Formazione reattiva, meccanismi di difesa e rimozione in psicologia

MEDICINA ONLINE INTEGRATORE ALIMENTARE MIGLIORE MARCA CONSIGLIATA CIBO CERVELLO MASCHILE FEMMINILE ENCEFALO PSICOLOGIA AMORE PENSIERI OBIETTIVI PROBLEM SOLVING SOLUZIONE ITER MECCANISMI MEMORIA RAGIONAMENTOCon “meccanismo di difesa” in psicologia e psicoanalisi ci si riferisce ad una funzione propria dell’Io attraverso la quale questo si protegge da eccessive richieste libidiche o da esperienze di pulsioni troppo intense che non è in grado di fronteggiare in modo diretto.

In ambito psicologico e psicoanalitico, con l’espressione “formazione reattiva” ci si riferisce ad uno dei principali meccanismi di difesa che il sistema psichico può mettere in atto per proteggere l’Io da stimoli ansiogeni o aspetti psichici conflittuali, i “desideri inaccettabili”, secondo la metapsicologia psicodinamica pulsionalista.

La formazione reattiva è un processo che agisce quando il meccanismo di rimozione è già in atto, rendendo difficile al contenuto psichico il riaffioramento alla coscienza (ovvero, alla consapevolezza dell’Io). Ricordiamo che la “rimozione” è un meccanismo psichico che allontana dalla coscienza desideri, pensieri o residui mnestici considerati inaccettabili e intollerabili dall’Io, e la cui presenza provocherebbe vergogna. Insieme ai concetti di proiezione ( transfert) e inconscio, la rimozione è uno dei cardini del pensiero e della prassi psicoanalitica, basti pensare che l’inconscio, nella psicoanalisi, è in gran parte la conseguenza della rimozione.

Il processo di formazione reattiva si concretizza con la produzione di istanze endopsichiche e la messa in atto di comportamenti che sono totalmente opposti al contenuto psichico che è stato inconsciamente rimosso. Ad esempio, un forte desiderio sessuale inconsciamente represso può trasformarsi nell’assunzione, a livello cosciente, di un atteggiamento di moralismo intransigente. Il meccanismo della formazione reattiva si riscontra in molte sintomatologie nevrotiche (ad esempio, di tipo ossessivo-compulsivo), ma può anche essere cosciente ed intenzionale, caso che Sigmund Freud chiama come “allusione attraverso contrario“.

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