Dermatite da contatto: cause, fattori predisponenti, allergeni, patogenesi

MEDICINA ONLINE GUANTI CHIRURGO CUCINA LAVARE TALCO POLVERE ALLERGIA NITRILE VINILE LATTICE POLIETILENE MIGLIORE CHIRURGIA CHIRURGO VASECTOMIA TUMORE CANCRO INTERVENTO BISTURI CARDIOCHILe dermatiti allergiche da contatto (DAC) sono affezioni cutanee pruriginose, caratterizzate generalmente da lesioni eritemato-vescicolari di tipo eczematoso, che colpiscono le zone esposte al contatto con sostanze allergeniche diverse. Esse rappresentano approssimativamente il 10% di tutte le affezioni cutanee, sono in gran parte di origine professionale e colpiscono circa l’1% dei lavoratori esposti. La dermatite da contatto è una reazione infiammatoria (immunitaria) della pelle di tipo ritardato (Ipersensibilità di tipo IV ) quindi non deve essere confusa con la dermatite atopica (o “eczema atopico”), causata da una reazione immunitaria di tipo I (o da IgE). I medici che principalmente si occupano di dermatite da contatto sono gli immunologi allergologi ed i dermatologi.

Tipi di allergeni da contatto

La causa di una dermatite allergica da contatto sono varie tipologie di allergeni da contatto, a basso peso molecolare (in genere, inferiore a 500 D). Secondo una indagine del Gruppo Italiano Ricerca Dermatiti da Contatto e Ambientali (GIRDCA), gli apteni che più spesso danno luogo a dermatiti allergiche da contatto sono metalli, cosmetici, lattice e farmaci.

Metalli capaci di provocare dermatite da contatto

Sono diversi i metalli capaci di determinare una dermatite da contatto, tra cui:

  • Nichel solfato: è contenuto in varie leghe, oltre che in diversi manufatti nichel-cromati (monete, penne, forbici, chiodi, accessori metallici dell’abbigliamento, protesi, corde per chitarra elettrica, etc.) ed in coloranti per ceramiche (come pigmento inorganico). Tracce di nichel solfato si rinvengono anche nei detersivi ed in alcuni alimenti. A parte le forme professionali, vi sono DAC extra professionali da nichel che interessano il 10% circa delle donne, almeno in Europa e negli Stati Uniti, dovute al contatto con articoli di bigiotteria o altri accessori di abbigliamento.
  • Cromo: il bicromato di potassio viene impiegato nella concia delle pelli e come mordenzante e colorante di alcuni tessuti, oltre che in diverse leghe ed in manufatti cromati e, come anticorrosivo, in vernici, oli e liquidi refrigeranti. Funge da catalizzatore nella sintesi di resine acriliche; lo si ritrova come colorante inorganico in vernici, in inchiostri e nella gomma, oltre che, come impurità, nei cementi e nei detersivi. Viene usato anche in soluzioni detergenti per laboratorio (miscela cromica). È presente in tracce in alcuni alimenti.
  • Cobalto: il cobalto cloruro viene usato nella galvanica e in diversi manufatti galvanizzati, come catalizzatore nella sintesi della gomma e delle resine, come pigmento inorganico in inchiostri ed in coloranti per ceramiche. È presente anche nel cemento e nelle vernici.

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Cosmetici capaci di provocare dermatite da contatto

Sono diversi i cosmetici capaci di determinare una dermatite da contatto, tra cui:

  • Balsami e profumi (ad esempio, il balsamo del Perù, oltre che come base per profumi, viene impiegato come aromatizzante nell’industria alimentare).
  • Coloranti per capelli e per rossetti.
  • Veicolanti (lanolina).
  • Smalti per unghie.

Per quanto riguarda i cosmetici, le dermatiti allergiche da contatto professionali (relative a parrucchieri, acconciatori, estetisti, etc.) sono molto frequenti, interessando circa il 50% degli addetti, e sono causate essenzialmente da coloranti (soprattutto parafenilendiamina, ma anche paratoluendiamina e paraminofenolo). Nella popolazione generale la frequenza delle DAC è notevolmente inferiore (comunque, in Italia, dell’ordine di molte migliaia di individui/anno), ma si presenta in aumento, per il sempre maggiore impiego di questi prodotti, non solo nelle donne ma anche negli uomini.
Va ricordato come l’uso dei cosmetici possa dar luogo a sensibilizzazione anche verso altre sostanze in essi contenute, quali – ad esempio – alcuni conservanti (Kathon CC, Euxyl K400).

