Disturbi schizoide e schizotipico di personalità: psicoterapia, farmaci

MEDICINA ONLINE DOG SAD ALONE IN THE RAIN STREET DEPRESSIONE XANAX VOGLIO MORIRE MORTE PADRE DOLORE SOTTO LA PIOGGIA DEPRESSIONE SOLITUDINE SINDROME DA ABBANDONO COME SI CURA CONSIGLI AI disturbi della personalità un insieme di diversi modelli abituali di esperienza o di comportamento che si discostano notevolmente dal contesto sociale e culturale a cui l’individuo appartiene e sono caratterizzati da persistenti schemi di pensiero, percezione, reazione e da modi di relazionarsi che provocano nel soggetto notevole sofferenza e/o compromettono le sue capacità funzionali. I disturbi di personalità sono un gruppo di dieci disturbi raccolti in tre gruppi (chiamati anche “cluster”) in base ad analogie descrittive. Il disturbo schizoide di personalità ed il disturbo schizotipico di personalità sono entrambi inclusi nel gruppo A (cluster A) che racchiude tre disturbi di personalità caratterizzati dal comportamento bizzarro, strano o eccentrico:

  • disturbo paranoide di personalità: chi ne soffre tende a interpretare il comportamento degli altri come malevolo, comportandosi così sempre in modo sospettoso;
  • disturbo schizoide di personalità: chi ne soffre non è interessato al contatto con gli altri, preferendo uno stile di vita riservato e distaccato dagli altri;
  • disturbo schizotipico di personalità: solitamente è presentato da persone eccentriche nel comportamento, che hanno scarso contatto con la realtà e tendono a dare un’assoluta rilevanza e certezza ad alcune intuizioni magiche.

Disturbo schizoide e schizotipico di personalità

I pazienti schizoidi e schizotipici, spesso, sono coloro che vivono ai margini della società e possono essere ridicolizzati come strambi, “toccati” e disadattati, oppure possono essere semplicemente lasciati soli a condurre un’esistenza appartata e riservata (Gabbard 2002). Pur avendo tratti in comune, i due disturbi di personalità hanno peculiarità distinte.

Disturbo schizoide di personalità

Il disturbo schizoide di personalità è caratterizzato da chiusura in sé stessi, senso di lontananza, elusività o freddezza verso gli altri. Il soggetto tende all’isolamento oppure ha relazioni comunicative formali o superficiali, non appare interessato ad un legame profondo con altre persone, evita il coinvolgimento in relazioni intime con altri individui, con l’eccezione eventuale di parenti di primo grado. Il soggetto schizoide, all’esame clinico mostra una tendenza pervasiva a vivere emotivamente in un “mondo proprio” rigidamente separato del mondo esterno delle relazioni sociali, e la sua stessa idea del sé è affetta da incertezze. In alcuni casi manifesta “freddezza” all’esterno con atteggiamenti di rifiuto, disagio, indifferenza o disprezzo (rivolto magari a personalità non affini a sé), o comunque altre modalità di chiusura, elusività, blocco emotivo o distacco. Le situazioni che scatenano la risposta schizoide, cioè la manifestazione dei sintomi, sono in genere quelle di tipo intimo con altre persone, come ad esempio le manifestazioni di affetto o di scontro. La persona schizoide non è in grado di esprimere la sua partecipazione emotiva coerentemente e in un contesto di relazione; in contesti dove è richiesta spontaneità, simpatia o affabilità appare rigida o goffa. Nelle relazioni superficiali e nelle situazioni sociali formali – come quelle lavorative e quelle abituali – il soggetto può apparire normale. Un tratto caratterizzante tipico della personalità schizoide è l’assente o ridotta capacità di provare vero piacere o interesse in una qualsiasi attività (anedonia). Nell’esperienza individuale del paziente schizoide prevale il senso di vuoto o di mancanza di significato, riferito alla sua esistenza esteriore: il soggetto non riesce a trarre piacere dalla realtà esterna, né a percepirsi come pienamente esistente nel mondo. Il soggetto schizoide spesso appare una persona tendenzialmente poco sensibile a manifestazioni di partecipazione emotiva o giudizi di altri – ad esempio incoraggiamenti, elogi o critiche – cioè può apparire una personalità “poco influenzabile”. Anche una scarsa paura in risposta a pericoli fisici, o una sopportazione del dolore più elevata del normale, possono far parte del quadro. Il soggetto introverso/schizoide presenta spesso una immaginazione ricca ed articolata ed un vissuto emozionale intenso, concentrando molte delle sue energie emotive coltivando un mondo interiore “fantastico”. Rievocando ricordi di eventi che riguardano la sua vita emotiva in qualche modo appaga alcuni bisogni senza partecipare attivamente al mondo reale. La risposta schizoide sarebbe cioè un meccanismo difensivo profondo rivolto verso la realtà in quanto tale, inconsciamente percepita come fonte di pericolo o di dolore.

