomi, segni ed esami specifici. Con “diagnosi differenziale” si intende quella parte specifica della diagnosi, in cui il medico – dopo aver raccolto tutti i dati possibili – elimina dalle ipotesi diagnostiche tutte quelle patologie che, pur avendo sintomi e segni simili, presumibilmente non sono la patologia che realmente possiede il paziente.

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