Sostanze tessili capaci di provocare dermatite da contatto

Sono diverse le sostanze impiegate nell’industria tessile e dell’abbigliamento capaci di determinare una dermatite da contatto, tra cui:

  • Coloranti.
  • Apprettanti.
  • Mordenzanti.

Lattice e dermatite da contatto

Il lattice è correlato frequentemente a manifestazioni allergiche da contatto: si tratta generalmente di malattie allergiche professionali che si manifestano in chirurghi, infermieri (soprattutto di sala operatoria), netturbini ed altri addetti alle pulizie, ma anche in casalinghe, che impiegano comunemente guanti di lattice per il lavoro domestico, ovvero in operai dell’industria della gomma. Le manifestazioni cliniche consistono generalmente in orticaria da contatto alle mani; in alcuni casi, però, si manifestano anche crisi di oculorinite, di asma bronchiale o di sindrome orti-
caria/angioedema generalizzata, talora con edema della glottide per inalazione dell’allergene del lattice (in ambienti chirurgici la concentrazione di allergeni del lattice nell’aria ambientale può essere anche 100 volte superiore a quella di ambienti di controllo). D’altra parte, la frequenza di sensibilizzazione al lattice, nei chirurghi e nel personale infermieristico dei reparti chirurgici, è notevolmente elevata. Più rare sono le forme non professionali: ad esempio, dermatiti da contatto in appassionati di sport subacquei (da tute, maschere o boccagli in lattice di gomma), sindromi allergiche orali in pazienti sottoposti a cure odontoiatriche a causa dell’uso di guanti di lattice da parte del dentista, ovvero sindromi caratterizzate da prurito ed edema vaginale dopo contatti sessuali in cui siano stati utilizzati profilattici in lattice. Non si può escludere, inoltre, il rischio di sensibilizzazione al lattice in seguito al contatto con oggetti di uso comune (elastici, adesivi, palloni di gomma, scarpe e stivali di gomma, guanti per casalinghe. etc.) o, in pazienti che per affezioni diverse si siano dovuti sottoporre a più interventi chirurgici o a procedimenti diagnostici particolari, in seguito al contatto con materiali in lattice, di largo impiego in medicina ed in chirurgia (guanti chirurgici, cateteri, dispositivi per clisma opaco, etc.).

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Additivi della gomma capaci di provocare dermatite da contatto

Sono diversi gli additivi della gomma capaci di determinare una dermatite da contatto, tra cui:

  • parafenilendiamina: viene utilizzata soprattutto come colorante nero (anche in tinture per capelli). Si ritrova altresì negli antiossidanti della gomma e nei catalizzatori per la sintesi delle resine. È da ricordare la cross-reattività con altre sostanze del gruppo “para”, come anestetici locali e sulfamidici.
  • etilendiamina: si impiega come stabilizzante in cosmetici e farmaci per uso topico, oltre che come catalizzatore nella sintesi delle resine.

Farmaci capaci di provocare dermatite da contatto

Sono numerosi i farmaci per uso topico capaci di determinare una dermatite da contatto, tra cui:

  • Antibiotici, soprattutto neomicina e gentamicina (contenuta nel celebre Gentalyn e nel Gentalyn Beta), più raramente penicillina, cloroamfenicolo, etc.
  • Anestetici locali: derivati dell’acido paraminobenzoico (benzocaina, procaina, tetracaina, etc.), spesso presenti in farmaci topici antiemorroidari, in unguenti per il trattamento di ustioni e ferite ed in colliri.
  • Antisettici e conservanti: soprattutto composti organici del mercurio e
    formaldeide.
  • Antimicotici: idrossichinolonici, esteri dell’acido idrossibenzoico, composti fenolici alogenati.
  • Antinfiammatori non steroidei (FANS): soprattutto l’ossifenbutazone.
  • Lanolina e parabens.

Piante e sostanze vegetali capaci di provocare dermatite da contatto

Gli agenti responsabili sono rappresentati essenzialmente da piante, ad esempio della famiglia delle Composite, i cui apteni sono costituiti da sesquiterpeni “. Maggiormente esposti sono i floricoltori ed i fiorai (dermatiti da crisantemo, etc.), nonché gli ortolani (dermatiti da carciofo, da lattuga, etc.) Si osservano anche dermatiti da legni esotici, impiegati per arredamenti (più colpiti sono gli addetti ai lavori di falegnarneria), i cui componenti possiedono, comunque, anche un elevato potere irritante.
Tra le sostanze vegetali, anche l’olio di avocado, che figura nella composizione di creme e lozioni antisolari, può dar luogo a DAC.