Il paziente schizoide si distingue nettamente dallo schizofrenico per il fatto che il disturbo schizoide non intacca le capacità logico-cognitive: il soggetto è pienamente consapevole della realtà benché non vi partecipi emotivamente. La psicosi, stato mentale la cui persistenza è un sintomo della schizofrenia, nello schizoide è assente, oppure circoscritta a brevi episodi caratterizzati da forte tensione. Si potrà allora parlare di attacchi psicotici – o disturbo schizofreniforme – come reazioni dello schizoide a stress emotivi. Le persone affette da disturbo schizoide hanno una vita sessuale scarsa o assente, oppure percepita come non appagante in senso affettivo: appagandosi di fantasie puramente ideali, gli schizoidi possono anche indefinitamente posporre la sessualità matura. L’individuo schizoide è poco attratto dal costruire relazioni affettive intense, e può mostrare insofferenza verso intimità inter-personale. Può apparire riluttante a parlare degli aspetti intimi del proprio sé o a conoscere quelli del sé di altri individui. Come nel caso della schizofrenia, anche nel disturbo schizoide è spesso difficile convincere l’individuo dell’esistenza del disturbo e della necessità di intervento, in quanto se nello schizofrenico sono intaccati i processi logico matematici, e dunque non è in grado di capire che vi è un problema, nello schizoide invece, pur essendo un soggetto lucido, avendo egli una certa riluttanza all’apertura del suo sé di fronte ad altri, il tentativo di avvicinamento all’argomento può generare una forte chiusura o una reazione anche psicotica. Ciò è aggravato dall’immagine distorta del suo sé che il soggetto può aver costruito negli anni.

La diagnosi può essere posta solo nell’età adulta, poiché l’evoluzione della sintomatologia è compiuta al passaggio dall’adolescenza alla maturità. I caratteri espressi dalla personalità del bambino – come timidezza ed aggressività – perlopiù non sono indicatori attendibili di un futuro sviluppo del disturbo.

Disturbo schizotipico di personalità

I pazienti con disturbo schizotipico di personalità hanno sistemi di credenze individualizzati o non convenzionali, per esempio credono a “poteri” o percezioni o fenomeni soprannaturali. Il pensiero tipico di questi soggetti viene definito “tangenziale”, cioè allusivo e dispersivo. Capita che talvolta sembrino assorti a “rimuginare” su sé stessi. Il soggetto ha un modo di vestirsi e presentarsi peculiare, a volte trasandato, comunque sempre originale, talvolta può parlare da solo a bassa voce in pubblico, ripetendo i propri pensieri, o gesticolare lievemente e senza motivo esterno. I pazienti affetti da questo disturbo hanno un’alta comorbilità con altri disturbi di personalità. Ciò può essere dovuto in parte al fatto che il criterio descritto dal DSM-5 e dai precedenti DSM prevede parametri che sono in comune anche con altri disturbi, creando zone di sovrapposizione. Gli altri disturbi di personalità che condividono in parte, a prima vista, certi tratti con il disturbo schizotipico sono:

