Empiema: cos’è, tipologie, cause, diagnosi, complicanze e terapia

MEDICINA ONLINE CAVITA SUDDIVISIONE INFERIORE ANTERO SUPERIORE CORPO TORACE ADDOME MEDIASTINO PERICARDIO ANATOMIA LIMITI DORSAL VENTRAL CAVITIES MEDIASTINO AORTA RADIOGRAFIACon empiema in medicina ci si riferisce ad una raccolta di pus in una qualunque cavità corporea già presente nell’organismo (ad esempio cavità pleurica, pericardio e peritoneo), fatto questo che differenzia l’empiema dall’ascesso, in quanto quest’ultimo è invece una raccolta di pus in una cavità neoformata (ad esempio ascesso cerebrale ed epatico). Esistono varie forme di empiema a seconda del luogo dove si manifesta la raccolta di pus, tra le più diffuse:

  • empiema pleurico (piotorace): raccolta di pus nello spazio pleurico, la forma più diffusa;
  • empiema subdurale: raccolta di pus a livello delle meningi;
  • empiema colecistico: raccolta di pus a livello della cistifellea.

Per approfondire le singole tipologie di empiema, leggi anche;:

Cause

Alla base di un empiema vi è una infezione determinata da vari microrganismi come parassiti e batteri piogeni. I piogeni sono batteri che provocano infiammazioni suppurative, cioè con produzione di pus ovvero di essudato (edema infiammatorio) estremamente ricco in granulociti neutrofili. Tra i batteri piogeni che provocano più spesso empiema, includiamo numerose classi di batteri:

  • gram positivi: staphylococcus aureus, streptococcus pyogenes, streptococcus pneumoniae;
  • gram negativi: neisseria meningitidis, neisseria gonorrhoeae, enterobatteri (Escherichia Coli, Yersinia Pestis).

L’infezione è a sua volta causata da varie patologie e condizioni, ad esempio:

  • traumi;
  • interventi chirurgici;
  • sepsi;
  • perforazione di un viscere (ad esempio esofago)
  • pratiche mediche invasive (ad esempio toracentesi).

Sintomi

I sintomi dipendono dalla gravità e dalla localizzazione dell’empiema. I sintomi più diffusi sono:

  • malessere generale;
  • astenia (stanchezza);
  • facile affaticabilità;
  • difficoltà digestive;
  • brividi;
  • calo ponderale (perdita di peso);
  • dispnea;
  • nausea;
  • vomito;
  • diarrea;
  • dolore addominale;
  • dolore toracico;
  • febbre;
  • mal di testa;
  • tosse.

Fasi dell’empiema

L’empiema è generalmente suddivisibile in tre fasi distinte:

  1. empiema acuto (fase essudativa): dura all’incirca due settimane e si caratterizza per un’infiammazione essudativa con scarsa sintesi di fibrina. Il liquido pleurico risulta poco denso e presenta poche cellule. Solo un intervento terapico antibiotico, immediato e specifico, effettuato in questa fase, può assicurare una completa restituito ad integrum;
  2. empiema franco (fase fibrino-purulenta): inizia al termine della fase essudativa, cioè dopo i primi 14 giorni dall’esordio. Nella fase fibrino-purulenta viene prodotta un’enorme quantità di granulociti polimorfonucleati, batteri e materiale necrotico, associato ad una cospicua deposizione di fibrina. La copresenza di queste sostanze favorisce la cronicizzazione dell’empiema. Questa fase si conclude dopo circa 14 giorni;
  3. empiema cronico (fase dell’organizzazione): costituisce l’ultima tappa dell’empiema, caratterizzata da danni e limitazioni relative al tessuto coinvolto (ad esempio limitazione della meccanica respiratoria nell’empiema pleurico).

Diagnosi

La diagnosi di empiema viene effettuata principalmente in base a:

  • anamnesi;
  • esame obiettivo;
  • diagnostica per immagini (RX, TAC, ecografia);
  • esami di laboratorio (emocromo ed antibiogramma, analisi colturale del liquido prelevato, ad esempio toracentesi nell’empiema pleurico).

Terapia

La terapia dell’empiema dipende dallo stadio evolutivo in cui è diagnosticata l’affezione. In ogni caso il trattamento per l’empiema ha due obiettivi principali:

  • combattere il patogeno che a monte l’ha determinato (ad esempio con farmaci antibiotici come gentamicina e tobramicina, associati ad una penicillina ad ampio spettro);
  • evacuare costantemente il materiale purulento (ad esempio con toracentesi).

Complicanze

Per minimizzare il rischio di complicanze, la terapia antibiotica dovrebbe iniziare fin dai primissimi sintomi, dunque durante la fase essudativa dell’empiema. Un ritardo terapico può favorire l’insorgere di complicazioni:

  • diffusione dell’infezione;
  • danni gravi all’organo in cui si è sviluppato;
  • fistole;
  • sepsi.

Per approfondire, leggi:

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