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Altre dermatiti da contatto

Una dermatite da contatto recentemente individuata è la dermatite da sostanze proteiche, quasi sempre di natura professionale, dovuta a contatti ripetuti con prodotti ittici (aragoste, merluzzi, etc.) o con altri prodotti di origine animale (intestino di maiale, etc.). Esistono poi anche dermatiti allergiche da contatto aerotrasmesse: gli
allergeni sono costituiti, ad esempio, da resine epossidiche (presenti nell’industria meccanica, sotto forma di polvere o di goccioline aerodisperse), cromo (presente nel cemento), pesticidi, etc. Esistono inoltre dermatiti da contatto da resine presenti nelle industrie di materie plastiche, formaldeide e formalina. Una dermatite da contatto endogeno o eczema sistemico da contatto (“systemic contact-type dermatitis”) può essere provocata dall’ingestione o dall’iniezione di una sostanza allergenica, soprattutto di natura chimica (spesso metallica), che abbia già indotto una DAC, o da sostanze cross-reattive. Si producono lesioni eritematose diffuse, interessanti in particolare le ascelle ed altre aree flessorie, nonché i glutei: è la cosiddetta “sindrome del babbuino” (“baboon syndrorne”). Per quanto riguarda i metalli di origine alimentare, elevate quantità di
nichel, cromo e cobalto sono presenti in vari vegetali, freschi o conservati (asparagi, spinaci, carote, pomodori, cipolle, funghi, fagioli, piselli, etc.), che dovrebbero pertanto essere evitati dai pazienti con DAC da nichel. Deve essere ricordato anche il particolare fenomeno della fotosensibilizzazione, legato a sostanze divenute antigeniche dopo l’assorbimento dei fotoni delle radiazioni attiniche. Dermatiti da fotosensibilizzazione possono essere dovute, oltre che a varie sostanze industriali, a numerosi farmaci (sulfamidici, tiazidici, clorpromazina ed altri fenotiazinici, tetracicline, etc.) ed a sostanze vegetali, come oleoresine e furocumarine naturali (da queste ultime sono estratte alcune essenze largamente impiegate nella produzione di profumi e cosmetici).

Fattori predisponenti

I fattori predisponenti sono rappresentati da:

  • alcune condizioni fisiologiche della cute (ad esempio, una particolare sua sottigliezza);
  • traumatismi locali (particolarmente importanti nelle dermatiti da cemento);
  • azione di sostanze irritanti;
  • famigliarità;
  • tutti i lavori che sottopongono il paziente alla cronica esposizione con allergeni.

Patogenesi

Nella patogenesi delle dermatiti da contatto sono operanti immunoreazioni cellulo-mediate. I cheratinociti, a contatto con apteni ad elevato potere sensibilizzante, innescano un processo infiammatorio antigene-indipendente, liberando cito chine proinfiammatorie (soprattutto IL-1 e TNF-α) ed esprimendo proteine di superficie ICAM-1, si da facilitare il reclutamento e l’interazione funzionale tra cellule epidermiche e cellule dendritiche (cellule di Langerhans) presentanti l’antigene. Si passa quindi ad una fase di amplificazione, antigene-dipendente. Le cellule di Langerhans, che costituiscono il 3-4 delle cellule epidermiche, sono dotate di marker di superficie analoghi a quelli posseduti dalle cellule macrofagiche; in particolare, è stata accertata la presenza di molecole MHC di classe II. L’allergene (o l’aptene legato a proteine cellulari) che venga a contatto con la cute è captato dalle cellule di Langerhans e dai macrofagi e presentato, in associazione con antigeni di istocompatibilità di classe II, ai linfociti T, che migrano verso i linfonodi satelliti regionali, con successiva trasformazione blastica, proliferazione di linfociti T citotossici e produzione di citochine, capaci a loro volta di attivare i macrofagi, di richiamare in sede di reazione neutrofili ed eosinofili, di determinare una dilatazione dei capillari ed un aumento della loro permeabilità e, quindi, di dar luogo ad una flogosi allergica cutanea. Le cellule di Langerhans sono in grado di secernere varie citochine (IL-1, IL-6, IL-8, TNF-α, GM-CSF, TGF-α, TGF-β, etc.), oltre a mediatori flogogeni e ad attività chemiotattica (particolarmente importante appare il ruolo di LTB4). Nelle dermatiti allergiche da contatto si dimostra un aumento dei cloni linfocitari di tipo Th1, con produzione di IL-2, ma non di IL-4/IL-13.

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