  • il disturbo schizoide (anch’esso cluster A), per quanto riguarda la tendenza del soggetto a isolarsi dagli altri e la possibile presenza di anedonia verso molti ambiti, tranne interessi specifici;
  • il disturbo evitante (cluster C) che presenta anch’esso sintomi di ansia e preoccupazioni – di cui il soggetto non ha il controllo – legate alle interazioni con gli altri, da cui il paziente tende a isolarsi;
  • il disturbo borderline di personalità (cluster B), per l’instabile emotività (umore rapidamente fluttuante) e il timore del rifiuto sociale e personale, con possibili sporadici sintomi psicotici come derealizzazione, depersonalizzazione e dissociazione
  • come nel narcisismo (cluster B) di tipo covert, il paziente si sente unico e particolare, non compreso dagli altri
  • le idee fisse, che sono la caratteristica principale del disturbo paranoide di personalità (cluster A): ovviamente non c’è un confine netto e preciso tra idee semplicemente “strane” e idee fisse paranoidi, benché si tratti di due stili diversi e riconoscibili.

La principale somiglianza è coi disturbi schizoidi ed evitante: in tutti e tre è presente la componente di distacco e isolamento, ma mentre lo schizoide non sente il bisogno di interazioni sociali, affettive, sessuali o sentimentali con persone esterne alla sua cerchia ristretta (per cui a volte è confuso con i disturbi dello spettro autistico come la sindrome di Asperger), lo schizotipico e l’evitante le desiderano ma al contempo le temono fortemente, perché si sentono inadeguati (nell’evitante) o perché credono che gli altri provino avversione per la loro “diversità” o sono comunque diffidenti (nello schizotipico). In certi casi lo schizotipico può rassomigliare di più allo schizoide e non sentire il bisogno di relazioni. Questi pazienti sono comunque solitamente inibiti o bloccati nelle relazioni sociali e personali, o le affrontano in maniera atipica (avendo molta difficoltà nelle strategie di coping o adattamento), apparendo quindi strani agli occhi delle persone non famigliari e alimentando quindi un circolo chiuso di diffidenza reciproca.

Lo schizotipico presenta quindi la cosiddetta “ideazione paranoide”, ma senza giungere agli estremi del paranoide vero, e tende ad attribuire più agli altri individui le caratteristiche negative (condizione comunque possibile anche nel disturbo evitante), invece di svalutare sé stesso come l’evitante, e non percepisce spesso la sua inadeguatezza, proiettandola sugli altri (preoccupandosi di possibili danni che essi potrebbero fargli: ad esempio imbrogliarlo, usarlo, diffamarlo, agire “magicamente” contro di lui, contagiarlo con malattie o procurargli problemi legali); nell’evitante e nello schizoide inoltre non sono presenti distorsioni del pensiero ed evidente eccentricità, ma solo isolamento sociale (per paura nel primo, per disinteresse nel secondo). La percezione della realtà del paziente schizotipico non è comunque gravemente alterata come nelle psicosi e nel disturbo delirante, l’esame di realtà non è completamente compromesso e il pensiero, anche se appare divagante o strano nello stile, non è disorganizzato come quello degli schizofrenici. Egli mantiene quindi un certo funzionamento, seppur al limite, come tipico di molti disturbi di personalità. Nonostante la tendenza del soggetto a chiudersi in sé, rimuginando con il pensiero, e ad isolarsi mostrando chiusura e moderata ansietà, le idee fisse hanno come detto una forma più blanda rispetto a quelle paranoidi, essendo meno ostili verso l’esterno, pur potendo diventarlo in condizioni di forte stress.

È stata dimostrata una correlazione familiare e statistica tra disturbo schizotipico e schizofrenia. Una percentuale – intorno al 12% – di questi pazienti schizotipici che hanno anche parenti schizofrenici di grado stretto, sviluppano loro stessi la schizofrenia o il disturbo delirante, ma di solito in una forma meno grave di quella famigliare, e da cui spesso guariscono. Molto frequente è che gli schizotipici o chi ha tratti di personalità schizotipica possa sviluppare il disturbo depressivo, disturbi d’ansia, altri disturbi dell’umore come il disturbo bipolare, disturbo ossessivo-compulsivo con scarso insight (bassa consapevolezza della falsità delle ossessioni e/o scarsa resistenza alle compulsioni) e disturbi correlati (dismorfofobia delirante, ipocondria e paura delirante di germi e contagio), disturbo somatoforme, che si incentrano sulle caratteristiche proprie del disturbo schizotipico (isolamento sociale, credenze bizzarre, idee fisse, ecc.) o derivano da ciò. Spesso, più che lo stile di vita che conducono, è proprio la sofferenza causata da uno di questi disturbi a spingere i pazienti ad entrare in terapia.

