Meccanismi di difesa in psicologia: rimozione, negazione, proiezione, sostituzione, repressione, distorsione

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Vi è mai successo? Vi succede qualcosa di negativo e ve la dimenticate completamente. Oppure ci appigliamo a qualsiasi scusa per prendercela con mariti, mogli, amici e/o animali domestici. Tutto ciò è spiegabile con i “meccanismi di difesa” della nostra mente. Lo scopo principale dei meccanismi di difesa, inconsci, automatici ed assolutamente normali entro certi limiti, è quello di fornirci una protezione contro situazioni che ci procurano ansia e poiché tutti, talvolta, ci sentiamo ansiosi, tutti utilizziamo alcune forme di difesa nella nostra vita. Così come un fusibile elettrico protegge un circuito dai cortocircuiti elettrici, i meccanismi di difesa proteggono la nostra psiche dai cortocircuiti mentali. Vi faccio un esempio pratico, che servirà per tutto l’articolo: supponiamo che io abbia mandato a una rivista specializzata un articolo che mi è stato rispedito con una lettera di rifiuto e che, per questo, mi senta ansioso, triste, sconfitto. Potrei cercare di affrontare la mia ansia in modo realistico, esaminando con calma il mio articolo per vedere come potrei migliorarlo, facendo un altro studio per verificare le conclusioni a cui ero giunto o qualcosa del genere. Certamente questo sarebbe il metodo migliore per affrontare la situazione, tuttavia è possibile (a volte molto probabile) che io non sia in grado di controllare tutta la mia ansia in questo modo e, quindi, probabilmente potrei far ricorso (inconsciamente) a qualche meccanismo di difesa.

Negazione e distorsione

Tutti meccanismi di difesa, in qualche misura, distorcono lo realtà, ma differiscono per lo quantità di distorsione che vi è implicata. Al limite estremo c’è la negazione, grazie alla quale potrei negare di aver mai proposto l’articolo o che sia mai stato rifiutato: arriverei ad essere davvero convinto di tali cose, pur di non ammettere la sconfitta con me stesso. Oppure potrei usare lo distorsione, cioè “distorcendo” i fatti in modo da risultare comunque “vincitore”, ad esempio potrei convincermi che in realtà il mio articolo sia stato apprezzato, ma che non vi fosse spazio sufficiente sulla rivista o che la redazione non avesse abbastanza soldi per pagarmelo.

Proiezione e rimozione dei sentimenti

Esistono anche meccanismi meno “distorcenti”, ad esempio lo proiezione, con lo quale trasferisco le mie emozioni su qualcun altro: «Le persone che hanno rifiutato il mio articolo sono veramente stupide! Non sanno cosa stanno facendo e capiscono ben poco dell’argomento». In questo modo, attribuisco – o provo ad attribuire – agli altri le qualità che temo siano vere per me: ho paura che sia IO lo stupido e che sia IO a non saper quello che sto facendo e che sono IO a sapere ben poco dell’argomento. In questo modo io risulto “vincente” mentre sono gli altri ad essere “perdenti”. Potrei anche rimuovere i miei sentimenti (rimozione dei sentimenti)  affermando che in realtà non mi importa che il mio articolo sia stato rifiutato, oppure potrei usare la razionalizzazione che mi permetterebbe di considerare, in termini emotivamente molto blandi, tutte le ragioni per cui il mio articolo è stato rifiutato. La razionalizzazione sembra piuttosto logica e aperta, come se non vi fosse implicato alcun tipo di difesa, ma ciò che è stato rimosso è l’emozione.

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Sostituzione

Un altro meccanismo di difesa, pressappoco equivalente alla distorsione, è la sostituzione: se sono turbato per il rifiuto ma non posso dirigere lo mia ansia sull’obiettivo appropriato – ad esempio su l’editore della rivista – potrei spostare la mia emozione su qualcun altro, divenendo eccessivamente critico nei confronti di un amico o inaspettatamente adirato con mia moglie o allontanando dalle mie ginocchia il gatto che cerca attenzione. E’ il tipico caso in cui scarichiamo le nostre frustazioni su persone, animali o cose che hanno la sfortuna di “incontrarci” nel momento più sbagliato.

Repressione e anticipazione

Vi sono meccanismi di difesa meno di storcenti come la repressione, con la quale mi concedo di essere consapevole della mia angoscia, ma per il momento la tengo ancora lontana dicendo, come Rossella O’Hara, «Ci penserò domani». In questo modo allontano lo mia angoscia, ma non così stabilmente nell’inconscio come avviene con lo rimozione: so che l’ansia è ancora lì, ma domani l’affronterò, mentre oggi penserò a cose piacevoli. Oppure avrei potuto prepararmi alla possibilità di un rifiuto con l’anticipazione facendo le prove di come mi sarei sentita o prevedendo in anticipo dove avrei mandato l’articolo se fosse stato rifiutato dalla prima rivista. L’anticipazione è una sorta di meccanismo di difesa ad anteriori.

Rimozione

Non molto tempo fa mi è stato rammentato, in modo molto convincente, quanto possano essere potenti questi processi difensivi. Un giorno, a mezzogiorno, mentre ero in macchina, ricevetti una telefonata da un amico che mi informava della morte di un amico comune – un uomo che mi era molto caro. Al momento dissi tutte le frasi di circostanza poi, finito il mio pranzo, tornai al lavoro dove feci pressione su me stessa per finire in tempo. Quella sera, a cena, avevo lo vaga sensazione di dover dire qualcosa d’importante a mia moglie, ma non riuscivo a ricordare di cosa si trattasse (rimozione). Dopo cena, andai ad una prova del coro ed ero insopportabilmente scontroso e irritabile, ma non riuscivo a capire perché. Quando salii in macchina per andare a casa il ricordo della morte del mio amico tornò improvvisamente e scoppiai a piangere nel parcheggio. Questo è un perfetto esempio di rimozione: non potevo/volevo/riuscivo affrontare la notizia nel momento in cui mi fu data, perciò lo spinsi fuori dalla mia memoria conscia, abbastanza a lungo da riuscire a passare la dura giornata che mi aspettava. Potete ricordare esempi equivalenti nella vostra vita? Quando è stata l’ultima volta che vi è accaduto qualcosa di spiacevole? Come vi siete comportati? Tenete a mente che queste difese sono assolutamente normali (entro certi limiti: oltre potrebbero diventare patologiche).

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