Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità: psicoterapia, farmaci

MEDICINA ONLINE MEDICO PAZIENTE CONSULTO DIAGNOSI MEDICO DI BASE FAMIGLIA ANAMNESI OPZIONI TERAPIE STUDIO OSPEDALE AMBULATORIO CONSIGLIO PARERE IDEA RICHIESTA ESAME LABORATORIO ISTOLOGICO TUMORE CANCROI disturbi della personalità un insieme di diversi modelli abituali di esperienza o di comportamento che si discostano notevolmente dal contesto sociale e culturale a cui l’individuo appartiene e sono caratterizzati da persistenti schemi di pensiero, percezione, reazione e da modi di relazionarsi che provocano nel soggetto notevole sofferenza e/o compromettono le sue capacità funzionali. I disturbi di personalità sono un gruppo di dieci disturbi raccolti in tre gruppi (chiamati anche “cluster”) in base ad analogie descrittive. Il disturbo ossessivo-compulsivo è incluso nel gruppo C (cluster C) che racchiude tre disturbi di personalità caratterizzati da una bassa autostima e/o forte ansia e per i qual le persone appaiono spesso ansiose o paurose.

  • disturbo evitante di personalità: chi ne soffre tende a evitare in modo assoluto le situazioni sociali per la paura dei giudizi negativi degli altri, presentando quindi una marcata timidezza;
  • disturbo dipendente di personalità: chi ne soffre presenta un marcato bisogno di essere accudito e seguito da parte degli altri, delegando quindi tutte le proprie decisioni;
  • disturbo ossessivo compulsivo di personalità: chi ne soffre presenta una marcata tendenza al perfezionismo e alla precisione, una forte preoccupazione per l’ordine per il controllo di ciò che accade.

Disturbo disturbo ossessivo-compulsivo di personalità

Il disturbo ossessivo compulsivo di personalità (anche chiamato disturbo anancastico di personalità o disturbo della personalità ossessiva) è caratterizzato da un complesso di risposte rigide della personalità, comportamenti e sentimenti che si manifestano in più ambiti. Il soggetto tende a conformarsi a procedure, abitudini o regole in modo eccessivo e non flessibile, inoltre ha pensieri o comportamenti ripetitivi, questi ultimi votati al costante controllo della situazione e perfezionismo che, qualora non vengano raggiunti e mantenuti, possono trasmettere al paziente una forte sensazione di ansia. L’ansia si manifesta quindi in particolare quando:

  • le procedure abituali e ripetitive del soggetto vengano alterate, ad esempio da una situazione imprevista o da altre persone;
  • gli standard tendenti al perfezionismo non sono soddisfatti, anche se con minima discrepanza tra il traguardo previsto e quello ottenuto.

L’atteggiamento generale del paziente è quello di ferrea inflessibilità di giudizio (talvolta tendente al moralismo), desiderio di ordine e fedeltà alla routine, inquietudine per un mondo circostante che appare spesso disordinato ed incontrollabile. I meccanismi di difesa tipici della personalità ossessiva sono l’annullamento, la rimozione, la formazione reattiva, l’isolamento dall’affetto e l’intellettualizzazione.

Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità deve essere distinto dal disturbo (nevrotico) ossessivo-compulsivo. Il disturbo ossessivo-compulsivo è un disturbo d’ansia dominato da pensieri ricorrenti dal contenuto spiacevole ed è caratterizzato dalla messa in atto di comportamenti rituali che il soggetto è costretto a compiere: queste manifestazioni sintomatiche sono egodistoniche, nel senso che il paziente le riconosce come problematiche e desidera liberarsene, ma non ci riesce. Al contrario, i tratti che costituiscono la peculiarità del disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, prima descritti, sono egosintonici e non causano disagio: il soggetto vede anzi positivamente il proprio disturbo e spesso non sa neanche di averlo, considerando le proprie azioni come tratto positivo della propria personalità e non come malattia. Il disturbo ossessivo-compulsivo e il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità possono comunque convivere nello stesso soggetto. Per approfondire: Disturbo ossessivo-compulsivo: ripetere, ripetere e ripetere ancora all’infinito un gesto. Differenze col disturbo di personalità ossessivo-compulsivo

Terapia psicoterapica

Gli approcci psicodinamici si focalizzano prevalentemente sull’interpretazione di elementi repressi e rimossi, da cui si ritiene derivino i sintomi manifestati dal paziente. Utilizzano la relazione terapeutica come punto di partenza per esplorare le relazioni precedenti che potrebbero aver determinato lo sviluppo dei sintomi. Vengono indagati i traumi precoci. Viene sollecitato nel paziente il riconoscimento degli aspetti che bloccano la sua creatività e che risultano inefficaci nel fronteggiare le situazioni di vita. Quando le paure e i sentimenti di disagio diventano consci, allora possono essere affrontati in maniera produttiva. Il lavoro sui sogni e le libere associazioni viene utilizzato per superare le difese del paziente nei confronti di sentimenti e di paure profondamente radicati.
Nell’ambito della terapia cognitivo-comportamentale del disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, gli obiettivi del trattamento vengono concordati in collaborazione tra paziente e terapeuta; di conseguenza, essi risultano diversi da paziente a paziente. In genere, la terapia si pone l’obiettivo di alleviare il disagio del paziente, raggiungendo quei cambiamenti necessari a consentirgli di vivere una vita più soddisfacente. Nello specifico, i fondamentali obiettivi che ci si prefigge di raggiungere con il paziente sono:

  • favorire la consapevolezza e l’accettazione dei propri stati d’animo e delle proprie emozioni;
  • apprendere strategie efficaci per la gestione delle situazioni problematiche;
  • favorire la flessibilità su questioni di moralità ed etica;
  • abbassare standard di prestazione eccessivamente elevati;
  • aumentare la capacità di rilassarsi in attività di svago;
  • sviluppare l’abilità di instaurare relazioni più rilassate, informali, e intime;
  • abbandonare condotte compiacenti da una parte, dominanti dall’altra.

Il metodo utilizzato per il raggiungimento di tali obiettivi comprende:

  • l’individuazione, la messa in discussione e la successiva modificazione delle convinzioni di base circa se stessi e il mondo;
  • l’identificazione e l’interruzione dei circoli viziosi che si instaurano tra emozioni, pensieri e comportamenti;
  • l’uso della relazione terapeutica come contesto nel quale essere se stessi e sperimentare un’accettazione incondizionata da parte del terapeuta, che incoraggia e favorisce l’accettazione di sé;
  • l’uso di tecniche di rilassamento;
  • la graduale esposizione alle situazioni temute.

Terapia farmacologica

La terapia farmacologica attualmente viene utilizzata come supporto alla psicoterapia, per il trattamento di alcuni sintomi del paziente, se presenti. Depressione ed ansia sono spesso trattati con gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). I farmaci antipsicotici sono usati in caso di eventuali sintomi produttivi. 

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