Terapia

La terapia per entrambi i disturbi è molto difficile, in quanto chi ne è affetto non ne riconosce la necessità e raramente richiede aiuto (disturbo egosintonico), anzi, spesso questi soggetti vedono i propri comportamenti come positivi e vantaggiosi per condurre una esistenza di loro gradimento.

Terapia psicoterapica

Il trattamento di scelta è rappresentato dalla psicoterapia individuale e, quando necessario, da un supporto farmacologico con antipsicotici per eventuali sintomi produttivi, oppure con farmaci antidepressivi, in presenza di stati depressivi importanti.

Il trattamento tramite psicoterapia cognitivo-comportamentale è rappresentato, in genere, da una psicoterapia individuale a lungo termine che miri a individuare pensieri, emozioni e comportamenti disfunzionali che caratterizzano il soggetto. L’obiettivo finale del trattamento è quello di migliorare la qualità di vita del paziente in accordo con le sue esigenze e tenendo conto delle sue difficoltà e priorità. La terapia avrà come scopi principali l’apprendimento delle abilità sociali di base come: chiedere, comunicare, scusarsi, controllare l’ansia, essere diplomatici, limitare linguaggio e comportamenti bizzarri, adattarsi alla situazione e della capacità di identificare le emozioni, proprie e altrui, di riconoscere i propri sentimenti e verbalizzare il proprio mondo interiore.

La psicoterapia psicodinamica ha come obiettivo quello di sciogliere le relazioni oggettuali interne congelate del paziente, fornendogli una nuova esperienza di relazione attraverso i lfattore terapeutico dell’introiezione di una relazione terapeutica piuttosto che l’interpretazione del conflitto (Gabbard 2002). Epstein (1979) afferma che il terapeuta deve avere una straordinaria pazienza per via della lentezza e laboriosità del processo di interiorizzazione; adottare un atteggiamento permissivo e accettante verso il silenzio, in quanto rappresenta una specifica forma di comunicazione non-verbale che può fornire informazioni essenziali sul paziente; tollerare la delusione che il paziente possa progredire soltanto in aree diverse da quelle della relazione; funzionare da Io-ausiliario, sostenendo il paziente in varie funzioni (esame di realtà, giudizio, differenziazione Sé-oggetto).

Il terapeuta, in ogni caso, dovrà rispettare il bisogno di solitudine del paziente senza spingerlo a socializzare in maniera forzata, senza lasciare che si isoli completamente, accettare le sue stravaganze, se non sono eccessive e mantenere una distanza relazionale adeguata senza ironizzare sulle sue bizzarrie.
Una eventuale psicoterapia dinamica di gruppo potrebbe risultare utile nel tentativo di indirizzare tali pazienti verso una socializzazione; infatti, gli altri pazienti potrebbero funzionare come una famiglia ricostruita, che, se interiorizzata, compenserebbe gli oggetti interni negativi e minacciosi.

Terapia farmacologica

La terapia farmacologica può essere introdotta, come supporto alla psicoterapia, se
il paziente presenta sintomi che interferiscono con il suo funzionamento quotidiano (sociale e/o professionale), oppure in presenza di sintomi che richiedono un inevitabile intervento farmaco-terapeutico come nel caso di presenza di ideazione suicidaria, che però è molto rara nei pazienti con disturbo schizoide di personalità e con il disturbo schizotipico di personalità, essendo entrambi i disturbi egosintonici. I farmaci più spesso usati sono gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). I farmaci antipsicotici sono usati in caso di eventuali sintomi produttivi.

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