Differenza tra prognosi e diagnosi

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In lingua italiana, il termine “diagnosi” indica una procedura in grado di ricondurre un fenomeno o un gruppo di fenomeni ad una categoria specifica o ad un gruppo ristretto di categorie, dopo averne considerato ogni aspetto e seguendo un processo decisionale simile ad un diagramma di flusso. Generalmente il processo diagnostico non è fine a sé stesso ma è il passo necessario per individuare un problema e successivamente mettere in atto delle soluzioni specifiche che lo risolvano. Il medico, valutando i dati che ha a disposizione (ottenuti con anamnesi ed esame obiettivo ed analizzati alla luce di successivi esami specifici), tramite la diagnosi individua la patologia e la causa che l’ha determinata, fatto necessario per impostare la più efficace cura possibile. Da quanto detto si intuisce quanto sia importante una diagnosi corretta: se la diagnosi è sbagliata, anche la terapia non sarà adeguata e ciò determinerà la mancata cura del malato e – se la patologia è grave – una sua eventuale progressione e peggioramento.
Una corretta diagnosi permette anche, conoscendo la malattia, il suo abituale decorso, le complicanze cui può andare incontro e soprattutto le condizioni generali dell’organismo del paziente, formulare la prognosi.

Prognosi

Con “prognosi” in medicina si intende la previsione sul probabile andamento futuro della malattia, elaborata dal medico dopo aver fatto la diagnosi, prendendo in considerazione molti fattori derivati dalla statistica, dall’epidemiologia, dalla fisiopatologia e, non meno importante, dalla propria esperienza. La prognosi è determinata principalmente dalla natura della malattia in esame, della quale siano note la mortalità, la gravità e la durata; inoltre è influenzata da svariati fattori, come le condizioni del malato ad esempio: età, stato di salute generale, eventuale presenza di fattori di rischio o di altre patologie come ipertensione e diabete. La stessa identica patologia, caratterizzata da medesima gravità e mortalità, può quindi determinare una prognosi estremamente variabile in base ai fattori appena elencati. Ad esempio a parità di malattia, un paziente giovane, normopeso e sano, ha generalmente una prognosi migliore di un paziente anziano, obeso, diabetico ed iperteso. La prognosi è comunque una previsione e come tale è soggetta ad errori e può essere influenzata da molte variabili, come ad esempio una patologia o un evento occorsi durante il periodo di guarigione (ad esempio una infezione o una caduta di un paziente anziano durante la riabilitazione) o l’improvviso aggravamento della patologia iniziale, o anche solo la perdita di volontà psicologica di guarire da parte del paziente. La prognosi effettua una stima sia dell’esito della patologia (fausto o infausto) ma anche dei giorni necessari al malato per raggiungere lo status di completa guarigione: ad esempio “10 giorni di prognosi” significa che – secondo le previsioni del medico – ci vorranno 10 giorni al malato per riprendersi completamente dalla patologia. Quando la formulazione della prognosi non è possibile, in quanto la malattia è suscettibile di evoluzioni non prevedibili anche gravi a partire dalla diagnosi iniziale, si parla di “prognosi riservata“.

Semplificando

La diagnosi permette al medico di capire che patologia ha il paziente, mentre la prognosi permette al medico di fare una previsione sulla possibilità o meno di guarire del paziente e sui possibili tempi di guarigione.

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